Pagine

Visualizzazione post con etichetta casa caterina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta casa caterina. Mostra tutti i post

mercoledì 18 febbraio 2015

Vita Grama

di Vittorio Rusinà

E' San Valentino, mio figlio mi dice "Papà siamo soli io e te stasera." 
E' vero, sorrido, nel cuore, alla franchezza delle sue parole.
"Che dici ci beviamo una bottiglia di vino a cena?" gli chiedo. "Sì" mi risponde.
Dunque sia un grande vino, un vino antico, con quindici anni di età, con un nome simbolico "Vita Grama".
E' un vino che ho comprato a Milano, da Vinoir e grazie a Vinoir.
E' un momento della vita in cui adoro i locali del vino, dove puoi mangiare qualcosa, bere qualcosa, comprare quache rara bottiglia, chiedere lumi del perché quella bottiglia e non altre. C'è quella calma riflesssiva, quella possibilità di percezione che manca alle sempre più numerose fiere del vino, che sinceramente non frequento più tanto.
I posti del vino non sono le fiere, sono le enoteche, i wine-bar, le trattorie, le cantine, i convivi di amici. Ecco ci tenevo a condividere questa mia impressione.



Mi stupisce di questo vino la freschezza, quasi non avesse gli anni che ha, i profumi intensi che vanno dalla polvere di cioccolato alla liquirizia, radici, sentori ematici, erbe.
Tre uve, merlot, cabernet franc, cabernet sauvignon, in incredibile equilibrio.
Un grande vino rosso dalle mani di Aurelio ed Emilio del Bono, vignaioli famosi più che altro per le loro bollicine naturali.
Un grande vino che non deve mancare nelle cantine dei veri seguaci dell'amore, da bersi non solo a San Valentino.



martedì 28 gennaio 2014

REBUS

di Mauro Cecchi


( 4  4  8 )   
Soluzione in fondo



Pochi giorni fa parlavo con un amico ritrovato col quale ho condiviso bei momenti e bevute formative.
Gli esternavo il mio disappunto verso quei bevitori che buttando il naso in un calice di vino cominciano ad elencarti innumerevoli profumi e tu rimani li con quella faccia da forrest gump e fingi e annuisci ma in realtà quel sentore di scoglio bagnato proprio non riesci a sentirlo.

Per farla breve.
Sostengo che queste persone dai lunghi nasi forse la raccontano un po’ troppo, anche a se stessi. *
 
Quindi come la mettiamo con quello che è balzato fuori dal bicchiere appena ho versato questo rosso  ?!?
  
Bosco di pini con i suoi aghi e le resine, muschio, ginepro e poi cipria, cioccolato bianco e qualche nota di legno dolce qua e là
Ehm...  posso avere l'ultima sigaretta..?? 

Colore tra il rosso scuro e il viola.
In bocca parte appena nervoso, però e polposo e balsamico.
Col passare dei minuti e qualche giro di bicchiere si distende setoso e profondo con un finale fresco che  persiste a lungo.   
 
Insomma un rosso ricco e da vitigno insolito** che mi ha sorpreso e convinto, figlio della mente diabolica di un grande vignaiolo conosciuto (troppo poco) più per le bollicine che per i rossi.
Grandi rossi.



Soluzione:

( 4 4 8 )  Rebo Casa Caterina




Casa Caterina di Aurelio ed Emilio Del Bono - Monticelli Brusati, Franciacorta.
Rebo 100% 
Annata 2007
Bottiglia n.131 di 500



*
In verità la mia è tutta invidia

**
“ Il vitigno Rebo prende il nome da Rebo Rigotti (1891-1971), ricercatore presso la Stazione sperimentale di San Michele all'Adige (TN), che realizzò questo incrocio attorno al 1920, con l'intenzione di trovare un sostituto per il Merlot da utilizzare nelle aree meno vocate. Il vitigno Rebo è catalogato come Incrocio Rigotti 107-3 (Merlot x Teroldego). Si è ottenuto un vitigno capace di dare vini dalla fragranza dell'autoctono Marzemino ma supportate dalla struttura del Merlot. Il Rebo ha trovato diffusione non solo in trentino, tuttavia l'unica DOC che lo riconosce è la Trentino DOC.”

