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giovedì 5 settembre 2013

Commenti che scuotono gli animi! Di Riccardo Avenia




Poco tempo fa, è uscito un post scritto da Luigi Fracchia, sul Roero Arneis di Enrico Cauda di Cascina Fornace. Uno scritto che vi consiglio di leggere, commenti inclusi. (Qui).

Tra questi ultimi, mi ha colpito in modo particolare quello dello stesso Cauda. Parole che fanno riflettere, che fanno pensare a quale dovrebbe essere la strada da percorrere nel futuro, che vanno portate all'attenzione di tutti, vignaioli inclusi. Per questo, ho pensato di riproporle. Buona lettura: 

"...l’equazione: siamo nel 2013 abbiamo la tecnologia e la tecnica enologica e dobbiamo farne uso non mi trova completamente d’accordo poiché io penso che, se osserviamo le cose della vita in senso più globale, olistico direbbero alcuni, la tecnologia a volte risolve un problema e ne apre innumerevoli altri, oppure risolve un problema a me creandone uno a te, la tecnologia risolve un problema a te che sei un vignaiolo e puoi contarci per mettere fuori combattimento gli scaphoidei abitanti del tuo vigneto con un insetticida neonicotinoide, ma la stessa tecnologia può danneggiare me che sono un’apicoltore uccidendo le api ignare che si sono posate sui tarassaci fioriti che tu avevi in vigna.. Se tu fai uso di un prodotto chimico tecnologico della ...santo finanzi con tuoi soldi una multinazionale della chimica che è la stessa che produceva l'agente arancio per deforestare il Vietnam e che ancora oggi crea gravissimi problemi di salute alle popolazioni che vivono in quei luoghi... e si potrebbe continuare all’infinito… 
Ancora una cosa vorrei pregarti di ascoltare caro anonimo… (si rivolge ad un commentatore anonimo, il quale aveva usato persino parole forse troppo rudi NDR). non credi che se molti assaggiatori trovano i vini sempre più omologati e impersonali anche se tecnicamente perfetti, sia anche dovuto al fatto che si utilizzano tecniche agricole omologate e troppo inquinanti e invasive??Non credi che sia ora che gli agricoltori (Dico agricoltori e non vignaioli perché il fatto che non ci sia quasi più biodiversità e varietà di colture è un sintomo grave che rivela l’industrializzazione dell’ agricoltura) debbano capire, formarsi e vedere e crescere e smettere di vomitare tonnellate di diserbanti e fungicidi e insetticidi e concimi chimici sulle loro terre, che non ne possono più,che hanno una vitalità microbiologica da suolo lunare, che sono troppo calpestate e lavorate e spogliate,nude sotto il sole a 35 gradi del 26 luglio e nude sotto la pioggia che erode impietosamente i versanti che non hanno più erba e humus per trattenere l’acqua??Ricostituiamo i suoli e la loro vitalità e quindi la biodiversità e quindi questo fantomatico "terroir". Troviamo il modo di non far vivere le piante sotto un’assistenza medica continua e avremo nel Roero migliaia di Cru inimitabili e nessuno potrà più scrivere che i vini sono tutti uguali…scommetti?"
Enrico.

27 commenti:

  1. Giù il cappello e APPLAUSI...!

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  2. Parole assai condivisibili, ma non sarebbe nemmeno giusto demonizzare del tutto la tecnica. D'accordo per un'agricoltura pulita, ma dai produttori che dichiarano di non usare assolutamente nessun tipo di chimica mi piacerebbe sapere come se la sono cavata quest'anno, con gli attacchi di peronospora e oidio, dovuti a una primavera con più di qualche problema climatico. Certamente occorre tendere ad usarne sempre meno. Sul fatto che si possa del tutto farne a meno ho qualche dubbio.
    A meno che in certe annate chi lo dichiara sia pronto anche a produrre meno o non produrre del tutto. E lo dichiari.

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    1. Condivido con te in pieno, ma purtroppo molte volte è facile parlare e non rendersi conto della realtà che si ha soprattutto nel vigneto (per esempio in annate come queste)e che ti portano a fare determinate scelte.
      Condivido pienamente con te sempre il minor uso di fitofarmici e/o di additivi e/o coadiuvanti (basta avere un pochino di buonsenso), ma è anche vero che molti vivono con il prodotto dei loro vigneti e anche io vorrei che sentire qualcuno che dichiari di essere disposto a produrre meno o non produrre proprio per evitare un minimo aiuto tecnico.
      Davide

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    2. Davide,
      forse non ci siamo spiegati bene, il testo da cui tu dissenti non è opera di noi scribacchini ma di Enrico Cauda che in vigneto ci va tutti i giorni e quindi, forse, ha più credibilità di noi vignaioli di carta e bits (te compreso).
      Sulla questione oidio e peronospora ci sarebbe da parlare molto sia sull'eccesso dei trattamenti preventivi, sia sulle sostanze. Siete sicuri che un sistemico sia più efficace di rame e zolfo?

