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venerdì 17 gennaio 2014

Malvasia Riserva 2011, Marko Fon


Degustato durante la preparazione e lo svolgimento della cena, tra verdure da sbucciare e pentole da tener d’occhio prima, in compagnia poi. Per un gioco spontaneo è venuto fuori una sorta live chatting con gliamicidelbar di cui ho CENSURATO tutti i commenti e lasciato solo le mie esternazioni, spesso ripetitive, sul vino di Marco Fon. Un vino che indubbiamente è un punto d’arrivo. Per tutto quello che riesce a metter dentro di territorio, di scelte stilistiche, di odori e sapori in definitiva. Per certi versi in controtendenza rispetto alle Malvasia cui ci hanno abituato i produttori della zona.


19:15
(Rumore di stappo)


19:20
Evolve bene dopo apertura. Inizio quasi eccessivo, un po' troppo opulento, presto si snellisce e benché il naso resti un po' sull'aromatico, in bocca riesce a esprimere una ricchezza gustativa abbastanza impressionante, pur avendo l'amaricante del vitigno.
Acidità, opulenza, aromaticità, piccantezza, resine, sasso, mare... In bocca non c'è che dire parla forbito.
Persistenza in minuti, però col vitigno aromatico è più facile. Rimane un tocco caramellato, fresco, molto bello.


19:27
Evoluzione brillante!
Molto fresco e fatidicamente minerale (mi mando a cagare da solo!)
Citron vert


19:32
Sta perdendo anche il fastidioso lato aromatico...
Rimane un filino vinoso, tiè!


19:46
Insomma fresco il vino è leggermente aromatico, resinoso, pungente e che fa salivare a lungo, >90 è certo!


19:59
Definitivamente naso nobile caramelloso, ma austero, bocca ricca che sa di uva e di tanto. Persino l'amertume va dipanandosi.
Grande vino tocca ammetterlo...


20:35
Gran sostanza e freschezza. Super. Bonissimo. Piccante rimane lunghissimo sulle mucose.

Ne ho ancora una bottiglia che custodisco abbastanza religiosamente, ma credo che presto l’irresistibilità avrà la meglio sulla mia flebile fede.

lunedì 16 dicembre 2013

Malvasia Carso doc 2009, Zidarich


Dario Princic disse qualche mese fa che la sperimentazione friulana sui macerati la vedeva come strumento per la fondazione di una nuova tradizione di vini bianchi di qualità, soprattutto nelle sue terre che non ne hanno una secolare alle spalle. Capivo ciò che diceva e allo stesso tempo non mi convinceva appieno che una tecnica (sia pure ancestrale) diventasse un valore aggiunto del vino. Sono convinto che i vini debbano essere territorio e la vinificazione in rosso dei bianchi mortificano un po’ questo concetto, è come se sfocassero l’immagine dei luoghi e accentrassero l’attenzione sul liquido, troppa autoreferenzialità, troppo macismo enologico. Questi gli argomenti che, più o meno, avanza anche Ezio Cerruti, gran pasionario della prima ora degli orange wine e che ora, passata la novità e l’innamoramento, comincia a mettere molti distinguo e molte eccezioni.
Talvolta i profili olfattivi dei macerati, seppure potenti e intriganti, sembrano annunciare la morte del vino e del luogo, mi fanno venire in mente i processi di distillazione degli alchimisti volti alla astrazione, alla ricerca dell’essenza.
E si sa che l’essenza non è mai terrena è un processo culturale, metafisico che allontana dalla natura alla ricerca dell’iperuranio, il luogo delle idee in cui non c’è spazio per la corrutibilità dell’essere.
Le malvasie però mi pare che sfuggano un po’ a questa concettualizzazione del terroir, sono apolidi e molto autoreferenziate, sembrano più un concetto astratto che l’espressione di un luogo o, forse, sono tutti i luoghi e sono in tutti i luoghi.


Hanno profumi più o meno omogenei e molto marcati (bella scoperta sono aromatiche!) che il territorio scalfisce e influenza con meno intensità della mano del vigneron.
Devo dire che con la macerazione queste uve si esaltano, guadagnano in profondità e ricchezza e complessità, valicano il confine tra vino senza pensieri a vino da pensare.
Ebbene la Malvasia 2009 di Zidarich rientra in questa categoria di vini complessi (non complicati), cerebrali ma con guizzi e scatti nervosi che spesso la macerazione ottunde, soffoca.
Rimane molto viva, ruvida il giusto, con memorie vegetali di salvia e altre aromatiche accattivanti in un impianto acido/salino/tannico molto elegante.
Malgrado la mia sparata iniziale sui macerati è stata la bottiglia dell’anno!
Mi piace contraddirmi!
Kempè

Luigi