Fonte:  http://www.quattrocalici.it/vitigni/rebo

martedì 31 dicembre 2013

We are so bubbly

Abbiamo pensato di pubblicare, uno a testa, con lo spirito del Memorabilia a.d. 2013, i nostri “frizzanti” da bere insieme a voi lettori, stasera alla fine di quest’anno e all’inizio del prossimo.
Inizialmente avevo scelto uno Champagne, poi a mano a mano che gli amici aggiungevano i loro vini, ho percepito una disfasia fra la mia scelta (sia pure legittima e giustificata) e le loro.
La brigata ha messo in crisi la mia visione (forse un po’ conformista) del frizzante di fine d’anno scegliendo quasi tutti vini italiani, questa scelta apparentemente sciovinista mi ha molto colpito, proprio perché i miei compagni di viaggio sono tutt’altro che sciovinisti e campanilisti.
Alcuni di questi vini sono dei metodi ancestrali, delle rifermentazioni in bottiglia, uno è un rosso e hanno un incrinato il mio immaginario da festa con cotillon.

Per cui ho deciso due cose:
prima cosa, mettere due vini (in palese violazione alle nostre regole interne!)*;
seconda cosa, mettere il vitigno che nell’ultimo anno abbiamo più assaggiato e promosso e col quale abbiamo costruito delle belle occasioni d’incontro e confronto: la Barbera.
Ringrazio Rossana, Vittorio, Niccolò, Riccardo, Andrea, Eugenio, Daniele, Diego, Sergio, Mauro che ogni giorno minano alle basi le mie più solide convinzioni riportandomi sulla Terra, ricordandomi di dubitare di ogni cosa e di demolire i miei schermi conformisti.
Noi siamo così frizzanti!

Lo Stravagante, Brut, barbera in rosso, metodo classico – Laiolo Reginin

L’Attaccabrighe, Dosaggio zero, barbera, blanc de noir, VSQ – Togni Rebaioli con lo zampino di Michele Loda
Gente informata mi ha detto che mentre degorgiavano alla volèe da Michele Loda L’Attaccabrighe, si beveva Lo Stravagante, non ho altre parole da aggiungere.

Luigi

d.zero Metodo Classico Rosé, Giuseppe Milazzo
Pas Dosé da Inzolia rosa e Chardonnay.
Elegante riflesso di un sofisticato, cangiante e luminoso rosa, finissimo e infinito perlage, si svelano i sentori esperidati di néroli e pompelmo rosa, arriva calda la profondità di lampone e melagrana, succoso, incisivo il bilanciamento della mineralità salina sull’acidità.
Rossana

Pignoletto Frizzante Sur Lie 2010 - Alberto Tedeschi, il vino dell'amicizia, un giovane produttore sui generis, un'uva poco famosa ma che ha il cuore grande, da bere a secchi non solo a capodanno.

Vittorio 


Vinudilice 2010 - I Vigneri
E siccome io sono uno snob, ma avevo trovato lo splendido Particella 128 di Vanni "5Campi" Nizzoli per redimermi, ma me l'hanno fregato, farò l'ultrasnob e metterò il Vinudilice 2010 de I Vigneri, che non sarebbe una bolla, ufficialmente, ma lo è per propria scelta, in bottiglia. E dal 2011, pare che abbia ottenuto lo status! Buon 2014 à tout le monde!

Niccolò


Brut Nature 2010 - Barranco Oscuro
Agile e croccante, con una fresca acidità "lambiccheggiante" che disseta la sete! Da mescita compulsiva. 

