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lunedì 21 maggio 2012

Chablis “Rosette” 2008, Alice et Olivier De Moor




Potente e profumato come pochi sciablì.
Apre sulla cotè morbida dello sciardonnè, senza le esasperazioni minerali e dure.
Senza il citrino pizzicante.
Finisce sulla pasticceria e uovo e caramello e agrumi canditi e frutta secca (?).
Decadente per essere un sciablì.
L’acidità comunque impetuosa e una lieve rasposità spalleggia e vivifica le maturazioni e la materia vinosa.
Molto appagante e denso.
Infinita l’evoluzione nel bicchiere.
Alice e Olivier non sono spaventati dalla leggera ossidazione dovuta a pratiche di cantina con bassa solforosa, nessun lievito secco selezionato, nessuna filtrazione e botti di legno.
E ci consegnano uno sciablì d’altri tempi ricco, maturo al limite del caramello e lievemente affumicato.
Molto controcorrente, anche dalle loro parti.
Bevuto al Consorzio in compagnia di Danilo Gatti e Vittorio Rusinà.
Bonne degustation


Luigi


Impressionante anche il loro Aligotè, bevuto al ristorante Rino a Parigi.
E l’Aligotè Plantation 1902 di cui ne parla un amico del bar Niccolò Desenzani.



Dimenticavo! Un vino #coldoppioKi.

venerdì 12 novembre 2010

londrachablisaisfrenkimonteedetonnerredrouhinsestriere

Carissimi,
mentre scrivevo il post dell’11/11/2010 ho ricevuto una mail di Francesco Marchio nella quale rispondeva ad una mia richiesta di  sua collaborazione nella stesura e ricerca di temi da proporvi.



Nella mail mi ha ricordato che stava cercando lavoro nella capitale della perfida Albione (Londra) e durante il colloquio, gli avevano chiesto lumi su uno Chablis  Montèe de Tonnerre che lui conosceva perché sostiene essere citato su un testo dell’AIS.
Nulla da eccepire, Londra è un paradiso in terra per i gastronauti enofili (contando su cospicue finanze), i Farmer market domenicali sono bellissimi, il Borough market il sabato e la domenica è un luogo incantevole, il formaggiaio Neal’s Yard Dairy  e la Fromagerie di Marylebone sono luoghi dai quali non si riesce ad uscire, il supermarket del bio Whole Foods Market merita una ispezione accurata, il reparto alimentare e le enoteche di Harrod’s, di Harvey Nichols e di Fortnum and Mason sono cose che noi umani non abbiamo mai visto, senza nulla togliere a certi Fish and Chips di Greenwich, a certi Gastro-Deli di periferia, a certe macellerie o enoteche di cui non ricordo più il nome.
L’unico rammarico è che “Frenki”  e con lui tanti altri, con l’accanimento che mette in ogni impresa avrebbe meritato un più fertile terreno a casa sua.
Che possa la perfida Albione forgiare un nuovo gioiello, nemo propheta in patria (tantomeno a Torino e aree limitrofe).
Come avevo già detto della serata del Bordò (peraltro consigliata proprio da Frenki) frasi slegate, eventi casuali in certe condizioni agglutinano senso e organizzano, momentaneamente, la casualità del flusso vitale.
Londra, Chablis, elogio dei vini bianchi (il mio post del 10/11/2010 che lui ha citato nella mail), cantine dismesse da ristoranti patrii in difficoltà, emigrazione di ritorno, Sestriere.

Un flusso che senza pudore definirei Joyciano ha cristallizzato senso alla mia cena del giorno prima a base di trota affumicata con olio extravergine di Foglini Amurri, insalatine di Cesana autoprodotte e Chablis del 2001.

Il mio Chablis è di Joseph Drouhin (negociant eleveur a Beaune, Cote d’Or, Francia) ed è del 2001, non proprio recente e proviene dalle cantine di un ristorante di Sestriere (Frenki ha lavorato per un po’ al colle), chiuso da qualche anno, datomi da Luciano Lantelme (che prima lavorava a Sestriere e domani apre il ristorante les ISCLES a Cesana T.se in via Ortigara 17. In bocca al lupo!) anche lui emigrato per anni a Londra. Tombola!



Joseph Drouhin è una portaerei della Borgogna decine di cru selezionati tra Chablis, Cote d’Or, Cote Maconnais, Beaujolais.
Questo vino malgrado sia un vino base a dispetto della considerevole età (il sito ufficiale ne consiglia il consumo entro cinque anni) ha ancora emozioni da regalare, l’acidità e la mineralità dello chardonnay di Chablis (qui usano un clone della Vallèe de la Marne resistente ai freddi della regione la più a nord della Borgogna) è presente e ha mantenuto fresco il vino con due sensazioni parallele e inscindibili: una florealità, frutto (pompelmo e sferzate citrine), mineralità fresche versus sentori evoluti di mou, affumicati, burro, croissant insomma ancora ottimo.
Riassaggiato il giorno dopo aveva perso molto naso. Peccato.

Buon viaggio Frenki
luigi