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mercoledì 20 febbraio 2013

Kriek, Lambic bio di Cantillon


Spuma compatta e rosata.
Naso freschissimo e pungente.
Quasi citrino.
Elegante e nitido, sharp direbbero gli anglofoni.
Amarene altro che ciliegie.
Se avete assaggiato altre Kriek dimenticatele.
Questa è la regina.
Anche se mi chiedo se sia normale la quasi totale assenza olfattiva di profumi di ciliegia.
Comunque sia è la perfezione della materia tenuta su con il giusto dosaggio delle tensioni acido-amare-sapide che stupisce.
Ed io sono stupito.
Kampai

Luigi

lunedì 18 febbraio 2013

alexandre bain pouilly fumè pierre précieuse 2011 spring 2011



Ieri sera ho ordinato per innaffiare una ottima cena al Kitchen (dove per altro si mangia un gran bene ma si beve così così), un Sauvignon (io quando ordino un sauvignon lo so già in largo anticipo che è un gesto autolesionistico, si vede che devo punirmi semi inconsciamente di qualche mio eccesso).
Nello specifico, questo povero vino l’ho bevuto dopo aver assaggiato i due Pouilly-Fumè di Alexandre Baine.
Solo perché ero in centro alla stanza non ho rovesciato nei vasi il contenuto della bottiglia (e non c’erano neanche dei plumbachi nelle vicinanze).
Dunque parliamo di Baine e del suo splendido vino e dimentichiamo la brutta esperienza.
Freschezza in grande materia e pietrosità salina con lievi affumicature citrine, da berne secchi.
Chiunque abbia intenzione di fare o bere un sauvignon è bene che prima assaggi questi.

Ho incrociato Alexandre Bain a Les Affranchis un off salone a Montpellier, era al fianco di Saumon e vi assicuro che la batteria completa di vini da Bain a Saumon mi ha steso e ha innescato una sindrome neuronale, dopo mi aggiravo semincosciente per le sale sussurrando “Loire mon amour”.
Kampai

Luigi

Poscritto
Se andate a Montpellier è bene andare a Les Affranchis, piccola fiera satellite molto friendly, piena di belle ragazze (e ragazzi).

domenica 17 febbraio 2013

Questo noi sappiamo


Questo noi sappiamo:
la terra non appartiene all’uomo,
è l’uomo che appartiene alla terra.
Questo noi sappiamo.
Tutte le cose sono collegate,
come il sangue che unisce una famiglia.
Qualunque cosa capita alla terra,
capita anche ai figli della terra.
Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita,
egli ne è soltanto un filo.
Qualunque cosa egli faccia alla tela,
lo fa a se stesso.

1854 Capriolo Zoppo in una lettera al Presidente degli Stati Uniti

sabato 16 febbraio 2013

La Barbera ovvero dei territori del cuore




La barbera, sia il semplice suono della parola sia la sua fisicità bluastra e dolce di grappolo è, per me, come la madeleine proustiana.
Ricordo esperienze così radicate che fatico a non commuovermi.
La vedevo in agosto maturare nel vigneto dietro casa, gonfiare, scurire, sempre più blu,  sempre più lucida, serica, pesante ma tornavo a Torino senza mangiarla, troppo aspra.

Poi ricominciava la scuola e, lontano, dimenticavo lo sforzo della natura per compiere il suo ciclo vitale.
Poi dopo lunghe telefonate di mio padre con il fattore, con gli amici vignaioli, si decideva il giorno e si partiva per la vendemmia, una truppa di ventura mal assortita e riottosa si tuffava scomposta tra i filari disperdendo energie.
Mio padre o il fattore ci radunavano come i cani con le pecore, ci spiegavano brevemente come fare.
E poi era fatica, fango che toglieva le scarpe e bloccava le gambe, sciroppo colloso blu sulle mani gonfie e tagliuzzate (non erano ancora tempi di guanti in lattice e il colore sarebbe andato via almeno una settimana dopo), risate, caldo, profumi di mosto, erba e terra.

Poi si mangiava in vigna, sotto un portico, e il pane, rigorosamente di pasta dura (non so chi andasse a comprarlo ma compariva sempre tiepido sul tavolo) e il salame crudo della “Sandrina” e quello cotto e l’antipasto piemontese e i formaggi avevano sapori che oggi stento a ritrovare o che ormai ho perso.
Vendemmiando mangiavo quei chicchi, piccoli dolcissimi, coloratissimi  per ingordigia e per quella compulsione che prende noi di città di fronte allo spettacolo del cibo che è lì in natura a darsi, abbondante, vivo, gratuito, integro e non smembrato e mummificato sui tavoli di dissezione dei supermercati.

Queste operazioni duravano un paio di giorni al massimo (già così facevamo tanto di quel vino che sarebbe bastato per tre quattro anni di consumi domestici e regalie varie).
Spesso il marito della “Sandrina” traghettava le uve in cantina con il cavallo ed era una ulteriore esperienza per me.
I cavalli che ha avuto nel tempo erano enormi, bellissimi, gonfiavano muscoli possenti e trascinavano il carro bigoncia in legno azzurro su e giù per le strade di servizio ai vigneti senza sforzo apparente (esperienza preindustriale che già allora era demodè e una certa soddisfazione ci coglieva quando attraversavamo tronfi il paese).

Poi il profumo dei legni umidi e della cantina. Ricordo vagamente la pigiatura a piedi perché con l’assottigliarsi dei volontari è stata introdotta la pigiatrice meccanica che spruzzava mosto a metri di distanza e il pavimento diventava un patinoire, glassato e profumatissimo.
I cani fuori abbaiavano senza sosta ai trattori che facevano la spola ai vigneti.

Tutte le persone e tutti i vigneti in cui abbiamo vendemmiato non ci sono più e rimane di quelle esperienze, di quelle voci, labile traccia come bava di lumaca nella mia farraginosa memoria.

Loro, allora.


Stefano Bellotti, Gianluigi Bera, Nicoletta Bocca, Francesco Brezza, Giuseppe Ratti, Enrico Togni, Ezio Trinchero, oggi, sono eroi involontari di un vitigno che è un territorio del cuore.

Per questo io amo la Barbera.
Perchè la Barbera è dolce come i ricordi, acida come i rimpianti e le perdite, scura come l’oblio.

Luigi 



In degustazione domani ci saranno:



Barbera d’Asti Superiore Doc Vigna del Noce 2006, Azienda agricola Ezio Trinchero, Agliano (AT)

Langhe Barbera Austri Doc 2006, Azienda agricola San Fereolo, Dogliani (CN)

Etoile du Raisin, Vino Rosso (2007), Cascina degli Ulivi, Novi Ligure (AL)

Barbera d’Asti Vino Rosso, Ronco Malo 2010, cuvèe senza solfiti, Az.Agr. Bera Vittorio e Figli, Canelli (AT), loc Serramasio

“vino rosso” per autoconsumo 2010, Giuseppe Ratti, Variglie (AT)

Barbera del Monferrato Casalese Doc 2011, Tenuta Migliavacca, San Giorgio Monferrato (AL)

Barbera Vidur (2011), campione da botte Azienda  agricola Togni Rebaioli, Darfo Boario (BS)

Respiro di Vigna (2006/2007),campione da botte, Azienda agricola Carussin, San Marzano Oliveto (AT)