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martedì 14 gennaio 2014

Due passi tra il gaglioppo

di Andrea Della Casa


la diversità dei terreni dove sorgono le vigne di Sergio Arcuri
Le vigne di Sergio Arcuri sembrano tanti bagnanti che si riposano tranquillamente al sole. 
Affacciate sul Mar Ionio alle porte di Cirò Marina godono di un microclima perfetto per portare a maturazione i loro acini. In più sono assistite dalle cure maniacali che Sergio e Francesco hanno ereditato dal babbo. Passeggiando tra i filari ti pare di entrare in un piccolo giardino dell’Eden.








Poco più di 3 ettari di vigne (uno impiantato nel 1948, uno nel 1980 ed il restante nel 2005) sono coltivati senza l’uso di diserbanti né concimazioni, e si usa ancora la zappa per lavorare il terreno vicino alle piante. Anche i trattamenti di zolfo e rame (l’ultimo in particolare) sono ridotti al minimo grazie alle piogge limitatissime e al clima caldo della zona.








Sergio e il fratello hanno iniziato ad imbottigliare il loro vino solo dal 2009 (prima tutta la produzione era destinata allo sfuso) ed è stato subito successo (difficile trovare ancora annate '09 e '10). Dalle vigne delle foto nasce "Aris", un rosso che combina perfettamente potenza ed eleganza, con un tannino ben amalgamato nel liquido che non risulta affatto aggressivo. Note di frutta la naso, ciliegie e prugne, accompagnate da sentori terziari, di sottobosco e liquirizia.
Sarò ripetitivo ma a me il gaglioppo a me rimanda sempre ricordi nebbioleschi.



lunedì 19 dicembre 2011

cirò 2009 'avita francesco de franco_

Cirò classico superiore 2009, ‘A Vita, di Francesco Maria De Franco, Cirò marina (KR).


Gaglioppo in rigorosa purezza.
E per mantenerla questa purezza Francesco ha provato a combattere contro i vitigni “migliorativi”.
Inseriti nella docg nell’ultimo anno.
Il suo concetto, che ho fatto mio da tempo è:
perché non lavorare con le cultivar presenti sul territorio, facendo ricerca e selezioni massali da vecchie vigne, preservando la naturale diversità genetica intraspecifica delle piante?
Perché, perché?
Perché affidarci a piante con storie di evoluzione in territori lontani e climi incomparabili a quelli in cui vengono calate?
Per fare vini scuri, densi, morbidi, adatti a tecniche enologiche a la page?
Ebbene il Cirò di Francesco, persona di onestà intellettuale e gentilezza ormai rare, non è così.
Dalle sue vigne a cinquanta metri di quota, affacciate sullo Ionio.
Produce con mano leggera sia in campo sia in cantina un solo vino il Cirò.
In cui c’è freschezza da vendere con acidità inizialmente impetuosa e scontrosa esaltata da sensazioni vegetali e tannini un po’ ruvidi.
E’ vino di colore chiaro e brillante quasi emaciato considerando che proviene da vigne con le radici nel mare.
E il calore abbacinante che non  scende neanche la notte.
Però come spesso succede la coevoluzione, il legame intenso con il territorio fa si che i vini non siano caricaturali, gonfi di anabolizzanti.
Eterea eleganza mista a rusticità ben condotta ne fanno un vino che frutteggia ma ha già in nuce sentori complessi.
Si sentono davvero i frutti di bosco, le fragoline.
E poi un po’ alla francese del fieno e leggero vegetale rinfrescante.
Legno di liquirizia, amabili dolcezze di incensi e macchia ci fanno intuire lontane terre di quasi oriente.
Da cui amiamo pensare provenga il Gaglioppo.
Francesco De Franco.
Segnatelo sulla Moleskin ne sentirete parlare ancora.
La Calabria ha bisogno di gente come lui gentile, onesto ma tenace, un guardiano della terra.
Fa anche un ottimo rosato d’antan per palati robusti e non massificati
Bonne degustation.

Luigi