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mercoledì 19 febbraio 2014

otòbbor 2008, Crocizia

di Niccolò Desenzani





Dei vini di Marco spicca sempre una certa magrezza, che li rende talvolta non capiti o comunque sottovalutati. Non fa eccezione la sua barbera (qui con croatina e pinot nero), generalmente vino da giorno dopo, per darle il tempo di acclimatarsi con l'ossigeno, smussare qualche durezza e dire la sua sul terreno di provenienza e l'annata metereologica.
Poi c'è che un rifermentato non è mai uguale a sé stesso. Continua a muoversi. E quindi capita che dietro la stessa etichetta, venga fuori un carattere sempre leggermente diverso.
Inoltre con i rossi c'è un equilibrio fra frutto, assetanza/dissetanza, chiusura, puzzette, vinosità, secchezza, morbidezza e consistenza che determina la qualità della beva.
Metteteci che vini di Marco sono una trasformazione molto diretta dell’uva e quindi solo il tempo può eventualmente dire la sua in bottiglia.

In questo quadro leggo l’Otòbbor 2008. E il tempo ha fatto un bel lavoro.


Al naso si percepiscono i frutti a bacca selvatici e, inaspettata, un’idea di vaniglia, che si ritrova in bocca a cercare di ammansire un'acidità fiera e compiuta. Un coté di evoluzione verso la sontuosità che trasforma il vino da buono in sorprendente. Un tannino gessoso completa l'equilibrio gassoso dando la spinta fra un sorso e il successivo in mezzo a sferzate di arancia moro.
A tratti quasi cioccolatoso, con bacche acide e erba di montagna.


In definitiva c’è un carattere complesso dietro ai vini di Crocizia che io credo racconti precisamente la storia dell’uva, delle piante e di quel terreno incontaminato che ormai qualche lustro fa i due uomini decisero di coltivare a vigna.

Quel “che” difficile da decifrare, ma bello da scoprire.



Marna gessosa a Crocizia (sul sito di un antica cava)

venerdì 7 dicembre 2012

Besiosa, vino frizzante, Crocizia


A Fornovo mi sono avvicinato incuriosito al banco di Crocizia perché Niccolò Desenzani sostiene che i loro vini abbiano un chè.
Ed effettivamente sono molto intriganti e nervosi, sarà per il fatto che sono a cinquecento metri di altezza in mezzo ai boschi, e precisi.
La precisione intesa come pulizia olfattiva, nei rifermentati in bottiglia è una virtù che non sempre si trova al cento per cento.
Nei vini dei fratelli Rizzardi si.
Puliti e freschi, delicati, quasi sottotraccia a parte la Besiosa che unisce all’eleganza una certa potenza pur rimanendo con i suoi undici gradi e mezzo alcol volume, nel campo esaltante dei vin de soif.
Una certa morbidezza residua inibisce l’amaritudine della malvasia di candia e la traghetta verso l’iperuranio della beva a catinelle.
Floreale e agrumosa, nitida e gentile in bocca, con acidità tonificante, da bere e ribere.

Voi non potete sapere quanto mi pento di averne acquistata una bottiglia sola!
Bonne degustation

Luigi 

lunedì 29 ottobre 2012

znèstra, Malvasia secca 2010, IGT Emilia, Crocizia. Di N. Desenzani



I vini di Crocizia hanno un che...
Questo znèstra potrebbe sembrare solo un’ottima classica malvasia secca rifermentata. Poi mentre lo bevi ti accorgi che i movimenti naso bicchiere, bocca bicchiere sono insolitamente numerosi.
Perché lo annusi e c'è un che...

Lo metti in bocca e c'è un che...
Lo deglutisci e c'è un che...
Infine lo pensi e pensi che ha un che...
Al naso ha qualcosa di sfizioso, aromi ammaliatori sottili che catturano, In bocca è preciso, equilibratissimo, ma poi ti sorprende con una venuzza di acidità appena sopra le righe, che ti fa fremere e salivare e ricercare soddisfazione. Un tocco amarostico che ti porta col pensiero al pompelmo e alla sua buccia. E nello stesso tempo c'è l'aromaticità che tiene viva l'immagine floreale.
E tra un che  e un altro, ti ritrovi a pensare al fascino sottile del vino.
All'eleganza sussurrata, agli elementi originali...
E non puoi che concludere che questo vino ha un che!