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martedì 18 novembre 2014

Sarò breve


Esterno giorno con sole (incredibile dopo tanta acqua)
Pranzo di lavoro (ho sempre trovato un ossimoro abbinare il pranzo al lavoro)
Parliamo nel dehor (effettivamente il riscaldamento globale mi fa stare in ansia ma in una città come la mia, quel tepore novembrino aiuta la socializzazione e l’umore)
“ho portato un bianco” dico io
Non è in temperatura perfetta, però lo apriamo
bono e strabono (anche solo per il rapporto qualità prezzo)
L’opalescenza nel bicchiere è bellissima ricorda certi onici pregiati
H2o vegetale
Si parla e si mangia e tra i calamari e il Bianco Granselva 2013 nasce l’amore
Poi curioso chiedo lumi sui vini di Oddero
Trac!
Ecco in tavola il Nebbiolo 2011 avanzato dalla serata precedente
Verso roteo annuso assaggio
Bono e strabono
Un 2011 carnoso e maturo, con profumi di liquerizie e spezie vivide, intense
Masticabile
Tannino (il mio punto debole) setoso
Bevo
e
ribevo
E poi barcollando raggiungo l’auto

Luigi

lunedì 17 novembre 2014

Noi siamo alberi di ulivo nel paese di Yirca, a Soma

di Vittorio Rusinà


A nulla è servita la protesta civile degli abitanti del villaggio di Yirca, vicino alla città di Soma, in Turchia, e degli ambientalisti, 6000 piante di ulivo sono state sradicate per far posto a una centrale a carbone della multinazionale Kolin Group.
Tutto questo nonostante una "tardiva" sentenza del Consiglio di Stato che chiedeva di fermare il progetto. A gestire il taglio "le guardie di sicurezza" del gruppo industriale Colin che hanno anche trascinato via con la forza i manifestanti. 


Lo storico turco Ilber Ortayli ha scritto su Twitter: "Io sono un albero di ulivo nel paese di Yirca, a Soma", un pensiero che condivido e diffondo.
Sempre più nel mondo cosiddetto civile i contadini e i cittadini devono difendersi dai soprusi dettati dall'avidità dei gruppi industriali, spesso traditi da quelle istituzioni che dovrebbero difendere i loro diritti.



foto: Greenpeace Turkey
fonti: La Repubblica, Il Secolo XIX, Greenpeace Akdeniz

giovedì 13 novembre 2014

Il Solleone di Tenuta Grillo

di Vittorio Rusinà


Questo qua sopra è un vino vivo, un vino che possiede ki, energia, è flessibile, evolve e cambia in continuazione, ti prende, ti strattona, ti abbraccia, ti bacia, ti dà forza.
L'ho scelto dallo scaffale alto, giù in cantina, quello dedicato ai vini da bere solo in convivio, i migliori, quelli da far maturare nel tempo, da non toccare e invece stasera ho scelto di usare il metodo Desenzani "bere una bottiglia super anche da soli". Nic è un campione, è uno dei più grandi degustatori di vino che io conosca, perché degusta in situazioni al limite dove altri non oserebbero, ecco lui osa e io stasera ho scelto di imitarlo. Si impara molto per imitazione.
Il Solleone è un Sauvignon, lo produce Guido Zampaglione in Monferrato, è già un pochino che gli sto dietro a 'sto vino, mi piace, mi intriga, mi emoziona.
Guido è un vignaiolo che tiene sui media un basso profilo, quasi un signore di altri tempi, timido, riservato, eppure fa grandissimi vini in Piemonte e anche in Campania, ha sposato Igiea che produce un ottimo riso a Busonengo, terre vercellesi.
Un filo di zolfo appena aperto che vola via, poi fiori, miele, camomilla, mela, quasi un sidro, una leggera carbonica (qualche mese fa non c'era), leggera radice di liquirizia, pasta di mandorla, la carbonica poi svanisce, beva straordinaria, 1, 2, 3, 4 calici, grande equilibrio, cambia, evolve, si trasforma, canna da zucchero alla fine.
Mi soffermo a pensare: "Perché molti fanno vini morti, perché non cercano la vita?

scritto una sera di novembre, che ero solo a cena e mi sono trattato bene.

mercoledì 12 novembre 2014

Cascina Boccia, piccola perla nell'ovadese.....

di Andrea Della Casa


Sono circa 10 anni che Anna si è trasferita da Genova a Tagliolo nella vecchia Cascina del nonno per ripercorrere le sue orme e prendersi cura delle sue vigne: un ettaro e mezzo circa da cui ricava 5-6000 bottiglie. Tra questi filari quasi centenari, bassi e contorti, maturano i vitigni tipici della zona, barbera e dolcetto di Ovada.
Anna fa della schiettezza e della sincerità i suoi cavalli di battaglia. Non cerca di cavalcare le mode del momento quando ti racconta del suo vino e preferisce un confronto vis-a-vis piuttosto che rifugiarsi dietro  pubblicità seducenti e artificiose.


L’azienda non ha ancora la certificazione biologica, ma il lavoro in vigna e in cantina è tutt’altro che interventista. La concimazione avviene grazie al letame dei cavalli e della mucca presenti in cascina.
Le basse rese di uva (40-50 q/ha) vengono pigiate con torchio verticale e  vinificate in tini di cemento per poi passare a botti d’acciaio per l’affinamento.




Il barbera del Monferrato 2011 è vino ancora giovane ma già godibile, di buona complessità e struttura, corredato da quella fresca acidità tipica del vitigno.
Il dolcetto di Ovada 2011 è gusto per me nuovo, maggiormente abituato ai suoi cugini d’Alba e di Dogliani che si presentano più immediati e levigati. Questo dolcetto ha maggior corpo con elevato potenziale di longevità e finale di bocca leggermente amarognolo.
Il bisboccia 2013 ha una bevibilità davvero elevata, scorrevole, slanciato e di bella freschezza. 


Realtà in progressiva crescita quella di Cascina Boccia, ne risentiremo parlare parecchio in un futuro molto prossimo.