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venerdì 8 novembre 2013

Paski 2010, Coda di Volpe IGT, Cantina Giardino. Di Niccolò



Bere il Paski, da coda di volpe, mi dà un senso di revival dei sentori puri di quando iniziavo a scoprire  il vino naturale. Dove naturale andava di pari passo con ancestrale.
Profumo compatto e risolto che fa fremere di sete; come di cidro di mela o di pera, secco, dove la componente aromatica primaria del frutto s'è quasi persa e ne rimane la base olfattiva potente.
Il contrario della ricerca dei profumi fruttati classici e dei bouquet ricchi e sontuosi. Qui c'è solo la sostanza della fermentazione.
In bocca coniuga  sapori di forte acidità e spessore papillare, che danno un quadro di equilibrio masticabile.
Non guasta un tocco di volatile, a confermare la rusticità.
Purezza di fermentatazione, sapori anche selvatici, ma per lo più di grande espressività.
Un sorso che sussume tanta geografia e tanta storia. Prototipale. Pienamente risolto.
Con un primosale di capra mi ha quasi commosso.
11,5 gradi di dimensione ancestrale.