di Niccolò Desenzani
Poi c’è che è un vino base. E ogni tanto vale la pena di porsi la domanda: “che cos’è un vino base?”. Domanda che umilmente e intelligentemente si poneva e poneva Claudia Donegaglia su Facebook l’altro giorno, intimorita dal compito di doverlo spiegare ex cathedra. Mi ha colpito la risposta, quasi giocosa, di Armin Kobler “è quel vino dalla cui qualità dipende la reputazione dell'azienda”. Forse potremmo invocare la celebre frase di Justice Potter Stewart sulla definizione difficile di cosa fosse la pornografia, “I Know it when I see it”, ma resto più illuminato dallo scherzo di Armin Kobler, che fa proprio al caso mio.
Se è pur vero che questo Rosso di Valtellina è tecnicamente un vino base, portando la denominazione meno restrittiva rispetto agli altri vini aziendali e il primo prezzo nella gamma, è altrettanto evidente all’assaggio quanto sia meritata la reputazione di Arpepe, specialmente negli ultimi anni.
Se è pur vero che questo Rosso di Valtellina è tecnicamente un vino base, portando la denominazione meno restrittiva rispetto agli altri vini aziendali e il primo prezzo nella gamma, è altrettanto evidente all’assaggio quanto sia meritata la reputazione di Arpepe, specialmente negli ultimi anni.
Il base di Arpepe non è mai stato così tanto nelle mie corde. In passato indubbiamente franco e semplice e pulito, ma non di rado un po’ vinoso, un po’ statico e inespressivo. Soprattutto non di beva assassina, anzi. Quindi è stato meraviglioso aprire questo 2010, con poca aspettativa, e trovarci dentro un killer. Questo dice anche come stia lavorando l’azienda perché oltre che essere base, è anche il vino che esce prima di tutti gli altri, in anticipo di anche dieci anni rispetto alle riserve. Possiamo dunque sognare oggi come saranno i loro vini fra quattro, cinque, dieci anni e l’unica conclusione è che vorrei un vitalizio in bottiglie di Arpepe di qui a sempre.
Venendo al vino, quintessenza terragna di nebbiolo di montagna, ho trovato il perfetto equilibrio di acidità, sapore, consistenza, facilità di beva. No. Non facile, piuttosto difficile da non bere. In tutto ciò alcune note nobili di affumicatura che danno un tocco sublime al sorso e portano la mente dritta a Carema attraverso un tunnel quantistico alpino. Cortocircuito nebbiolesco.
Infine una noterella filosofica. Nel leggere le note di Sandro Sangiorgi, che a me piacciono molto, ci si riferisce non di rado a un concetto di “forma e sostanza”. Forse nella sua monografia spiega anche nel dettaglio il significato. Io non ho ancora trovato il tempo di leggerla e quindi desumo dagli esempi a cui lo applica. In questo spirito mi sento di dire che il Rosso di Valtellina 2010 di Arpepe si avvicina alla perfetta esemplificazione del concetto.
FORMA E SOSTANZA