Il
o la Freisa; il piemonte enologico è diviso sul genere e talvolta sulla qualità
di questo vitigno spesso frizzante, un tempo spesso dolciastro, più spesso
dimenticato.
Eppure
la Schneider ci dice che il dna è largamente condiviso con il nebbiolo.
Quarti
di nobiltà ignorati.
Forse
perché i vigneti erano in zone che più di tutte hanno patito l’industrializzazione
del Piemonte e lo svuotamento delle campagne e la rinascita enologica ha
stentato e stenta a innescarsi.
Direi
che i primi a non credere alle potenzialità millenarie delle terre del basso
monferrato sono gli stessi vignaioli monferrini.
Solo
ora timidamente ripiantano nebbiolo (presente già in epoca prefilloserica) e
dedicano attenzione a vitigni abbandonati come il grignolino e il freisa.
In
questo caso la mano del vignaiolo è fondamentale per accompagnare questo vino
di etere e terra sino alla bottiglia.
Ezio
Trinchero crede nella sua terra e nel potenziale dei suoi vini.
E
lui parla con accenti nobili di quando il Monferrato comprendeva Genova e
Milano.
Distilla
profumi di ceralacche e minerali ferrosi e argille e tannini rotondi ma
presenti.
Tirebouchon
ed io siamo rimasti folgorati sulla via di Damasco, che un tempo passava da
Agliano.
Kampai
Luigi

