La regola quindi è: se ti va male con un anno, ritenta la fortuna con un'annata più vecchia!
La roulette russa del paleoenofilo.
E mi è andata quasi bene. Quasi.
Mi ritrovo un liquido limpido e consistente, che avrei scommesso il mio santissimo destro, alla vista, che fosse tè.
Qualcosa dunque è salvo nel colore, vista l'aranciatura, e nel sapore, visto il ricordo rimasto di gusto di vino.
Dura la vita per valorizzare questi cimeli!
Il profumo/odore è di gomma alcoolica con un'eleganza che ricorda vecchie stanze di antichi mobili riempite. In bocca è di grande acidità ma sotto sotto il frutto resiste.
Poco. Non a sufficienza per poter dire che sia un sorso piacevole, ma quanto basta per renderlo interessante.
Conosco bene i prodotti di questa vigna, allora meno che trentenne, e forse posso dire che qualcosa ancor ci ritrovo. Ma probabilmente è la suggestione al lavoro...
Infine rinuncio.
Ma tengo la bottiglia, metà scarsa e con la sua enorme camicia sul fondo e la metto in frigo.
Sarà una piacevolissima sorpresa sorseggiarne il contenuto la sera dopo a mo' di aperitivo, fra un buon Xeres e un ricordo sempre più vivido e materico della Barbera, fino all'ultimo bicchiere, versato attraverso un colino, con una tinta sempre più rosseggiante, opacità quasi totale; ma ecco il frutto ancora reperibile, persino... Un refolo di carbonica.
E mi sovvien l'eterno...