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martedì 25 novembre 2014

Bruno Duchene e La Luna

di Vittorio Rusinà


"Sono arrivati i vini di Bruno Duchene!" così gli amici di Banco scrivevano qualche giorno fa su Facebook, butto un'occhiata, ah che belle etichette, sono incuriosito. Prima di me si butta sulla preda Luigi, non lo sa ancora ma Bruno ha vigne su terreni di scisti (che sono la passione segreta del capo del Bar), e mi manda un feedback positivo. Ok vado anch'io.
Anche Simona di Banco mentre scelgo di bere La Luna 2013 (90% grenache e 10% carignan) mi sussurra "è buonissimo", ci siamo dunque.
Sul tavolo nei piatti di latta bianca: insalata capricciosa, uovo rotto con peperoni, acciughe, capperi&co, tagliolini con burro e nocciole, zabaione con salame di cioccolato, meringa con pere al forno e nocciole caramellate al masala (una droga per me).
Seguono le note di due ore di degustazione di uno dei più buoni vini rossi che abbia assaggiato quest'anno.


 

Pungente al naso, caldo, pepe, melograno, rosmarino, alloro, carne, sangue, erbaceo, lavanda, resina.
Lavanda sì lavanda, foglie di menta, di eucalipto, costante la resina.
Fin da subito grande beva, dopo un'ora raggiunge la perfezione.
Asprezze marine, acqua di mare sugli scogli, iodio (le vigne sono su terre di scisti vicino al mare).
Poi campoi di fiori, resine di conifere, fieno, erbe, amarene, griotte
Alla fine splendido equilibrio fra alcool e corpo materico, incredibile la leggerezza, la sottigliezza. Un vino vivo, un vino col KI, un vino mai uguael a se stesso, un vino che ti porta a danzare nel bicchiere e nella vita che ti circonda.

I vini di Bruno Duchene non sono distribuiti in Italia, si trovano da Banco a Torino (Andrea e Pietro, i proprietari, sono amici di Bruno)
Le vigne di Bruno Duchene si trovano a Banyuls in Francia al confine con la Spagna, in quella terra che è chiamata Catalunya da una parte e dall'altra.

venerdì 21 novembre 2014

Alla Società di Canischio con I Vignaioli Valperghesi

di Vittorio Rusinà

Questa è una storia di miracoli, miracoli semplici, di campagna, fatti dagli uomini con l'aiuto degli dei.


C'era una volta e c'è ancora Enofaber, il mio amico Fabrizio, uno che ama il vino come pochi, insomma un giorno mi invita a una degustazione con i Vignaioli Valperghesi, è di sabato pomeriggio, sono quasi tutti garagisti, la si fa alla Società di Canischio, sopra Cuorgnè, poi si cena tutti insieme.


La Società di Canischio, tutta rinnovata, è il progetto di Paola Moiso, nella foto qui sopra dietro al bancone, creato per aiutare sua figlia Arianna, diversamente abile, a inserirsi in un contesto lavorativo e sociale. E' un posto in cui si sta bene, in cui il tempo passa ancora lento, come una volta quando qui c'erano solo vigne, orti e meli.


Io non so dove Fabrizio, nella foto mentre versa il Lambrusco canavesano dei Feroci (rarità), ha scovato i Vignaioli Valperghesi, credo ad una passeggiata gastronomica, ma insomma li ha scovati, e li ha radunati a condividere i loro vini, ah che forza della natura Faber, è uno che ama la terra in cui vive e poi ha il terzo occhio.





Una ventina di bottiglie coperte, diverse con tappo a corona, da uve erbaluce, barbera, chatus, neretto, freisa, nebbiolo, bonarda.



Subito un colpo al cuore, l'Erbaluce 2013 di Michele Autretto, 300 bottiglie già esaurite, lieviti indigeni, torbido come piace a me, naso complesso, minerale, sapido, gran beva, distante dagli Erbaluce "pacciocati" che conosco. Io penso che l'Erbaluce deve ancora trovare una sua vera espressione, una sua espressione naturale senza tutti quegli interventismi che sono tipici della zona di produzione da cui proviene. 



Altro colpo al cuore il Rosso San Martino (3 euro, avete letto bene!) il Rosso Comunitario prodotto con le uve del territorio conferite da tutti i Vignaioli Valperghesi, grande beva, freschezza, vino da cibo. Bello questo vino condiviso, un rosso da tavola prodotto con più tipologie di uve, come si faceva un tempo in campagna.
Altri vini che mi piace segnalare: i Lambruschi e la Freisa dei Feroci (si chiamano così dal nome del trattore che usano nei campi), Il Rosso Canavese di Coggiola da seguire.
Una degustazione che mi ha sorpreso, un gruppo di vignaioli che cerca di difendere e valorizzare le ultime vigne della zona, un tempo vocata all'agricoltura poi abbandonata per le industrie della zona che però ora sono in crisi, in crisi profonda.
Consigli: avvicinarsi alla viticoltura bio, inesistente in zona purtroppo, fermentazioni spontanee, no a chiarifiche e filtrazioni invasive, meno barrique, puntare anche a etichette che richiamino singole vigne e territori (Rosso Canavese non è poi così attraente), continuare a confrontarsi con valide realtà esterne.
Un gruppo di vignaioli che va sostenuto, andiamo a trovarli, andiamo a bere i loro vini nelle loro piccole cantine.



http://www.vignaiolivalperghesi.it