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    3. Scusate ma aggiungo questo, bisognerebbe ascoltare di più gente come Lorenzo Corino, Enrico Cauda, Giovanna Morganti, Stefano Amerighi, Giovanni Hausmann, Carlo Noro, Giusto Giovannetti, il contadino "x" di 80 e più anni etc etc e un po' meno i consulenti delle industrie chimiche.

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    4. Quello è un mio pensiero personale e non punto il dito contro nessuno. Non mi reputo nè un vignaiolo, nè un vignaiolo di carta e bits,ma ho deciso di dedicare molto tempo in vigna e cantina per fare esperienza e mi convinco sempre più delle mie idee.
      Credo che anche il rame se usato in modo non coerente è inquinante poichè se non dico fesserie è un metallo pesante, quindi a mio parere resta il fatto di avere solo un po' di buon senso in tutte le pratiche viticole ed enologiche.
      Davide

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    5. Quello che volevo dire è che a fronte di un tuo "pensiero" (quindi una entità immateriale, culturale) Enrico Cauda può opporre anni di esperienza in campo, quindi penso che ciò che ha scritto sia da prendere con estrema serietà, le persone che ho citato sono esempi di altri agronomi, microbiologi, agricoltori che da sempre hanno unito ricerca sul campo, produzione e alcuni anche elaborazioni scientifiche-teoriche.

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    6. Maria Grazia, Davide, Luigi, di vignaioli che rinunciano a parte del raccolto, che non intervengono, ce ne sono. Solitamente non hanno nemmeno molti ettari. Alcune pratiche, sono possibili solo in limitati ettari di vigneto da gestire. Almeno che il produttore in questione non abbia altre entrate, da poter poi investire per l'azienda agricola.
      È chiaro: non dappertutto è possibile NON intervenire con i sistemici. Basta ad esempio scendere lungo l'autostrada dall'Alto Adige passando per Verona, Modena, Bologna, scendere tutta la Romagna e proseguire fino in meridione, per vedere ettari ed ettari di vigneto. In quel caso non intervenire è impossibile.
      C'è un produttore che ogni tanto passa da queste parti (il bar) che dice che non tutta Italia è vocata per la coltivazione della vigna. A mio parere non ha tutti i torti. Non ci saranno troppe vigne? Va venduto tutto questo vino? Mah.
      Vero, il rame non è poi così innocuo per l'ambiente, ma la ricerca continua.
      I furbetti esisteranno sempre, in ogni categoria. Per quello che mi riguarda, accorgendomene, con me ed i miei soldi, avrebbero chiuso. Ad oggi, l'unica certezza, in questo senso, la da Vinnatur con le analisi.
      Grazie per essere intervenuti.

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    7. D'accordo con te Riccardo Vinnatur ha il merito di aver posto uno spartiacque non ideologico bensì scientifico e in Italia patria del compromesso è meritevole. Molto. Detto ciò confesso il mio debole per agricoltori e vignaioli più anarchici che rispettando e amando la loro terra, la loro vigna ci raccontano anche una storia, un percorso non sempre lineare ma spesso ricco di prove, fallimenti e vittorie, insomma di ricerca vera e propria. Personalmente in questi casi cedo volentieri all'idea, forse romantica (non è ancora un reato, vero ? ) che non solo di disciplinari e non solo di vino stiamo parlando.

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    8. Troppe vigne, è vero. Ormai si cerca di impiantare ovunque pur di far massa per seguire il mercato. Quando un prodotto "tira" si cerca ogni spazio libero per mettere giù nuove vigne e aumentare la produzione. Che poi questo spazio sia su i monti o valle poco importa, l'importante è far quantità. E in zone non adatte è impossibile (ovviamente) che l'uva riesca a crescere e maturare in "autonomia".

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    9. Mauro, anche io sono molto più legato a questo tipo di vignaiolo. L'importante è l'onestà e la sincerità.
      Se togliamo anche il romanticismo al vino, allora è finita.
      Grazie per il commento.

