Potente e profumato come pochi sciablì.
Apre sulla cotè morbida dello sciardonnè, senza le esasperazioni minerali e dure.
Senza il citrino pizzicante.
Finisce sulla pasticceria e uovo e caramello e agrumi canditi e frutta secca (?).
Decadente per essere un sciablì.
L’acidità comunque impetuosa e una lieve rasposità spalleggia e vivifica le maturazioni e la materia vinosa.
Molto appagante e denso.
Infinita l’evoluzione nel bicchiere.
Alice e Olivier non sono spaventati dalla leggera ossidazione dovuta a pratiche di cantina con bassa solforosa, nessun lievito secco selezionato, nessuna filtrazione e botti di legno.
E ci consegnano uno sciablì d’altri tempi ricco, maturo al limite del caramello e lievemente affumicato.
Molto controcorrente, anche dalle loro parti.
Bevuto al Consorzio in compagnia di Danilo Gatti e Vittorio Rusinà.
Bonne degustation
E l’Aligotè Plantation 1902 di cui ne parla un amico del bar Niccolò Desenzani.
Dimenticavo! Un vino #coldoppioKi.

