Pagine

giovedì 30 dicembre 2010

incredibiletrovareunochampagnecosìacesanaifeelfine

Champagne Extra Brut Blanc de Blancs Grand Cru, J.L. Vergnon, Le Mesnil-sur-Oger cote de Blanc.



Riprendo indefesso l’alternanza fra Champagne e Metodo Classico italiano.
Oggi tocca ai cugini d’oltr’alpe.
Con lo Champagne, Extra Brut, Blanc de Blancs, Grand Cru, di J.L. Vergnon, Le Mesnil-sur-Oger cote de Blanc.
Incredibilmente comprato a 39,00 a Cesana Torinese (TO) all’enoteca Ferragut in via Roma.
E’ certo ormai i piccoli produttori vanno di moda e si trovano un po’ dappertuttto.
Incredibilmente ne sono felice, finalmente l’onnipotenza commerciale delle grandi Maison cede il passo ad un plotone di ottimi produttori che ci deliziano con vini veri e di terroir elaborati artigianalmente a prezzi da

Champagniucci da supermercato.
Il nostro è un gran cru proveniente da un’area vocatissima per lo Chardonnay in una versione con dosaggio di zuccheri riduttori molto bassa
100% chardonnay.
Non aspettatevi uno sciardonnè mediterraneo morbido e piacione, questo ha nelle vene l’antigelo e i minerali della champagne, brilla come la lama di una spada.
Vigneti con 30 anni d’età.
Dosaggio Extra brut.
Fermentazione e affinamento in cuvèe d’inox.
Niente malolattica, ciò non aiuta lo sprovveduto.
Presa di spuma di 30 mesi.
Perlage fine e consistente.
Profumi netti di Chardò del nord, tagliente, minerale, affilato, con la mandorla in primo piano, agrumi amari e citrini.
In bocca è al limite dell’asprezza con una mineralità tagliente e nessun indugio alle morbidezze.
Meriterebbe anzi dovrebbe essere dimenticato in cantina per un paio d’anni minimo.

Noi l’abbiamo bevuto con scagliette di parmigiano delle vacche rosse e poi su un salmone affumicato con scorzette di arancia e crema di finocchio.
Era in armonia con l’agrumato dell’arancia e sgrassante con il pesce.
Bonne degustation.













A Cesana Torinese (TO) alla Enoteca Ferragut a 39,00 euro circa.
A Torino all'Enoteca Bordò   su gentile segnalazione di Chiara Bordonaro.
Luigi




martedì 28 dicembre 2010

porta del vento maquè perricone 2009 campo reale sicilia

Porta del vento Maquè perricone 2009



Antefatto:
mercoledì 22 dicembre c.a.
durante le mie innumeri peregrinazioni dall’ufficio al bar, spunta dalla porta del negozio Sapori d’Italia Rosario Levatino, trafelato e leggermente su di giri che mi dice: “ passa che ti devo parlare”.
“Minchia! eppure i debiti li ho saldati” ho pensato andando non ricordo più dove e a fare cosa.
Col capo chino sono ritornato dopo poco, apro la porta e Rosario ancora più confuso mi dice “te che sei somegliè”.
Pausa.
“Saggiami sto’ vino che una mia cliente mi ha riportato indietro dicendo che è imbevibile”.

