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martedì 10 marzo 2015

Metti una sera per caso al Tabarro....

di Cristian Quarantelli

Ieri sera per caso al Tabarro ho scoperto tre vini fantastici grazie ai consigli dell'oste, persona squisita ma di cui ora mi sfugge il nome e per questo chiedo scusa, sempre gentile e disponibile pronto a farti assaggiare qualsiasi vino prima di farti scegliere il preferito. Il grande Diego ieri sera non era presente.

Il primo vino, un Syrah di Aldo Viola, di Alcamo... il vino che non ti aspetti... boom... la freschezza e l'eleganza del rodano e i profumi della macchia... il tutto fa da sfondo a una beva incredibile. Bellissima scoperta.


Il secondo vino un Corbières bianco a base grenache gris principalmente e un pò di grenache blanc di Maxime Magnon, un piccolo produttore della Languedoc. Questo 2013 è un vino da dimenticarsi in cantina, grandissima acidita, sorso pieno ma dritto come una lama.. i dodici mesi nel legno si sentono e si devono amalgare ma gia ora è un bicchiere di grande soddisfazione. La cosa che mi ha colpito particolarmente è il colore verde e limpidissimo del vino.



Infine l'ultimo vino, il più estremo, un vino che definirei "La Bella e la Bestia"... Il Roc di Domaine Vinci, dall'estremo sud della Francia a due passi dai Pirenei. Grenache e Carignan senza solfiti aggiunti... al naso ruggisce in bocca accarezza. Un vino sul filo del rasoio tra la bestialità dei profumi e l'eleganza e la ricchezza della bocca.
Assolutamente da vedere le foto sul loro sito http://www.domainevinci.com/




Insomma tre vini vivi, tre belle scoperte da approfondire.
A presto!
Cristian

TABARRO 
Mescita e dispensa - Posto di ristoro
Strada Farini 5/b - 43100 Parma
 




lunedì 15 dicembre 2014

Les Armieres 2011 - Domaine de la Garance

di Andrea Della Casa


[fonte: reseaumonsieurvin.blogspot.com]
Ex terza linea di rugby, Pierre Quinonero nel 1994 ha vinificato le sua prima vendemmia.
Nella regione della Languedoc-Roussillon, in quel di Caux (la cui etimologia riporta inequivocabilmente alla presenza di suolo calcareo), conduce 6,5 ha di vigne da selezione massale certificate bio-ecocert.
Situato proprio all’estremità della catena vulcanica del Massiccio Centrale dove le sue piante trovano un’ideale esposizione ai raggi solari, Pierre lavora i suoi filari di oltre mezzo secolo grazie all’aiuto di cavalli e cerca di combattere in modo preventivo infide avversità come l’oidio attraverso l’utilizzo di miscela di latte in polvere. In cantina i lieviti indigeni sono i soli fermentatori delle uve la cui vinificazione prevede anche la presenza dei raspi, e l’aggiunta di solforosa avviene unicamente attraverso "méchage".



Les Armieres nasce da uve carignan (90%) e syrah radicate su suolo basaltico e marne calcaree, il mosto per l’80% viene elevato in cemento e per il restante venti in barrique, per 27 mesi.
Dopo un inizio timido in cui pare un po’ introverso, libera dal calice profumi vinosi di cantina combinati a spezie pungenti ed esaltazione di piccoli frutti rossi.
Elegante, con un acidità salina quasi salmastra, ma al tempo stessa si distingue per la sua decisa succosità fruttosa. Un tannino di lieve astringenza lascia una fioca traccia amarognola finale che non preclude una beva sorprendente. 
Vino che dopo il primo assaggio scatena salivazione pavloviana ad ogni successiva mescita.

martedì 25 novembre 2014

Bruno Duchene e La Luna

di Vittorio Rusinà


"Sono arrivati i vini di Bruno Duchene!" così gli amici di Banco scrivevano qualche giorno fa su Facebook, butto un'occhiata, ah che belle etichette, sono incuriosito. Prima di me si butta sulla preda Luigi, non lo sa ancora ma Bruno ha vigne su terreni di scisti (che sono la passione segreta del capo del Bar), e mi manda un feedback positivo. Ok vado anch'io.
Anche Simona di Banco mentre scelgo di bere La Luna 2013 (90% grenache e 10% carignan) mi sussurra "è buonissimo", ci siamo dunque.
Sul tavolo nei piatti di latta bianca: insalata capricciosa, uovo rotto con peperoni, acciughe, capperi&co, tagliolini con burro e nocciole, zabaione con salame di cioccolato, meringa con pere al forno e nocciole caramellate al masala (una droga per me).
Seguono le note di due ore di degustazione di uno dei più buoni vini rossi che abbia assaggiato quest'anno.


 

Pungente al naso, caldo, pepe, melograno, rosmarino, alloro, carne, sangue, erbaceo, lavanda, resina.
Lavanda sì lavanda, foglie di menta, di eucalipto, costante la resina.
Fin da subito grande beva, dopo un'ora raggiunge la perfezione.
Asprezze marine, acqua di mare sugli scogli, iodio (le vigne sono su terre di scisti vicino al mare).
Poi campoi di fiori, resine di conifere, fieno, erbe, amarene, griotte
Alla fine splendido equilibrio fra alcool e corpo materico, incredibile la leggerezza, la sottigliezza. Un vino vivo, un vino col KI, un vino mai uguael a se stesso, un vino che ti porta a danzare nel bicchiere e nella vita che ti circonda.

