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mercoledì 17 agosto 2011

carricante 2007 igt sicilia calabretta randazzo Etna

Calabretta 2007 bianco.



Sicilia igt.
Carricante, minnella bianca.
Produttore etneo del versante nord.
Controverso.
Molti dicono ottimo, altri pessimo (difficile credere sia all’uno sia all’altro).
Al punto che non avevo preso nessuna bottiglia.
Sino a chè una notte, ad Ortigia, Siracusa da Tamì (una bella enolibreria con puntate nel design, in via Cavour 13 (perseguitato dai piemontesi!)).
Una notte, dicevo, calda di scirocco con folate di vento e di turisti (non ci ero abituato, nel mio eremo Sampierota solo pescatori e gatti randagi allietano le mie notti).



Sudato e stordito.
Ne scorgo alcune nello scaffale.
Ci mangio sopra (maluccio), ci penso, ci ritorno e compro.
Serial buyer.
Il day after la bevo.
Serial drinker.



Buono, un carricante preciso preciso, paglierino intenso con oro, mieloso e affumicato e candito.
Robusto, grassoccio, maturo, saporito, sapido e piccante.
Io non faccio statistica, però al momento è il migliore bianco etneo che ho bevuto.
Escludendo il Munjebel che come dice Chiara Giovoni non è un vino etneo.
E’, forse, il Munjebel un vino d’autore fatto sull’Etna e rappresenta il territorio dell’anima vulcanica di Cornelissen.
Comunque se vi capita di trovarlo, comprate il bianco 2007 di Calabretta che mi è parsa una spesa,12,00 euro, sopportabile economicamente e decisamente centrata.



Nei giorni passati ne ho bevuti di bianchi Etnei illustri, a prezzi più che doppi, di millesimi troppo recenti (2010 al più 2009) che non valevano la spesa.
Quando un territorio diventa moda.
Quando si immette un bianco troppo presto sul mercato.
Il rischio è questo.
Bonne degustation


Luigi

mercoledì 10 agosto 2011

carjcanti2008siciliaigtazagrgulfi_carricantealbanello

Carjcanti 2008.
Sicilia bianco igt.



Mi ha sempre fatto sorridere che la sede dell’azienda fosse ad Arcore.
Niente di più lontano dalle terre Chiaramontane (RG).
Vino di ritorno.
Dei produttori alle terre natie.
Con spirito battagliero di rivalsa e visioni di sinergie industriali.
Efficentismo e nordismo e pianificazione.
Salvo Foti e biologico e alberello egeo e varietà autoctone e enjambeur e marketing.
Come in una formula chimica.
Tanti vigneti in terreni vocati sia a Chiaramonte Gulfi (RG) sia a Pachino (SR) in c.da Maccari e c.da Buffalefi.
Etica, visibilità, grafica accattivante, grandi numeri, commercializzazione capillare, economie di scala.

Clip promozionali di Luca Gardini.
Fenomeno, questo del “ritornismo alle origini agricole della propria famiglia” molto a la page.
Sembrerebbe una ottima premessa.
Sembrerebbe.
Poi assaggio i bianchi.
In particolare il Carjcanti 2008.
E lo trovo molto preciso e molto “quercioso”, sfumature di Allier su un corpo che da sotto spinge.
Morbido nei profumi e quasi dolce in bocca.
Piacevole e preciso ma tendente al caricaturale.
Il day after, smorzato il legno, esce un po’ di frutta candita e miele di agrumi, meglio.
Prodotto nelle campagne di Chiaramonte Gulfi (RG).
Un po’ fuori zona per la cultivar.
Con un piccolo saldo di Albanello, forse.
Con profili organolettici paraindustriali.
E questo mi ha deluso.
Bonne degustation.

Luigi

Il Valcanzjiria 2010.
“Un vino nell’epoca della riproducibilità tecnica” non me ne voglia Walter Benjamin per la citazione a sproposito.

venerdì 5 agosto 2011

sp68bianco2009siciliaigtariannaocchipinti_vittoria

Sp68 bianco 2009.
Sicilia igt.
Arianna Occhipinti, Vittoria (RG).


Saranno pressioni commerciali, sarà che i consumatori si aspettano dalla Sicilia vini bianchi da pesce.
Ignorando che il Ragusano è terragno e carnivoro.
Comunque sia, Arianna, da una terra eletta per i rossi, le olive, le carrube.
(terra non intesa Sicilia ma l’agro di Vittoria con alle spalle i gradoni dell’altopiano Ibleo che scende per rinfrescarsi a mare).


Si è cimentata con un bianco.
Nato da vigneti di nuovo impianto.
Lo Zibibbo qui nella contea di Modica è un po’ fuori zona.
Comunque ne viene fuori un buon vin de soif.
A base zibibbo e albanello (una varietà locale).
Profuma di mentuccia e salvia.
Scivola in bocca fresco e leggero e godurusio.
11%vol.
Dissetante.



Non una interpretazione del territorio, forse.
Per sognare questi luoghi assolati affidatevi al suo Frappato chiudete gli occhi e immaginerete:
cretti, valli qui chiamate cave, più o meno profonde che scavano l’altopiano e scoprono fianchi di calcare bianco crema, terre cioccolato arate e assolate.
Città  aggrappate ai fianchi di questi cretti, costruite con la stessa pietra, strade e piazzette e scale e muraglioni dalle cui crepe, come cascate verde smeraldo, rotolano capperi in fiore.
Scaloni e giardini murati con fichi, mandorli, limoni, albicocchi e peschi con frutti pallidi come le stratigrafie geologiche di questa terra, come se l'antica saggezza dei suoi costruttori, avesse reso città e rifugio e vita le curve di livello del fianco carsico dell'altopiano, scavato dagli occasionali torrenti.



Bonne degustation

Luigi

lunedì 1 agosto 2011

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pieve vecchia e locanda del glicine a Campagnatico (GR)


dopo la bagarre sul web, le votazioni, il gioco, le polemiche, le esaltazioni, l'oblio
presentazione dei vini vincitori alla presenza di un folto stuolo di blogger, produttori, giornalisti e consumatori
per approfondire un semplice clic e avrete contributi scritti e in video

marco monaci, luigi fracchia, chiara giovoni, paolo c. ghislandi, alice bresolin, andrea gori, luca risso, dan lerner, jacopo cossater