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venerdì 30 agosto 2013
Vediamoci chiaro di Andrea Della Casa
Serata di caldo afoso padano.
Trovo un ristorante con una carta dei vini che si avvicina alle mie esigenze.
La disfida è tra una Malvasia frizzante di Denny Bini e un Fiano di Zampaglione. Vince il secondo per curiosità. I vini di Denny mi sono felicemente noti.
In più i vini di Guido Zampaglione (quelli di Tenuta Grillo nel Monferrato) sono un punto fermo tra le mie circonvoluzioni cerebrali.
E poi quell'indicazione "non filtrato" sulla carta mi alletta parecchio.
Il vino è pulito, carnoso, con aurea agrumata ed un ritorno finale di miele. Discreto.
Ma alla vista non mi pare così torbido. Anzi.
Trasparente e limpido. Provo ad agitarlo un pò ma nessuna particella, nessuna velatura mi si presenta nel bicchiere. Niente. Manco una particella di sodio che ulula nel vuoto.
In effetti sulla bottiglia non mi pare ci fosse la dicitura "non filtrato".
Il giorno dopo a casa vado a verificare online la metodologia produttiva e la ricerca mi conferma che il vino non viene filtrato.
Quindi i casi sono 2: o l'annata (2010) ha costretto alla filtrazione oppure travasi e decantazioni intense danno un risultato analogo.
Ma il dubbio rimane...
lunedì 6 maggio 2013
Cantina del Barone di Luigi Sarno, Particella 928, 2011, Fiano di Avellino docg
Certe
volte il caso tesse ragnatele cangianti e noi ignari ci finiamo appiccicati come
mosche.
Incontro
Luigi Sarno a Torino, usciva da un ristorante con amici, rapide presentazioni e
io che amo il Fiano comincio ad interrogare l’ignaro produttore.
Arrivato
a casa contatto Alessandro Marra grande conoscitore dei vini Avellinesi (e non
solo) il quale mi dice che il particella 928 è a suo avviso uno dei migliori
Fiano in circolazione.
La
particella 928 è un impianto recente voluto da Luigi che ne ha studiato nuova fittezza
e giacitura.
Malgrado
la gioventù delle piante il vino che ottiene è estremamente ricco e pervaso di sentori
affumicati e minerali e leggero frutto maturo, molto saporito.
Grande
sapidità quasi salino, fresco.
La
sensazione è di pienezza, quasi sfrontatezza, con una orizzontalità non data dalla grassezza ma dal
connubio e dalla perfetta gestione di acidità e estratti, riempie la bocca di
sapore e leggero amaricante finale.
Dopo
un po’ escono anche sentori di frutta matura, così appena accennati e golosi.
Un
gran bel bianco di “ricchezza verticale” e sapori ctonici.
Kampai
Luigi
lunedì 2 maggio 2011
fiano di avellino 2008 rocca del principe fabrizio aurelia lapio
Fiano di Avellino docg 2008, 13,5%vol, Rocca del Principe, az.agr. Fabrizio Aurelia, Lapio (AV).
Ho una fascinazione per i vini bianchi e una attrazione per quelli della provincia di Avellino (senza mai esserci stato peraltro, anzi per dirla con Roger Scruton ho visitato i vigneti avellinesi solamente nel bicchiere).
Ho sempre aprioristicamente dato fiducia a Greco e Fiano, una romantica fiducia riposta nelle indiscusse capacità del meridione d’italia troppe volte trattato come comparsa della commedia dell’arte.
Però solo oggi ad anni dagli acquisti e dopo bottiglie sprecate per la loro immaturità comincio a percepire la potenzialità del territorio.
E del vitigno al quale io avevo sempre dato fiducia senza riserve.
Solo sei mesi fà il Rocca del Principe era un altro vino, tutto frutto-floreale e zucchero filato, intenso, buono e bevibilissimo però…
Adesso dopo due anni di cantina si è indurito come calcestruzzo.
Da bruco è diventato farfalla (e ad aspettare chissà cosa diventerebbe).
Naso minerale di pietra calda e leggere erbe officinali, fruttato di agrumi dal mandarino maturo al comquat amarognolo con sferzate citrine e fiori di zagare e dolcezze di pesche mature.