Andrea

Cuvèe Augusto Primo  2009 Brut Nature -  Mattia Filippi
Chardonnay in purezza, inizia floreale un poco timido (forse causa troppo freddo, mea culpa) poi si distende con un bel finale agrumato, fine e persistente. Da volerne ancora e ancora.


Mauro

Crémant 2004 Blanc de Blanc Brut - Casa Caterina
Solo lo stile di Aurelio Del Bono può creare uno Chardonnay in purezza a questi livelli. La quintessenza dei profumi, un vero godimento: diretto, diritto e cremoso. Scorretto, "clandestino" ma risolutivo. Arrivati qui, è difficile tornare indietro.

Riccardo

Roncaie Sui Lieviti (ex Garganega Sui Lieviti) 2012 - Giovanni Menti
Se Jay-Z fosse veneto, altro che Cristal e Ace Of Spade: Garganega Sui Lieviti a go go e giù con un flow che spacca. Che intanto con un Cristal te ne compri 100 di Roncaie. E, per dire, dopo un sorso, tutte le donne diventano la tua Beyoncé. Yo.

Eugenio


Rio Degli Sgoccioli 2011, Vino Spumante Dosaggio Zero - Cinque Campi
Per la serie "famolo strano", solo il genio di Vanni Nizzoli poteva concepire un metodo classico di Lambrusco Barghi.
A metà strada tra la mineralità fumè di una Schiava della Val Venosta e la rusticità grezza di un lambruscone della bassa padana.
Nel mezzo anche tanta finezza.

Daniele

*comunque ricordate che io sono il capo e che le regole sono fatte per essere violate!

venerdì 9 agosto 2013

Wine Wide Web: quando il vino è social

Mercoledì 31-07-2013.
Mentre l'Italia è in febbricitante attesa della sentenza Mediaset, alla Lanterna di Diogene va in scena il G8 enoico. Alcuni tra più assidui frequentatori del bar, arrivati da ogni angolo della penisola, si sono incontrati per discutere di argomenti delicatissimi e rispondere a domande della massima urgenza (Topolino è un topo, Paperino un papero, ma......Gambadilegno cos'è??).
Numerose però le assenza. 
Oltre a quelle giustificate di Violetta e Gastrofanatico (distanze abissali non copribili) abbiamo riscontrato anche la deficienza (intesa come mancanza, ovviamente.... ;D ) del patròn Luigi Fracchia. 
Per ore abbiamo atteso anelanti, con lo sguardo rivolto al cielo, l'arrivo sui campi di frumento dell'elicottero privato dell'Avvocato Architetto. 
Ma invano.
Perciò mogi e mesti abbiamo deciso di berci su.
E non ci siamo fatti mancare nulla.

Questo l'elenco delle bottiglie (pregasi di leggere come l'annuncio della nazionale ai mondiali, con un olè dopo ciascuna):
MC - Azienda Agricola Ferraro
Brut Nature (sboccatura 2013) - Barranco Oscuro
Casa Caterina MC (?) 1999
Riesling Bergheim 2008 - Spielmann
Blancas Nobles 2010 - Barranco Oscuro
Rigogolo 2006 (magnum) - Bragagni
Trebbiano del contadino (grande macerato di un contadino, estratto dal cilindro da Eugenio Bucci)
Uva Tosca 2011 "surlie" - Boni Luigi
Montepulciano 2005 - Emidio Pepe
Memè 2007 - Gramenon
Rosso 2010 - Paradiso di Manfredi
Vino rosso sfuso - Crocizia
Kurni 2008 - Oasi degli angeli
Alionza fermo 20?? - Giorgio Erioli (gentilmente concessaci dallo stesso produttore incontrato in loco)

La rete ha permesso a questo gruppo ONLUS di conoscersi grazie ad una passione comune che è il vino e di trasformare le bevute digitali in brindisi reali, e ha confermato il suo potere social che coinvolge e travolge tutti, anche uno come me che forse, per assurda predisposizione caratteriale, tanto social non è.
E la parola d'ordine è solo una: evento da ripetere!

