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lunedì 16 settembre 2013

Lolik 2007 - Guccione di Andrea Della Casa


In primis un grazie sentito a Mauro che mi ha omaggiato di questa bottiglia.
Questo vino fa parte del "primo tempo" di Francesco Guccione.
Già perché suo malgrado poco più di un anno fa ha dovuto ricominciare da zero, respinto ed esautorato dalla sua stessa azienda.
Miele, sale, mandorle e flebili guizzi di agrumi.
E poi pesca bianca e succo di albicocca.
Caldo e avvolgente, per una bocca rotonda e levigata interrotta solo da sporadici puntelli di sapidità. Alcolicità evidente ma ottimamente amalgamata nel tutto. Sorso profondo.
Questo trebbiano mette la Sicilia nel bicchiere.
Dopo questo assaggio sono molto curioso di provare i nuovi vini di Francesco, che se non erro proprio quest'anno comincia il suo "secondo tempo".

venerdì 4 gennaio 2013

Trebbiano Veruzza 2009, Guccione



Ho cominciato a sentir parlare dei vini dell’azienda dei Guccione a Semplicementeuva. Era la fine del 2010, e finalmente a Milano vedeva la luce un evento dedicato ai vini naturali.
Poi fu la polemica, perché l’evento era sovrapposto a La Terra Trema. Qualcuno urlò allo scandalo, qualcuno si incazzò, qualcuno si disse sorpreso… E poi anche la partecipazione, esplicita, di Porthos non fu presa bene da tutti.
Comunque, col senno di poi, e col rimpianto perché la manifestazione non venne mai ripetuta, posso dire che ricorderò sempre quel fine settimana, le decine di assaggi, ricostruiti a memoria, l’impressione di aver abbracciato un bel po’ del mondo in fermento dei vini appunto “cosiddetti naturali”, ché questa fu l’allocuzione appropriatamente usata dagli organizzatori.
Comunque ricordo nettamente che non visitai il banco d’assaggio Guccione, ma quando andai allo shop che era stato organizzato, correva la voce che i loro vini fossero una vera sorpresa della manifestazione.
Tornai a casa con il Perricone Arturo di Lanzeria. Che trovai irresistibilmente ruffiano.
Poi ogni tanto si parlava di questi vini, anche per la conoscenza diretta che ne aveva Luigi, e poi per vicende tristi sulle quali non voglio soffermarmi.
Passa il tempo e non si può stare dietro a tutto, ma qualche volta le cose ritornano. E così un po’ per sbaglio, in uno dei brevi assaggi nel minuscolo bar à vin di Sarfati (di cui sento già la nostalgia, perché non esiste più) mi sono ritrovato a bere il Catarratto Girgis Extra 2008 e il Trebbiano Veruzza 2009 di questo produttore siciliano.
Quando ho deciso di comprare il primo, era già finito.
Per fortuna col secondo è andata meglio e sono riuscito a berlo di frequente negli ultimi mesi.
Dico subito che per me è un vino straordinario.
Partiamo dal presupposto che sono pazzo per il Trebbiano. Che, come ormai sapete, considero un elemento di pregio che nel processo di vinificazione, la bottiglia non sia considerata un approdo finale dove fermare il più possibile il prodotto, ma essa stessa un tramite, dove il vino possa continuare a vivere per poi continuare a farlo nel bicchiere, in bocca, nei nostri stomaci e infine nelle nostre memorie.
E non v’è dubbio che il Veruzza sia vino vivo, integrale, in costante evoluzione.
L’assaggio è stupefacente, sia all’apertura, ma ancor di più nel suo sviluppo nelle ore e nei giorni successivi.
Ho anche provato a fissarne alcune note.

