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martedì 27 dicembre 2011

mataòssu_chi_era_costui?

Vigneto Reinè, Mataossu Colline Savonesi IGT 2010, Punta Crena vitivinicoltori in Varigotti (SV).







Varigotti per me che sto in fondo alla campagna e ho il sole in piazza rare volte e il resto è pioggia che mi bagna, Varigotti, dicevo, fino a ieri, era solo un paesino ligure méta estiva à la page dei fighetti torinesi.

Per questo motivo me ne tenevo a debita distanza.
Ora scopro che in questo luogo a dirupo sul mare ci allignano le vigne e soprattutto un vignaiolo (Paolo Ruffino) che con mano ferma accompagna le uve sino a trasfomarsi in vino.
Mataossu parrebbe potersi tradurre ampelograficamente parlando in Lumassina.
Lumassina chi era costei?
Nessuna memoria neanche lontana di Mataossu e/o Lumassina.
Dicono che sia vitigno tipico seppur raro del Savonese.
Coltivato su cengie strappate alla montagna.
Ne viene fuori un bianco intenso nei profumi.
Mandarino e timo e salvia.
Lieve rusticità.
Incredibilmente fresco per essere un vino di mare.
Con refoli amaricanti di chinotto caramellato.
Sembrerebbe avere in nuce degli idrocarburi renani.
Leggermente maleducato sulle mucose.
Cercatelo e assaggiatelo.
Favoloso nello sgrassare le untuosità del culatello.
Questa era una bottiglia offertaci da Antoine Sollami, sbevazzata in pieno disimpegno nel retro dell’enoteca di Rosario Levatino.
Il quale quando c’è un vino nuovo di difficile catalogazione mi chiama.
Io in cambio di un piattino di salumi degusto e dico un sacco di fregnacce.
Costo poco vero?
Bonne degustation

Luigi

Sempre alla ricerca del ki.
E voi?

martedì 28 dicembre 2010

porta del vento maquè perricone 2009 campo reale sicilia

Porta del vento Maquè perricone 2009



Antefatto:
mercoledì 22 dicembre c.a.
durante le mie innumeri peregrinazioni dall’ufficio al bar, spunta dalla porta del negozio Sapori d’Italia Rosario Levatino, trafelato e leggermente su di giri che mi dice: “ passa che ti devo parlare”.
“Minchia! eppure i debiti li ho saldati” ho pensato andando non ricordo più dove e a fare cosa.
Col capo chino sono ritornato dopo poco, apro la porta e Rosario ancora più confuso mi dice “te che sei somegliè”.
Pausa.
“Saggiami sto’ vino che una mia cliente mi ha riportato indietro dicendo che è imbevibile”.

Smetto di sudare e inconsciamente mi tocco il portafoglio, l’ho scampata.
Però la pressione di dover sgamare un difetto nel vino oltretutto acquistato da una che ha fatto un paio di corsi di somegliè mi fa riniziare a sudare, sbuffare e scarrocciare come vecchio gozzo investito dal maestrale.
Il produttore poi mi aveva lasciato perplesso precedentemente e ne avevo parlato così.
Mi avvicino in stato confusionale al retro bottega dove campeggia pressochè piena la bottiglia di Maquè un Perricone 2009 di Porta del Vento di Camporeale (PA).
La signora ha sì e no avvinato un bicchiere e ha subitaneamente deciso che fosse imbevibile, senza dargli il tempo di ossigenarsi, sgranchirsi all’aria umida del nord.
Voilà ritappato in men che non si dica senza appello.
Rosario le ha cambiato subito la bottiglia con un’altra ma quella incriminata è ritornata in bottega solo dopo due settimane.
Saputa la storia comincio a schernirmi dicendo che magari si è ossidata, è cambiata, si è stressata e altre balle del genere.
Lui ormai più alterato di me versa in due calici, io sotto pressione come ad un esame roteo, osservo, annuso il liquido, riannuso e assaggio.
Minchia è buonissimo, altrochè imbevibile!
Riannuso, riassaggio sempre meglio.
Insomma ce ne beviamo con gusto e godimento due bicchieri, per pudore non accetto il terzo e barcollante riguadagno casa.
A parziale discolpa dell’incauta acquirente i vini di Porta del Vento fermentati con lieviti spontanei senza controllo delle temperature e poca solforosa potrebbero avere note di riduzione un po’ sopra la media.
Bastava aspettare, noi dopo quindici  o più giorni abbiamo bevuto un vino fresco e gioioso, frutttato con mineralità che premeva da ogni dove, buonissimo.
Il 23 passo da Rosario per fotografare la bottiglia ma era rimasto ancora un po’ di vino, beh l’abbiamo finito (è stato un lavoro sporco ma qualcuno lo doveva fare).
Minchia! Meglio  del giorno prima, ora in bocca sembrava di spremere fragoline di bosco.
Ho raccattato la mia spesa e sono tornato a casa ancora più convinto che ne avrei scritto e che ne vorrei una cassa da sei in cantina e che il prossimo anno, se torno in Sicilia, Porta del Vento sarà un mio obiettivo.
Maquè 2009 perricone in purezza di Porta del Vento, Camporeale (PA).
Colore brillante che invoglia, rubino intenso ma non inpenetrabile.
Naso fruttato di ciliegia, prugne, frutta mai toni surmaturi e un chè di viola liquiriziata, spezie e poi mineralità prorompente con toni ferrosi ed ematici che evolvono e si sorpassano con la frutta e i fiori.
Fresco dannatamente fresco per un siculo, acidità presente che allegerisce la glicerina  e l’alcool e ne rende calda, armoniosa la beva.
Terroso ricorda gli strati di terra rosso sangue della trinacria.
Ottimo, il problema è smettere.
Grazie incauta acquirente per avermi permesso un tale godimento.
Aridità dalla cantina :
Il perricone è vitigno a bacca nera, autoctono siciliano che alla Porta del Vento stanno recuparando per la sua capacità di preservare l’acidità e la freschezza a fronte delle temperature e irraggiamento a cui è sottoposto, questo è per mè il valore vero degli autoctoni quello di fotografare l’ambiente ottenendo qualità senza forzare la pianta o senza espedienti agronomici.
Fermentazione, con lieviti di cantina, spontanea in piccoli tini di rovere con follature manuali.
Affinamento in botti di rovere francese da 2.500 litri.