In bocca sferza con l’acidità e la mineralità di ciottolo bagnato e ci ripropone l’intero campionario di profumi con lunghezza e incisività e piccole morbidezze subito rimescolate dalle durezze.Meno estremo del Cupo, meno verticale e duro, più leggiadro e floreale con note dolci più radicate nel corpo e non tenute a galleggiare nella soluzione acida.
Alcuni dicono che le morbidezze siano figlie del territorio di Lapio mentre Montefredane rappresenta la Mosella di Avellino.
Infatti questo è un vino alla francese più che tedesco, una francia mediterranea, intenso, minerale ma non troppo puntuto, rotondo, penetrante, lungo e saporito.
Mi dispero vedendo solo più un paio di bottiglie sullo scaffale.
Perché ha una vita ancora davanti.
Un quesito mi attanaglia da quando scrivo di vino e voi con indulgenza mi leggete:
ma chi recensisce i vini per le guide come può giudicare questo Fiano o il Cupo assaggiati a pochi giorni/settimane dall’imbottigliamento?
Soprattutto come si può parlare di mineralità, idrocarburi, sensazioni che vengono allo scoperto in maniera significativa dopo almeno due/tre anni di bottiglia?
Costoro hanno bevuto annate precedenti quindi scrivono per “fiducia” perché sanno che più o meno così evolveranno?
A me non sembra corretto.
Quanto meno un bel rischio.
Bonne degustation
Luigi
martedì 12 aprile 2011
cupo igt campania 2007 pietracupa fiano montefredane loffredo
Cupo IGT Campania 2007, 14% vol, Az. Agr. Pietracupa di Sabino Loffredo, Montefredane (AV).
Vino che ho inseguito a lungo sino a chè dopo innumeri telefonate ho convinto il sig. Loffredo a inviarmene una dozzina di bottiglie, era il 2008.
Ne ho bevute undici entro gennaio 2010, cercando quella super nella successiva.
E mi sono chiesto perché le avessi comprate.
Sino ad oggi nove aprile duemilaundici.
Una vocina mi diceva è ora dai stappa è ora.
Con nonchalance la sera, dopo un pomeriggio a cuocermi al sole nell’orto, con i soliti bifolchi appoggiati alle reti che chiosavano sulle mie tecniche agronomiche.
Prendo la bottiglia facendo finta di nulla.
Prendo la bottiglia facendo finta di nulla.
Capsula
Pulisco
Stappo
Ripulisco
Verso.
Giallo paglierino chiaro (normale come le precedenti).
Annuso a bicchiere fermo.
Altra storia
finalmente!
mineralità imponente e fondi citrini.
Roteo abilmente il bicchiere bagnadomi la felpa e la sedia.
Esplode una mineralità che nei minuti diventa idrocarburi renani, sfuma l’agrume e viene rincalzato da note dolci di miele, vaniglia, pesca matura sempre a galleggiare in liquido acido.
La spalla acida (mi si consenta il termine) è poderosa, addirittura olfattibile e tiene in soluzione quel poco di dolcezza.
In bocca è verticale con cattiveria, sgrassa e poi retrolfattivamente blandisce con un po’ di mou, caramello, miele come una carezza dopo uno schiaffone.
Acc. il duemilasette l’ho finito.
Signor Loffredo perché ha chiamato Cupo un vino brillante come un cristallo di ghiaccio?
Signor Loffredo perché vende il Cupo così presto?
Noi serial taster non riusciamo ad aspettare così tanto prima di degustare le nostre vittime!
Amanti delle sovamaturazioni astenersi.
Qualcuno deve spiegarmi come un bianco della Loira sia finito in provincia di Avellino.
Da segnalare per la grafica molto cool e intrigante.
Comprato a circa 20,00 euro nel 2008.
Bonne degustation
Luigi
P.S.
Per i precisini questo vino è a base Fiano ed è prodotto nelle zone ricadente nell’omonima Docg.
Il sig. Loffredo fa anche un Greco di Tufo e appunto un Fiano di Avellino che ho comprato ma ho finito troppo presto, molto prima che potessero esprimersi.
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