Lime e rosmarino. Polpa gialla compatta come di mango. Mentuccia ed erbe aromatiche fresche. Accenni sottili di rhum agricolo.
In bocca è trebbianitudine un po' sul versante del profumo. Piccolo residuo carbonico. Si sviluppa ossigenandosi verso i toni più freschi e citrini e il sorso decolla in un turbine di ipersalivazione con la mineralità da effervescente brioschi. Insieme, un bagaglio di spezie che lo rendono anche un po' sontuoso, pur rimanendo di consistenza cristallina e piacevolmente tagliuzzante. Mi entusiasma.
Comunque di beva sin troppo facile, che potrebbe anche farlo sottovalutare. Credo invece che ad aver pazienza, ma di bottiglie in giro ne son rimaste poche, continuerà a evolversi nei prossimi anni un po’ come il Trebbiano più famoso.
Ho cercato di capire qualcosa del terreno sul quale crescono le viti che danno questo nettare, ma non sono arrivato a capire causa e effetto di questo risultato sorprendente nel bicchiere. Ma la zona è peculiare e per quote altimetriche 450-600 m, e per caratteristiche dei terreni. Nella zona ci sono delle marne e mi piace immaginare,  da profano che vive nella città e non capisce una mazza di geologia, che il tipo di mineralità che ho trovato nel gusto del Veruzza abbia corrispondenza nella chimica del terreno. E che dunque vi sia una componente di magnesio bicarbonato di sodio che potrebbe spiegare il mio riferimento ai granulari digestivi.
Va be’ in un'altra vita spero di avere il tempo per queste interessanti seghe mentali.
Per ora mi accontento di bere Veruzza con grande soddisfazione!

lunedì 26 novembre 2012

Capita certe volte


Capita, certe volte, a me che devo interiorizzare per capire e parzialmente dimenticare le esperienze per poter estrarre un poco di senso, che il riassaggio della seconda o terza bottiglia del medesimo vino, mi conduca alla soglia della comprensione empatica, scevra da tecnicismi (di cui non sono capace) e ricerche di assonanze e noiosi riconoscimenti.
Percepisco più che capire, scivolo nel godimento estetico e avviene una espansione della coscienza.
La bevuta assume e sussume la componente temporale, il perenne e sottile stato di indeterminatezza del presente si stira, si deforma, si allunga.
Permette di guardare indietro, perché lì è annidata la nostra esperienza, la nostra vita.
Si espande  la percezione nella quarta dimensione acquistando complessità e vitalità.
E capisco quanto è falso e fuorviante il singolo assaggio che si configura come un punto nel bianco, senza coordinate e senza storia e senza memoria.
Perché, credo, che sia la memoria del passato il nostro unico futuro.


Nella rilassatezza di una serata in cui non si aspetta altro che esploda l’inverno, ho aperto un Girgis Extra 2008 e come colla ha fissato molte delle sensazioni avute nei precedenti assaggi.
Un lunga striscia in cui c’erano facce, viaggi, case, parole, amici, profumi, vini, emozioni insomma, c’era la vita.

venerdì 16 dicembre 2011

vinicolki rosso di cerasa 2009 guccione

Rosso di Cerasa 2009, Az. Agr. Guccione, Monreale (PA).



Nerello Mascalese e Perricone.
Il rosso di punta di Francesco Guccione.
Etichetta vergata a mano da cui evinco di aver scolato la centottantesima bottiglia di duemilacinquecentosei prodotte nel duemila e nove a.d..
Forse dovrei consultare un esperto di Qabbalàh.
Nell’eremo di C.da Cerasa il lavoro di amanuense aiuta Francesco a rilassarsi e perdersi nella natura e nel buio della notte.
Delicato di colori, intenso di profumi.
Mi ha ricordato certi vini dell’etna.
Sarà il nerello con quel profilo aromatico caratteristico.
Così profumato di pesche, di melone, vegetale.
Magro e affilato.
Educato e bevibile.
Saporito e sapido.
Figlio delle notti fredde di Contrada Cerasa a più di seicento metri di quota.
Io godo nel bere vini come questi che sradicano e invertono i luoghi comuni.
Un vino siciliano con colori chiari, alcolicità vellutata, acidità nervosa, profumi freschi.
Da dipendenza e io, sospettoso, ne avevo presa una sola bottiglia.
Sono già in scimmia.
Glu glu è andato giù.
Bonne degustation.