Kempè! (cit.)




calici sguaiati, bottiglie in fresco: che la serata abbia inizio!
Riccardo sfoglia con attenziona Playboy la carta dei vini
antipasti a buffet alla Lanterna di Diogene
Riccardo e Mauro si stanno scambiando il numero dei loro parrucchieri
il G8 enoico. Da sx: Riccardo Avenia, Marco Rizzardi (Crocizia), Daniele Tincati, Niccolò Desenzani, Eugenio Bucci, Mauro Cecchi, Vittorio Rusinà


la cena è terminata, abbandoniamo il campo di battaglia

mercoledì 20 giugno 2012

Bevibili consistenze, di Niccolò Desenzani

Qualche volta si parla di vino alimento. Oggi quest’espressione può sembrare un poco strana, ma fino a non tanti anni fa, nella retribuzione dei contadini spesso era esplicitata la quantità annua di vino spettante. E non perché questo fosse nella categoria dei bonus superflui, ma perché il vino era considerato un ingrediente necessario della dieta alla stessa stregua del pane.
Secondo me però.
Vino alimento non vuol dire necessariamente e solo che si intende come fonte primaria di nutrimento, ma che si presenta per sapore, consistenza, tessitura e digeribilità vicino al cibo.
Credo che un vino per chiamarsi alimento dovrebbe essere tendenzialmente non filtrato, di consistenza media o spessa, avere o dolcezza o rotondità o sapidità o umami marcate o, talvolta, anche una nota amarognola, e una certa viscosità.
In poche parole penso a qualcosa di sostanzioso.
Spesso i vini rifermentati in bottiglia hanno una struttura sostanziosa. In generale la presenza di fecce e lieviti aiuta a mantenere il liquido sostanzioso e la spuma può alleggerire quest’effetto.
Lo stesso vino privato del sedimento, con remuage e sboccatura per esempio, restituisce un liquido che difficilmente si mantiene sostanzioso.
Sono più rari i vini bianchi sostanziosi, ma non mancano esempi anche lì.


Se diluiamo un bicchiere di latte poco alla volta, c’è un momento in cui il liquido non lo percepiamo più come sostanzioso, ma come bevanda e basta, come l’acqua.
La digeribilità è un concetto legato ai cibi o ai liquidi sostanziosi. Un vino non sostanzioso che si beve bene lo definirei più bevibile che digeribile. E non è detto che un vino bevanda non impegni lo stomaco per motivi legati all’aggressività dei suoi sapori e composti, quali acidità, tannini o alcool.
Un vino ad alta bevibilità che non sia sostanzioso e nemmeno stanchi deve avere eccezionali caratteristiche di golosità, di freschezza. A volte salva il tutto una certa cremosità, ma qui è di nuovo un richiamo alla sostanziosità!
In generale la spuma è un’espediente che semplifica abbastanza la beva dei vini sostanziosi e può rivelarsi invece impegnativa laddove manchi sostanza accentuando le durezze e gli aspetti minerali.
Ma lì secondo me è anche questione di gusti.
Per me è raro trovare spumanti limpidi di cui berrei volentieri una bottiglia intera… 

PS Si è cinguettato di recente a proposito degli spumanti di Casa Caterina, di cui ho assaggiato un 60 mesi. Il gusto di questi eccellenti prodotti sembra essere giocato sulla magrezza e l’ossidazione e qualcuno fatica un po’ a berli. Forse che manchino un po’ di freschezza o di golosità o di cremosità…?
Le osservazioni di questo post, incomplete e forse sconclusionate, vorrebbero essere una traccia per costruire una specie di sintassi della bevibilità, che includa anche elementi tattili e di tessitura, e forse per evidenziare come codesta sia spesso molto soggettiva.  
Che ne pensate? 
Niccolò Desenzani