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    10. Le affermazioni di Enrico, costituiscono un vero e proprio Manifesto. Circa le analisi di Vinnatur, qualcuno mesi fa, su un blog, aveva avanzato una serie di riserve sul metodo. Non entro nel merito se a torto o a ragione.
      Mario

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    11. Ora non ricordo dove, ma avevo letto qualcosa in merito. Per lo meno, una sorta di controllo c'è. Sempre meglio di niente.
      Non che io beva solo vini di questo genere. Tutto questo discorso deriva dai commenti.

      Grazie per il contributo Mario.

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    12. @Il Duca : ti riferisci evidentemente a questo

      http://gustodivino.it/home-gusto-vino/le-analisi-di-vinnatur-pesticidi-trovati-in-12-campioni-su-140/massimiliano-montes/3899/

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  3. Molto potrebbe fare la prevenzione, un humus brulicante di microflora e fauna che nei vigneti arati è inesistente. Forse se si organizzassero "CoccinellaParty" in vigna le problematiche sarebbero minori...

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    1. Pensa che mi raccontava un produttore, che stanno notando che le piante che vengono bombardate di fitofarmaci, nel lungo periodo risultano indebolite.
      Raccontava che in una zona particolarmente colpita dal mal dell'esca, nei vigneti "abbandonati", quindi non trattati da anni, questo problema non si manifestava. Stanno studiando e, sembra che questa malattia possa derivare appunto da questo indebolimento.
      "CoccinellaParty" LOL!

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    2. un essere umano, (ma anche una pianta), abituato in un ambiente ""isolato"" e a temperatura costante difficilmente si ammalerà, ma è facile immaginare cosa possa succedergli qualora decidesse di uscire fuori in una sera d'inverno o sotto il sole d'agosto!

      Palestra x le difese immunitarie + "CoccinellaParty" e via andare ;)

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    3. Non sono poi d'accordo. O forse ho interpretato male il commento. In ogni modo, penso che se il tuo sistema immunitario si sia sempre autodifeso, allora in qualche modo vai avanti. Se al primo malessere ti riempi di medicine, con il tempo non ne potrai più fare a meno. Poi certo, se si vuole sopravvivere ad alcune tra le più terribili malattie, intervenire è quasi un obbligo e non è detto che funzioni.
      Grazie per essere venuto a trovarci!

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    4. forse si, mi sono espresso male, intendevo dire che si ""Se al primo malessere ti riempi di medicine, con il tempo non ne potrai più fare a meno"" ma anche che le difese immunitarie vanno stimolate! :)

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  4. Dato che siamo in tema, lo dichiaro qui: siccome piove da una settimana, le uve di Catarratto non riusciranno ad avere una maturazione adeguata e rischiano di ammuffire. La soluzione chimica ci sarebbe, naturalmente; dopo il trattamento e un paio di settimane potremmo raccogliere ed appassire in fruttaio.
    Beh, non lo faremo, quindi Albamarina 2013 non verrà prodotto. Doloroso, ma semplice.

    [PS: fate scorta di 2012 finché siete in tempo].

    Baci,
    M.

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    1. Complimenti per la scelta, ci vuole davvero coraggio. Tutto questo ti fa assai onore. Vedrai che in un modo o nell'altro, tutto questo verrà a tuo vantaggio.
      Un contributo esemplare, davvero prezioso Marilena: grazie.

      Sei davvero agli sgoccioli con il 2012? No eh! :-)

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    2. Non credo sia un problema di coraggio, ma di approccio: vuoi tutto e subito o preferisci consolidare la tua esperienza ed essere riconoscibile e coerente nel tempo? Ognuno poi spesso risponde come può, non sempre come vorrebbe...
      Di 2012 ce n'è ancora un pochino, poi aspetteremo l'annata che sarà possibile vinificare :)

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    3. Ma è proprio tutta da buttare l'uva? Non si riesce a togliere le parti ammalorate e magari tentare un vino di polso e manico è più che di buoni parametri? Magari si scopre una nuova declinazione del Catarratto!
      Il sognatore.

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    4. Concordo con Niccolò per la sperimentazione. Se non sono troppo elevate le spese: perché non provare.

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  5. Per me e' tutta una questione di qualita' di ebrezza
    e l'ebrezza piu pura viene dalla natura

    Gli ecosistemi
    la biodiversita'
    armonia
    il mistero

    Caro Riccardo
    se passi qui nel Bojo
    non esitare ad autoinvitarti

    mi casa tu casa

    buona ebrezza a tutti
    Denny Baldin

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    1. Mi piace molto questa cosa dell'ebrezza. Sembra andare a braccetto con l'adrenalina.
      Grazie per l'invito Denny, vengo molto volentieri a conoscerti... Ed a bere qualcosa assieme.

      È un piacere averti qui al "bar". Passa più spesso!

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