Luigi


Ho scritto questo post con una certa ritrosia, perchè è il terzo che pubblico sui vini di Francesco in meno di un anno.
Però mi è piaciuto così tanto.
La memoria della pace che mi aveva instillato non scemava.
Ho poi letto cose turpi (del tutto ingiustificate e diffamanti) su lui e i suoi vini e ho deciso.
Di scriverne a parziale ammenda.

Se volete leggere del Girgis Extra.
Se volete leggere del Lolik.

mercoledì 13 luglio 2011

girgis extra 08 carricante extralucido guccione monreale


Girgis extra 2008,


IGT Sicilia Bianco.
Catarratto lucido.
Monreale Palermo.
Forse le montagne.
Le notti fredde.
Forse i gesti misurati.
Affusolano.


Questo succo di meloni e pesche.
Con nobili puntate minerali e di distillato.
Testa al nord.
Radici ben piantate nel calcare siciliano.
Etichette con interventi autografi di Francesco Guccione.
La lentezza è aristocratica.
La nobiltà e d’obbligo.
Bonne degustation

Luigi




Noi l’abbiamo bevuto con godimento mangiando un tripudio di “scacce” e “pastizzu”.

mercoledì 26 gennaio 2011

lolik2007trebbianodisiciliaigtguccionemonrealepalermo

All’inizio  della mia carriera di blogger (sono un neonato), non so se per carità o per quale altro sentimento, Gabriele Ferrari anch’egli blogger di “Oggi bevo”, mi ha fatto oggetto di sue continue e intelligenti frequentazioni corredate da commenti (praticamente gli unici ).


Dopo il post sul Maquè. Gran successo. Da allora posso vivere di ricordi.
Capito il mio debole per la Trinacria.
Mi ha inviato una “dritta” sui bianchi dell’azienda agricola Guccione di Monreale (PA).
Curioso come una scimmia.

Mi  sono armato di pazienza e ho cercato il modo di procurarmeli.
Grazie al maledetto web ho acquistato una piccola selezione di loro vini.
Qualche sera fa in un momento di eccessi l’ho aperto, proprio allo scadere dei giorni di carenza indicatemi da Gianna Terrana che deve conoscermi, perché così ha scritto: “…Dopo la consegna è molto importante che il vino comunque riposi 2/3 giorni prima della degustazione.
I bianchi vanno serviti ad una temperatura di 10/12 gradi (in frigo perdono i profumi)…”
Io, fosse per me, li aprirei davanti al corriere, nell’androne di casa squarciando gli imballi con la taglierina.
Lolik 2007 trebbiano IGT Sicilia dell’azienda agricola Guccione in quel di Monreale (PA).
Ritorna la Sicilia nel mio destino e ci ritorna con folate rinfrescanti se non gelide.
Sbarello di brutto quando leggo post deliranti sui vini siciliani cotti e stracotti dopati con sciardò e cab.
Qualcuno dice pure che sono buoni.
E pensare che per evitare di far marmellata i vigneti sono al nord, defoliati (per evitare che concentrino troppo zucchero e perdano acidità).
Quando ci sono varietà locali abituate all’inferno.
Quando ci sono vignaioli che con mano decisa ma gentile ne trasformano i succhi.
Non ricordo cosa stessi mangiando, fuori c’erano menotredici o meno quattordici che sono scesi a menosedici per effetto vento polare del Lolik.
Idrocarburi e sentori mentolati e timo limonino.
Freschezza.
Aromi mai così intensamente verticali in un sicilian wine.
Corpo sapido, ammandorlato, sgrassante e gentile.
Color oro.
Ottimo dissi.
Sembra friulano qualcuno disse.
Lo bevemmo tutto.
Non fatelo mancare nella vostra cantina.
Sig.ri Guccione quando tornerò in Sicilia passerò da voi, tremate  siete in lista.

Aridità dalla cantina:
vigneto in biodinamica, si procede alla selezione massale sul campo per compensare le fallanze.
Vendemmia manuale.
Fermentazione in tini di legno con lieviti di cantina indigeni.
Malolattica eseguita spontaneamente.
Loro saranno a sorgente del vino live e voi cosa aspettate?



Comprato su sorgente del vino a 9,00 euro

Buona degustazione
Luigi