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giovedì 2 gennaio 2014

Vinudilice 2010, I Vigneri

di Niccolò Desenzani


Strutturalmente e spontaneamente metodo ancestrale. 
Messo in bottiglia ancora in gestazione, con residuo dolce, lo ritrovo dopo due anni asciugato e smagrito, con ancora un filo di carbonica, quasi autodosatosi.
Se è vero che l'analogia pinot-nerello etneo è un po' una bufala, in questa versione proto spumante da alicante, grecanico e minnella ritrovo di più quello che potrebbe essere uno champagne francese, seppur la carbonica sia ormai fievolissima. Integro nella totale cangianza, un esempio di quanto si possa comunicare messaggi gustativi forti per sottrazione, riduzione del contenuto. L'acidità gessosa fa il verso ai grandi champagne, con però un coté morbido e denso di profumi  che spinge eventualmente a pensare a un dosato, ma infine si trangugia su quasi ogni cibo con la velocità della bibita estiva, dandoti insieme pensiero e goduria. Peccato sia poco e costoso. Se no sarei già addicted.
Pare che la 2011 nasca ufficialmente Metodo Classico. Ogni tanto è il vino stesso che suggerisce all'enologo come trattarlo. La sensazione nel berlo è proprio che abbia deciso quasi autonomamente dove andare.
Rosato da una vigna a 1300 metri con alberelli antichi, fino a 200 anni, coltivati col mulo.