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giovedì 24 settembre 2015

Picotendro

di Andrea Della Casa

In cantina trovo questo ricordo di un viaggio passato e decido sia giunto il momento di rievocarlo.
Nebbiolo valdostano, vinificato in bianco, già di per sé mi incuriosisce. 
Ma le sorprese non sarebbero finite qui.
Stappo, mescio e……grande stupore! Nel calice si eleva una decisa “frizzantezza” che non è una semplice rifermentazione carbonica, ma più tra il pétillant e il frizzante vero e proprio. 
Onestamente rimango un po’ basito di fronte a tale inaspettata reazione.
Si propone in veste giallo intensa, quasi ambrata, ricordando assieme a leggere note dolciastre qualche tipologia di birra a doppio malto.
In bocca è abboccato, decisamente, senza sconfinare nei terreni della stucchevolezza grazie forse anche alle bollicine ben presenti che ne sostengono la beva.
Presente una innocua punta ossidativa.
Setoso quasi vellutato, riempie ogni angolo del palato con le sue rotondità e la sua pienezza.
Bevuta insolita, atipica, comunque non sgradevole.
Rifletto poi sull’effervescenza scalpitante. 
Voluta o casuale? 
Malolattica svolta in bottiglia?
Non azzardo sentenze e rimango nel limbo del mio dubbio.


martedì 21 maggio 2013

Côte de Champagnole 2008, Didier Gerbelle


L'origine del Gewürztraminer o Traminer aromatico è spesso stata identificata nel paese di Termeno (Tramin) nel Tirolo, anche se in realtà pare che il suo principio sia da ricercare nelle zone dell'Alsazia e del Palatinato (Renania tedesca), o anche nello Jura dove si presume ci sia una stretta somiglianza tra questo vitigno aromatico (a bacca rosa) e un Traminer a bacca bianca dal sapore neutro, il Savagnin (bacca bianca).
Il Gewürztraminer attuale è con ogni probabilità una mutazione del vitigno originario di cui si ignora però il colore della buccia.
La traduzione letterale tedesca della parola tedesca Gewürz è "speziato" ma in questo contesto significherebbe "profumato". Infatti Traminer Parfumé, Traminer Aromatique e Traminer Musqué sono sinonimi usati in passato per identificare questo vitigno.



Il Côte de Champagnole 2008 di Didier Gerbelle (gewürztraminer in purezza) è un vino secco anche se la bottiglia da 50 cl. potrebbe trarre in inganno, e grazie alle sempre preziose informazioni di Enofaber scopro che è anche un vino ormai fuori produzione. Un passaggio col naso sul calice e mi torna in mente all'istante il periodo natalizio, note agrumate e di frutta secca mi riportano un folgorante ricordo di giorni dicembrini. E poi ancora pera e soffi di silice.
Si dice che il gewürztraminer e l'aroma di litchi vivano in simbiosi. Io ho assaggiato una volta sola il litchi e mi ricorda il limone ma con una pungenza molto meno penetrante. Nelle evidenti note agrumate che emana, seppur in modo non palese può ricordare anche questo frutto tropicale.
Netta la sensazione nocciolata in bocca, non troppo morbidosa, cinta da un'acidità tagliente e una mineralità rocciosa, dritta, entrambe appena smussate dalla chiara aromaticità. Teso, con buona verticalità e slancio, la vendemmia tardiva gli dona anche una giusta polposità materica.
Bottiglia che conferma le ottime capacità di questo giovane vignaiolo.


lunedì 11 marzo 2013

Rosso "Le muraglie" VdT, Voyat. Di N.Desenzani

Conosco molto poco la viticoltura valdostana. Per un caso fortuito, mi son trovato davanti una bottiglia di Rosso Le Muraglie di Voyat, Azienda di Chambave. L’etichetta mi ha colpito molto e ho fatto qualche ricerca in rete.


Non ho capito tantissimo di questo produttore, se non che Ezio Voyat, morto nei primi 2000, è stato uno dei protagonisti della rinascita enologica della Val d’Aosta negli ultimi 20, 30 anni (credit to enofaber). Che è ben conosciuto un suo moscato passito detto “Ambrato Le Muraglie”. Che la composizione del suo rosso è peculiare, con dolcetto e altri vitigni tipici della zona come il petit rouge e il gros vien. Che questi vini sono conosciuti dagli appassionati americani, in particolare a New York. Che dunque c’è qualche informazione su Cellartracker e addirittura qualcuno premia il suo rosso con 100 punti. Che gli eredi Voyat hanno preso il testimone e continuano la produzione.

Che si tratta di viticoltura eroica.
Come dicevo ha un’etichetta che mi piace un casino.
Quindi mi sono attivato e oltre a trovare a Roma da Trimani il Rosso 2008, sono anche riuscito a trovare una bottiglia dello stesso vino del 1993, o almeno l’enotecario la datava in questo modo, perché essendo vino da tavola, per rifiuto della DOC da parte del produttore, non vi è traccia di datazione in alcuna parte della bottiglia, né in etichetta, né sul tappo.
Scoprire vini nuovi dà sempre una certa eccitazione. E se in più si parla di produttori tradizionali, magari estinti, io mi illumino e le mie aspettative vanno alle stelle.
Il bilancio dell’assaggio di queste due annate è quello di aver scoperto un vino molto interessante, con una personalità ben definita reperibile nelle due versioni nonostante 15 vendemmie di differenza e il passaggio dal padre agli eredi nella conduzione dell’azienda. Un vino da scoprire e tenere come riferimento.


Rosso "Le Muraglie" 2008
Leggermente chiuso all’inizio, ma già fresco ed equilibrato, si apre lentamente, fino a divenir molto beverino e sempre più armonico. Bella materia, dinamica e vitale, forse un po’ impostato e tecnico per i miei gusti e in leggerissimo difetto di sostanziosità, con la quale a mio parere avrebbe guadagnato in piacevolezza e digeribilità. Frutta rossa e sentori più caldi di foglia di pomodoro, un nucleo austero e composto. Soggettivamente la mia mente è andata al Dolcetto, ma anche al Rossese di Dolceacqua e appena al Pinot Nero, ma alla lontana. Non v’è dubbio che appaia come vino adatto a invecchiare bene. Col livello di verificabilità che hanno queste affermazioni.


Rosso "Le muraglie" 1993
Indubbiamente lo stesso vino! Ma qui c’è una marcia in più. Insieme a un fruttino ancora integro, si è sviluppato un sentore di cuoio molto elegante. Mantiene grande freschezza.
Il naso è spettacolare, coll’anticipo del cuoio e del mirtillo del palato, e di una piacevole acidità pungentina e forse in lontananza un che di torrefazione. E una impressione quasi materica di incipriatura che hanno spesso i Pinot noir. Ritornando in bocca segnalo un’alcolicità che riporta a vecchi alambicchi e legni altrettanto usati. Una salatura che viaggia insieme al fruttato fresco conditi da un tenue terziario.
Bel sorso di austerità sapida. Riferimento mnemonico a tratti i nebbiolo di Ar.Pe.Pe.