A Torino da Sapori d’Italia a 13,00 euro circa.

luigi



martedì 30 novembre 2010

brisaolavalchiavennaslinzigamagatellosottofesapuntaanca



Carrissimi
Come ho anticipato in vari interventi, un ispiratore del mio blog è stato Rosario Levatino, Palermitano dop, salito sino al Nord per rinfrescarsi dalle calure siciliane e ivi stabilitosi.
Cinque anni fà ha aperto un negozio di eccellenze gastronomiche a Torino in c.so Tassoni 59/d col nome di Sapori d'Italia.



brisaola sottofesa
Cinque anni travagliati sia per la posizione del negozio leggermente marginale rispetto ai flussi sia perchè ha dovuto costruirsi una identità e un repertorio consolidato di prodotti con un occhio ai prezzi perchè di fatto è un negozio di quartiere dove si fà abitualmente la spesa tutti i giorni.
La sua curiosità e un talento innato nel scegliere salumi di qualità mi ha riportato nel tempo a comprare prosciutti, salame, lonza, brisaola, mortadella, salsiccia molti di questi prodotti hanno almeno una promessa dei profumi e sapori d'infanzia. Ieri sera dalla vetrina ho intravvisto il filetto baciato, altra specialità impagabile dell’alessandrino di una bontà celestiale.
Rosario da un po’ di tempo si fa arrivare delle Brisaole della Valchiavenna di pregio, realizzate da carni fresche con procedimenti artigianali, con lieve affumicatura tipica della Valchiavenna e con tagli classici da un salumificio artigiano locale.
I tagli classici ci racconta Rosario sono il magatello, la sottofesa leggermente marezzata di grasso più intensa e suadente, la punta d’anca taglio classico senza grasso e la slinziga di piccola pezzatura da affettare a coltello a casa con gli amici e un bicchiere di vino.
La Brisaola della Valchiavenna è la più delicata e magra dei salumi crudi Italiani da pezzo intero, si trovano sensazioni di succulenza, tendenza dolce, grassezza, delicata aromaticità e delicata sapidità.
Qualora aggiungiate abbondante limone alla Brisaola nessun abbinamento con il vino può funzionare altrimenti gli abbinamenti della tradizione sono i vini giovani rossi a base chiavennasca (nebbiolo) della Valtellina.
Io ho provato in alternativa un Cirò rosato 2009 di Librandi giovane, profumato di frutti rossi con bocca moderatamente corposa e sgrassante.

Un Soave di Portinari 2006 Albare intenso con profumi minerali, frutta gialla matura, mandorla, sostenuto in bocca con alcool sugli scudi e discreta lunghezza ottimo sul sottofesa.



Un Maria Elisa Rosè di Negro 2007 Metodo Classico a base Nebbiolo con colore buccia di cipolla, fragrante intenso, affilato e sgrassante da sottofesa.



