Sabato pomeriggio, dopo un comodo pranzetto famigliare lì nei pressi, mi presentavo a Lessona in cantina da Proprietà Sperino, in perfetto abbigliamento cittadino, durante l’ultimo giorno della grande vendemmia (per distinguere da tutte le incursioni prima e quelle ancor da fare per raccogliere i frutti di questo o quel vigneto in funzione del momento ottimale per la raccolta) del nebbiolo che sarà Lessona e in parte Uvaggio.
E con sgomento mi sono trovato davanti agli occhi qualche tonnellata di nebbiolo appena raccolto, e non so come, ma questo spettacolo eccezionale mi ha indotto a fare alcune cose:
1) basire
2) assaggiarlo (in particolare gli acini completamente muffati)
3) immaginare il futuro vino
4) realizzare che sono un piccolo scribacchino di città che parla di questa creatura stupenda che è il Vino, senza esserne degno.
Il resto è un Luca De Marchi che riesce persino a trovare il tempo per darmi informazioni profonde sui luoghi e il vino, a offrirmi un bicchiere del suo Cabernet Franc fatto il loco. Insegnarmi a cernere i grappoli meno maturi e quelli affetti da marciume acido (devo dire quasi inesistenti) annusandoli, farsi pungere da uno dei millemila insetti che pullulavano fra i grappoli, e continuare a lavorare come se nulla fosse, mostrarmi l’antica bottaia e spiegarmi per filo e per segno il processo che avevo davanti agli occhi.
Io mi sentivo sempre più piccolo davanti alla nascita del vino.
sempre più piccolo
sempre più piccolo
sempre più piccolo