I vini di Bruno Duchene non sono distribuiti in Italia, si trovano da Banco a Torino (Andrea e Pietro, i proprietari, sono amici di Bruno)
Le vigne di Bruno Duchene si trovano a Banyuls in Francia al confine con la Spagna, in quella terra che è chiamata Catalunya da una parte e dall'altra.

martedì 4 marzo 2014

Faugères AOC, Clos Fantine 2001, Carole-Corine-Olivier Andrieu

di Daniele Tincati


Solitamente non scrivo di vini bevuti al ristorante o assaggiati al volo nelle fiere se non in modo marginale.
Un post dedicato, intendo.
Ma qui è diverso, perché diverso è stato il vino.
Questa bottiglia ha lasciato il segno.
Purtroppo non esco spesso a mangiare per cui, quelle poche volte, cerco di selezionare con cura il posto.
Nella mia ultima uscita al ristorante mi sono imbattuto in questo esemplare.
In una carta dei vini fornitissima, ma economicamente inarrivabile e che sta virando su scelte commerciali, sono riuscito a scovare questo "rimasuglio" dei tempi passati.
Tempi in cui i proprietari compravano a cuor più leggero di ora.
Il Clos Fantine 2001 mi ha aperto il cuore.
Non ho mai compreso e gradito troppo in passato i vini del sud della Francia, ma alcune ultime scoperte mi stanno facendo cambiare idea.
Colore granato scuro, con qualche lampo rubino.
Parecchia sospensione, del resto l'avevano appena prelevato dalla cantina.
Spesso chi serve il vino non ha la sufficiente preparazione per farlo.
Bastava un po' più di accortezza evitando di scuoterlo troppo.
Poi non mi hanno lasciato il tappo in tavola, ed è gravissimo.
Comunque la sospensione non mi da fastidio più di tanto.
Naso intenso, dove spicca immediatamente una liquerizia dolce.
I profumi varieranno molto durante il pranzo, calcolando che la bottiglia è stata aperta e non decantata.
Mora di gelso e ciliegia sotto spirito si alternano a note balsamiche, alla resina di pino e alla garrigue, arrivando alla pasta di olive.
Vado un po' a memoria, non avendo preso appunti, ma c'era tanto altro, nel mezzo.
Assaggio della medesima intensità, con acidità vivissima e sapidità intensa, da grande vino del sud.
Bocca calda, ma la beva è fluida, l'alcool, sebbene presente in discreta quantità, non disturba il sorso.
Il tannino è ancora ben presente e nervoso, manco fosse un vino di 12 anni.
la chiusura è lunghissima, in perfetta corrispondenza con i profumi.
Bevuta di un'armonia memorabile, come non ricordavo da tempo.
Come sempre in questi casi, la bottiglia arriva a finire, anche in due.




venerdì 28 giugno 2013

bisogna sempre trovarsi nel posto sbagliato al momento giusto



Non ero uso recensire più vini nello stesso post, poi leggendo “neuroni sparsi” di Niccolò ho deciso che potrebbe essere una via per comunicare il mio errare (anche nel senso di sbagliare) fra vini e vitigni e luoghi e vigneron, con semplicità senza ricercare a tutti costi sensi che non siano i miei “sensi” e il mio umore.
Oggi vi parlo di tre vini degustati e bevuti con Gil Grigliatti, Vittorio Rusinà e altri commensali di grande sapienza , gentilmente offerti da Matteo Beraudo patron di  Casa Slurp.
Tre pezzi da novanta per i quali mi chiedo se sono stato degustatore all’altezza dell’opera!
Direi di no.
Ma tant’è che ero li e ho sbevazzato!
Come diceva Andy Warhol: “bisogna sempre trovarsi nel posto sbagliato al momento giusto o nel posto giusto al momento sbagliato”.
Infatti Vittorio ed io non eravamo stati invitati a questo lauto convitto ma capitando di lì al “momento sbagliato” siamo stati invitati a cotanto desco.

Binner 2007, cuvèe Beatrice.
Mai provato prima ma si sente il pinot d’Alsazia venire fuori chiaro e godibile, meno complesso, forse della Borgogna ma incredibilmente speziato e fresco quasi graffiante di una ammirabile dissetanza (cit).
Memo:
comprare un po’ di pinot noir alsaziano da tenere in cantina.
Vinificazione sui raspi.


Pacalet 2008, Aoc Gevrey Chambertin controlèe.
Decisamente un fuori classe di intensità e materia e profumi, un vino cangiante, instancabili le mutazioni nel bicchiere, decisamente più materico del Binner, fruttoso con balsamicità dispettose a fare capolino da lunghezze olfattive e di gusto siderali.
Vinificazione sui raspi.


Chateau Musar 2000
Mai assaggiato prima e me ne pento, è un vino del caldo (almeno per quanto riguarda la latitudine) ma non denso, Carignan e Cinsault lo smagriscono il giusto e lo portano in alto con sbuffi eterei.
Anche lui cangiante ed eterno nel bicchiere, potente e vagamente rude come le terre da cui arriva, vino di potenza nervosa e scatto di felino.
Vinificazione in cemento+legno+cemento+vetro.
Per me numero uno della serata.

Kampai

Luigi