Un  Verdicchio di Matelica Collestefano 2007 vendemmiato senza surmaturazioni, intenso ma esile, verticale con acidità segnata e grande bevibilità.



una malvasia frizzante di Medici Ermete la Daphne 2009 splendido vino gastronomico aromatico, esuberante con delicato amaricante finale, da berne a secchiate, per me numero uno con la Brisaola.
Condite con olio Extravergine Foglini e Amurri da  Ascolana Tenera e abbinate il tutto a crostini di pane integrale.



buona degustazione
luigi                                                                                                                  

mercoledì 24 novembre 2010

champagnefoiegrasdoieperigordvalleedelamarnemeunier

Quelli che… lo sciampagn ma bello secco mi raccomando lo bevono sul dolce o ieh.
Quelli che… amano il Bloc de Foie Gras d’Oie e sotto sotto si sentono dei truci assassini ma lo mangiano lo stesso e godono o ieh.



Ieri sera, colpo di mano etico, salasso pecuniario e torno a casa con un vasetto di Foie Gras, d’oca ca va sans dire.
La gestione delle criticità casalinghe stempera i sensi di colpa, degli involtini di sfoglia tiepidi con salsiccia di Bra (cosette che crea Andrea Perino di via Cavour 10 a Torino, vi consiglio anche la focaccia romana a lievitazione acida, uno sballo) smorzano la fame lupina e in men che non si dica il pan Brioche è caldo e il vasetto freddo di Foie è in tavola.
Meno male che mia figlia è vegetariana con derive vegane, per cui assaggia ma non mangia il prodotto sublime dell’infamia.
Io mangio e mia moglie pure, con gusto e scarsa moderazione. Il dubbio lancinante è cosa bevo su questo splendore?
Ho preparato dal pomeriggio (e qui cadono le attenuanti generiche, è omicidio premeditato signor giudice) lo Zibibbo 2009 di Barraco, un Riesling Vdt del 1998 e su consiglio dei produttori di Champagne un Demi-Sec 1° cru, elaborée en foudre de chene in quel di Avenay Val d’Or da Yves Ruffin un viticulteur agrobiologist récoltant manipulant con tre ettari di vigneto nella Vallèe de la Marne (doveroso per chi non bazzica di vini sottolineare che il Demi Sec indica un dosaggio di zucchero di 33 fino a 50 g/l, un vino amabile).
Bolle per festeggiare ma ammetto che un dubbio sulla scelta enoica, aleggiava nella mia mente.
Stappo senza botto, bottiglia inclinata, tappo perfetto conferma mia figlia (due anni e mezzo e una esperienza da sommelier scafato), drop stop (io sono un pervicace fautore dell’attrezzo in questione).



Verso, spuma abbondante, perlage fitto, colore intenso oro verde uno spettacolo, naso di fascino, sentori di pietra focaia caramellata in scatolino di legno per sigari, con gocce di whisky, composta di frutta e leggero rancio.
La migliore scelta che potessi fare morbido ma con spina acida a rinfrescare e sgrassare, fustiga con l’acidità e le bollicine l’untuoso e blandisce con le morbidezze zuccherine e il corpo la tendenza dolce e l’amarognolo del fegato.
Rischio la banalità dicendo che è uno dei migliori abbinamenti mai provati (da me ovviamente e da mia moglie in subordine, con il diritto a dissociarsi), non c’è la stucchevolezza e/o l’aromaticità eccessivi dei passiti che talvolta mortificano la delicatezza del fegato né l’eccesso di durezza di un bianco secco che può far emergere l’amarognolo.
Demi sec a litri e Foie Gras a chili ma non ditelo agli animalisti.
Se proprio non ve la sentite provatelo con una torta di mele o una torta paradiso, non è la stessa cosa ma val bene una messa.
In precedenza avevo bevuto il Veuve Cliquot  Demi Sec ma l'Yves Ruffin mi è sembrato nettamente più complesso strutturato e godibile.
Lo Champagne Yves Ruffin in questione l’ho comprato a Briancon al comptoir Bio al prezzo di 26,00 euro.
Avenay Val d’Or è nella vallée de la Marne a pochi chilometri da Ay zona famosa per il Pinot Meunier e lo Chardonnay  che si è adattato molto bene a queste condizioni climatiche estreme.
I vini di Ruffin si affinano tutti in legno, alcuni in rovere (chene), alcuni in acacia (anomalo in Champagne), fanno la malolattica ma non si sa nulla del dosaggio di expedition.



Bonne degustation

Luigi