Smetto di sudare e inconsciamente mi tocco il portafoglio, l’ho scampata.
Però la pressione di dover sgamare un difetto nel vino oltretutto acquistato da una che ha fatto un paio di corsi di somegliè mi fa riniziare a sudare, sbuffare e scarrocciare come vecchio gozzo investito dal maestrale.
Il produttore poi mi aveva lasciato perplesso precedentemente e ne avevo parlato così.
Mi avvicino in stato confusionale al retro bottega dove campeggia pressochè piena la bottiglia di Maquè un Perricone 2009 di Porta del Vento di Camporeale (PA).
La signora ha sì e no avvinato un bicchiere e ha subitaneamente deciso che fosse imbevibile, senza dargli il tempo di ossigenarsi, sgranchirsi all’aria umida del nord.
Voilà ritappato in men che non si dica senza appello.
Rosario le ha cambiato subito la bottiglia con un’altra ma quella incriminata è ritornata in bottega solo dopo due settimane.
Saputa la storia comincio a schernirmi dicendo che magari si è ossidata, è cambiata, si è stressata e altre balle del genere.
Lui ormai più alterato di me versa in due calici, io sotto pressione come ad un esame roteo, osservo, annuso il liquido, riannuso e assaggio.
Minchia è buonissimo, altrochè imbevibile!
Riannuso, riassaggio sempre meglio.
Insomma ce ne beviamo con gusto e godimento due bicchieri, per pudore non accetto il terzo e barcollante riguadagno casa.
A parziale discolpa dell’incauta acquirente i vini di Porta del Vento fermentati con lieviti spontanei senza controllo delle temperature e poca solforosa potrebbero avere note di riduzione un po’ sopra la media.
Bastava aspettare, noi dopo quindici  o più giorni abbiamo bevuto un vino fresco e gioioso, frutttato con mineralità che premeva da ogni dove, buonissimo.
Il 23 passo da Rosario per fotografare la bottiglia ma era rimasto ancora un po’ di vino, beh l’abbiamo finito (è stato un lavoro sporco ma qualcuno lo doveva fare).
Minchia! Meglio  del giorno prima, ora in bocca sembrava di spremere fragoline di bosco.
Ho raccattato la mia spesa e sono tornato a casa ancora più convinto che ne avrei scritto e che ne vorrei una cassa da sei in cantina e che il prossimo anno, se torno in Sicilia, Porta del Vento sarà un mio obiettivo.
Maquè 2009 perricone in purezza di Porta del Vento, Camporeale (PA).
Colore brillante che invoglia, rubino intenso ma non inpenetrabile.
Naso fruttato di ciliegia, prugne, frutta mai toni surmaturi e un chè di viola liquiriziata, spezie e poi mineralità prorompente con toni ferrosi ed ematici che evolvono e si sorpassano con la frutta e i fiori.
Fresco dannatamente fresco per un siculo, acidità presente che allegerisce la glicerina  e l’alcool e ne rende calda, armoniosa la beva.
Terroso ricorda gli strati di terra rosso sangue della trinacria.
Ottimo, il problema è smettere.
Grazie incauta acquirente per avermi permesso un tale godimento.
Aridità dalla cantina :
Il perricone è vitigno a bacca nera, autoctono siciliano che alla Porta del Vento stanno recuparando per la sua capacità di preservare l’acidità e la freschezza a fronte delle temperature e irraggiamento a cui è sottoposto, questo è per mè il valore vero degli autoctoni quello di fotografare l’ambiente ottenendo qualità senza forzare la pianta o senza espedienti agronomici.
Fermentazione, con lieviti di cantina, spontanea in piccoli tini di rovere con follature manuali.
Affinamento in botti di rovere francese da 2.500 litri.


A Torino da Sapori d’Italia a 13,00 euro circa.

luigi



domenica 26 dicembre 2010

anteopinotnero100%natureecruoltrepopavesemillesimato

Anteo Nature Ecrù Millesimo 2001.
Antefatto:
non so per quale oscuro motivo da sempre l’Oltrepo’ Pavese mi ha attratto, forse per le mie estati passate nel monferrato che è parte di un sistema collinare preapenninico che ingloba il basso monferrato, il tortonese, il gavese, la liguria, l’oltrepo’ e l’emilia.


Questa continuità percettiva delle colline e le struggenti canzoni di Paolo Conte (le fisarmoniche di Stradella) mi hanno sempre legato ad un mondo così vicino e così lontano.
La parlata dell’oltrepo’ è piemontese, la cantina è la crota e il crutin (luogo più defilato destinato all’affinamento e la conservazione dei vini).
In realtà io d’estate andavo a Viarigi  lì la cantina è la canva (dal frances cave) e fare in fretta si dice fuma d’sgagià (credo da degage francese) un mondo quello del monferrato, dell’oltrepo, dei colli piacentini costituito da piccole enclave embricate tra loro, con il territorio, con le tradizioni, storicamente lontane e dimenticate dal potere e dall’economia.
Stessa maledetta storia di cantine sociali elefantiache che poco pagavano e poco stimolavano un territorio fortemente vocato, producendo una involuzione tecnica e la fuga dei giovani dalle campagne
Si coltivano più o meno le stesse uve, barbera su tutte con un distinguo importante l’oltrepo’ nel tempo ha sviluppato una specializzazione verso alcune varietà internazionali anche a bacca bianca che si sono ben ambientate.
Pinot nero e riesling sono i vitigni simbolo dell’attuale oltrepo’.
Una particolare interpretazione italiana dei due vitigni, inutile cercare la francia e la germania, qui c’è più calore più morbidezze forse più sensualità, quella che ricorda certi pomeriggi d’estate con l’aria immota un caldo umido amniotico e il frinire ossesivo dei grilli.
Per anni i vignaioli vendevano il loro pinot agli spumantieri d’italia forti del fatto che il suolo patrio è molto ostico per il pinot.
Se non fosse per l’oltrepo’ saremo terra di Blanc de Blanc.
Dopo anni di iniezioni di struttura agli chardonnay forestieri si è iniziato a imbottigliare e spumantizzare in loco e hanno richiesto ed ottenuto la DOCG sui vini spumanti a rifermentazione naturale in bottiglia.


