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venerdì 18 maggio 2012

le cese e il sangio(vese) che non mi aspettavo. collecapretta.

Le cese, Sangiovese Igt Umbria 2009, Collecapretta. 



Mentre lo bevevo, mi sono riproposto di scriverne subito, non tanto per esaltare il mio ego di scribacchino enocaghetto (cit).
Quanto per urlare al mondo la gioia provata nell’annusare, bere questo Sangio(vese) Umbro.
Vero è che noi Sabaudi non siamo avvezzi al Sangio (molti miei coregionari lo vedono come fumo negli occhi).
Altrettanto vero è che questo vino al di là del vitigno di origine (o grazie, chi lo sa?) ha una espressività rara e mi ha veramente schiaffeggiato le papille.
E non solo a me.
Aperto a fine serata, dopo un gran Chianti Classico, un Cannonau di eleganza sopraffina poteva cadere mestamente nel dimenticatoio.
Invece l’impatto olfattivo è stato superlativo, correvano occhiate fra i commensali, stranite, stupite, interdette.
Io ho cambiato bicchiere, non credevo che il profumo intenso, inebriante che usciva dal calice fosse di acciuga.
Acciuga del cantabrico grassa, poco salata, con note dolci.
E voi non potete neanche immaginare quanto piacciano ai piemontesi le acciughe sott’olio con il bagnet vert (salsa di capperi e prezzemolo e aglio).
Ebbene dopo un po’ nel bicchiere si snasava acciughe, cappero e il vegetale del prezzemolo, peperone (la parte bianca interna ci teneva a precisare un commensale), spezie varie.
Poi emergevano dolcezze di mora, mirtillo,menta, liquerizia e una mineralità untuosa che mi ricordava le sabbie micacee.
Corpo vivificato dall’acidità e dal vegetale, intenso e lievemente untuoso (per capire, vedete sopra). Piacevolissimo e vivo.
Buono buono buono.
Vivo nel ricordo, era l’unica bottiglia in mio possesso.
Bonne degù

Luigi


PS
Avevo già parlato da poco del loro Trebbiano Spoletino se volete leggerne.
Devo ringraziare ancora una volta Jacopo Cossater per la segnalazione.




PPS
Io adoro e stimo il sig. Mattioli per quello che ha scritto in etichetta: ”Vittorio Mattioli agricoltore e poi vignaiolo in Terzo la Pieve”.
Agricoltore in primis e poi solo poi vignaiolo.

PPS
Dimenticanza imperdonabile: bevuto chez Tirebouchon
 

lunedì 28 novembre 2011

vinicolki AUSTRI 2005 sanfereolo nicoletta bocca

Vini col KI.
Austri 2005, San Fereolo di Nicoletta Bocca, Dogliani.

Nicoletta Bocca con Vittorio Rusinà e Massimo Dalma a Fornovo


Nicoletta Bocca coté intellettuale del mondo del vino piemontese, sempre un po’ restio alla commistione con la cultura.
Lei nei primi anni di esilio Doglianese ha compiuto un viaggio catartico e di profonda umiltà per recuperare la contadinità insita in ognuno di noi.
Io apprezzo molto ciò che ha fatto, soprattutto per invidia, perché lei è riuscita in un intento che io, troppo pavido, non ho avuto il coraggio di perseguire.
E’ scesa in campo senza la boria del parvenu, senza l’arroganza dell’imprenditore.
Intrisa di dubbi.
E’ andata nei vigneti e ha imparato da zero, ponendosi in ascolto.
Ha rivitalizzato i suoli condividendone la rinascita.
Ha dato chance a vigneti vecchi e disagiati in procinto di essere abbandonati nell’oblio perché non rispondenti alle sinergie produttive e alle economie di scala contemporanee.
Ha duramente lavorato sui vegetali e su se stessa e i suoi vini sembrano aver appreso la lezione e sfoggiano una profondità unica.
Sono introspettivi, timidi, ricchi, colti e complessi come certi intellettuali d’antan che parlavano mandarino e discettavano di astronomia e teatro Kabuki.
Io sono rimasto folgorato dal Coste di Riavolo, dal San Fereolo Dogliani 2005 e dall’Austri 2005 a base barbera di cui vi parlo oggi.
Corposa e nervosa.
La apri ed è come appena sbocciata.
Cupa e introspettiva.
Densa ma scattante.
Di china il colore.
Di frutti il sapore.
Avvolgente e terrosa.
Fitta di tannini e acidità benevole.
Buonissima.
Bonne degustation


Luigi



Vini degustati a Fornovo e non nego che un motivo per cui ci sono andato è che sapevo ci sarebbe stata Nicoletta in persona.


lunedì 20 giugno 2011

verdebiancorosso_panizzamussobressan


Un pesto artigianale di Roberto Panizza (Rossi).
Una pasta artigianale di Mauro Musso.
Un Pinot Grigio 2006 di Fulvio Bressan.


La cena era pronta, il godimento assicurato.
Non ricordo soddisfazioni maggiori di quelle provate ieri sera.
Tre persone diversissime che danno vita a tre prodotti intensi e sublimi.
Hanno un insano attaccamento alla qualità e alla naturalità e alla digeribilità degli alimenti.
Il verde smeraldo sul pallore dei tajarin, il ramato del vino ed eravamo in odore di Unità d’Italia.

Roberto Panizza mi ha svezzato con i suoi pesto che scendono in terra da marte per il nostro sollazzo.

Mauro Musso è uno di quei personaggi “orizzontali” abbiamo conoscenze comuni ma non ci siamo mai incontrati, la sua pasta mi è stata consigliata e regalata da Ezio Cerrutti (altra anomalia genetica langarolo/piemontese) se la trovate non fatevela scappare.


Fulvio Bressan l’ho conosciuto a Terroirvino, i suoi vini mi hanno schiaffeggiato le narici e la memoria olfattiva del pepe dei suoi rossi non è ancora svanita.
Anche il pinot grigio inanellava in mezzo a idrocarburi e fruttato e vegetale e linfa, del pepe verde intenso e rinfrescante.



Grazie.

Luigi



Casa dei Tajarin di Mauro Musso, Viale Chierasca, 94, Alba (CN)
Tel. 0173/363575