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lunedì 26 novembre 2012

Capita certe volte


Capita, certe volte, a me che devo interiorizzare per capire e parzialmente dimenticare le esperienze per poter estrarre un poco di senso, che il riassaggio della seconda o terza bottiglia del medesimo vino, mi conduca alla soglia della comprensione empatica, scevra da tecnicismi (di cui non sono capace) e ricerche di assonanze e noiosi riconoscimenti.
Percepisco più che capire, scivolo nel godimento estetico e avviene una espansione della coscienza.
La bevuta assume e sussume la componente temporale, il perenne e sottile stato di indeterminatezza del presente si stira, si deforma, si allunga.
Permette di guardare indietro, perché lì è annidata la nostra esperienza, la nostra vita.
Si espande  la percezione nella quarta dimensione acquistando complessità e vitalità.
E capisco quanto è falso e fuorviante il singolo assaggio che si configura come un punto nel bianco, senza coordinate e senza storia e senza memoria.
Perché, credo, che sia la memoria del passato il nostro unico futuro.


Nella rilassatezza di una serata in cui non si aspetta altro che esploda l’inverno, ho aperto un Girgis Extra 2008 e come colla ha fissato molte delle sensazioni avute nei precedenti assaggi.
Un lunga striscia in cui c’erano facce, viaggi, case, parole, amici, profumi, vini, emozioni insomma, c’era la vita.

2 commenti:

  1. Bella osservazione Luigi. Io più invecchio e più il vino lo vivo così. E' una specie di madeleine proustiana; di più in realtà. Perché laddove il biscottino burroso solo per caso risvegliava la coscienza, il vino o meglio i vini - sono per me compagni di viaggio che alla bisogna rimettono in connessione con la vita.

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  2. Sono Siciliana ma non mi intendo di vino, però ricordo il vino che faceva mio padre in casa, era buonissimo.

    www.saucysiciliana.blogspot.com

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