L’oltrepo’ è terra di Blanc de Noir.
E’ l’alter ego della Franciacorta anche dal punto di vista socio-economico una è figlia del miracolo economico l’altra è frutto della atavica resistenza alla miseria e sopraffazione con puntate di genialità tipiche della civiltà contadina.
Io in maniera del tutto “simpatethic” preferisco la seconda.
I vini sono tutti buoni ma una storia di sofferenza e fatica li rende più sapidi.
Io non amo i vini figli di piazza affari è un mio limite.
In realtà l’oltrepo’ è il figlio minore della spumantistica lombarda.
Questo per noi consumatori è una opportunità infatti meno fama più qualità a minor costo.
Cambiate l’olio alla macchina, fate il pieno e prua verso Casteggio.
Per deliziarmi ho bevuto dell’ Az. Agr. Anteo  il Nature Ecrù Millesimo 2001 in magnum.
Un Blanc de Noir 100% Pinot nero.
Spuma, perlage tutto bene (mi annoio un po’ a scrivere banalità).
Colore intenso con riflessi ramati e vivaci.
Bello a vedersi.
Profumi da Blanc de Noir intensi, di pane nero, di pasta madre acida, di scatola di sigari con gocce di distillato e scorzette di arance.
In bocca morbido e avvolgente malgrado i soli 2,5 gr/l di zuccheri riduttori e una acidità fissa importante.
Il corpo (un residuo secco notevole) bilancia e sostiene le durezze e ci regala uno dei vini che più mi piacciono.
Un Blanc de Noir che viene dal caldo, dalla maturazione zuccherina delle uve au point che lascia intatta l’acidità ma ne lima la verticalità.
Senza spocchia lo definirei un vino di terroir.
Che terroir.
Lo berrei su tutto, ottimo sul pollo al latte di cocco e spezie del sud est asiatico.
Un’altra di quelle bottiglie che finiscono troppo in fretta.
Aridità dalla cantina
100% Pinot Noir allevato a guyot e cordone speronato densità d’impianti 3.000/5.000 ceppi ha.
Fermentazione in acciaio.
2/3 gr/l di zuccheri riduttori (Brut Nature).
Presa di spuma minimo 30 mesi.
Malolattica non pervenuta.
Buona degustazione

luigi



PS
Non pago ho aperto anche un Anteo Brut Riserva del Poeta Pinot Nero 2001.
Ancora più fresco del primo, asciutto, sapido e affilato anche in bocca pronto a sfidare gli anni.
85% Pinot Noir allevato a guyot e cordone speronato densità d’impianti 3.000/5.000 ceppi ha.
15% Chardonnay allevato a guyot e cordone speronato densità d’impianti 3.000/5.000 ceppi ha.
Fermentazione in acciaio. Parziale affinamento in barrique delle basi.
Degorgément 10/08.
8 gr/l di zuccheri riduttori (Brut).
Presa di spuma minimo 30 mesi.
Malolattica non pervenuta.

sabato 25 dicembre 2010

buonnatalebonnenoelmerrycristmasfeliznavidadfeliznatal

buon natale a tutti quelli che con me hanno iniziato un nuovo cammino.



buon natale a tutti quelli che pensano che le parole uniscano.
buon natale a chi mi ha letto e sopratutto a chi si è preso la briga di scrivermi, ogni commento mi emoziona.
buon natale a tutti quelli che fanno di tutto affinchè sia pessimo.