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lunedì 18 novembre 2013

Rosato Amphora 2011, Puglia IGP, Guttarolo

di Niccolò Desenzani


Seconda bottiglia a distanza di poche settimane. La prima mi ha lasciato un po’ perplesso, quasi fosse ovattata e spenta e il potenziale rimasto tale.
Questa seconda è decisamente un’altra storia.
Memore della prima esperienza decido di girare la bottiglia e lasciare che le varie masse presenti si mischino. Con la prima avevo fatto il contrario e me ne ero pentito.

Il naso dentro, ho la percezione di un estratto della parte più sottile del primitivo. E che questo vino giochi un campionato OVNI, nella categoria rosati, torbidi.
Costruisce un senso attorno all'anfora, fatto di sentori calcarei, remoti richiami al frutto, pompelmo rosa, finezza eterea, speziature sottilissime. Un naso infine che potrebbe ricordare un vecchio nebbiolo. Per finezza soprattutto, ma è in divenire.

In bocca è pompelmo rosa e sale. Grande freschezza a tratti in perfetto equilibrio, con una vitale carbonica che arriva a notevole distanza dall'apertura, complice la scelta di degustare in abbassamento di temperatura. Mi sono accorto che spesso partendo dal vino quasi fresco per arrivare a quasi freddo si verifica più facilmente questo fenomeno.
Questa seconda bottiglia, sballottata tragicamente, in un andirivieni fra lo scaffale di casa, il frigo al mare e di nuovo verso il frigo di casa, ma aperta prima che si fosse nuovamente raffreddata, si scompone e ricompone nel bicchiere con piglio autorevole.
A tratti un vino enorme, a tratti decomposto.
Infine la grazia prevale e si fa largo la morbidezza in mezzo alla struttura finissima ed esplode in bocca in freschezza.

Ancor meglio il giorno successivo. In perfetto equilibrio corpo e sottigliezza, freschezza e sapore. Fantastici sentori di legno (ovviamente endogeni); naso come di miele e agrumi e di finissimo brodo e iodio e calcare. In bocca è pienezza e acidità fresca, leggera polverosità e un cenno di butano, presagito già al naso.

Funambolico.

venerdì 2 dicembre 2011

lamie delle vigne 2008 primitivo di Gioia del colle guttarolo

Cantine Cristiano Guttarolo, Lamie delle vigne IGT 2008, Primitivo di Gioia del Colle.


Il Primitivo è vitigno curioso.
Uno dei pochi, se non l’unico che arrivato negli Stati Uniti si è trovato perfettamente a suo agio.
La cultivar è Croata e probabilmente ha risalito le coste sino in Istria e ha attraversato l’Adriatico sino in Puglia.
A Gioia del Colle (BA) è stato introdotto dai Benedettini nel millesettecento e cent’anni dopo a Manduria (TA).
Ho sempre immaginato queste terre arse e caldissime tenute in temperatura dal volano termico del mare.
Invece l’Adriatico è basso e quindi accumula poco calore, i Balcani non hanno montagne che proteggano dalla discesa dei venti polari.
Gioia del Colle è su un altopiano a quattrocento metri.
Insomma un luogo a suo modo fresco.
Con gelate primaverili che il primitivo neutralizza con una fioritura tardiva e una maturazione precoce.
Su terreni calcarei, carsici, sabbiosi.
La versione di Cristiano Guttarolo mi ha spiazzato.
Il Lamie delle Vigne 2008 è composto da parte della massa vinificata in anfora e parte in acciaio.
Zero solforosa aggiunta.
Vegetale e linfatico, pungente e asprigno, pesche e gigliacee.
Profumi in perenne fluttuazione.
Scrocchiante e rasposo in bocca, quasi resinoso.
Buono e sgrassante.
Non adatto agli amanti dei vini glicerici ed edulcorati.
E’ rimasto aperto per giorni (in frigo, non mi fidavo altrimenti) e ha mantenuto se non accresciuto il suo fascino.
Che le ossidazioni della vinificazione proteggano dalle successive e incontrollate ingiurie dell’ossigeno?
L’anfora, forse, non è figlia del terroir delle Murge però...
Bonne degustation



Luigi