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martedì 27 maggio 2014

La superficie liscia delle cose. In realtà la vita è nelle corrugazioni, negli anfratti

foto di Luca Garberoglio


Questo è la continuazione di un altro post (gli esperti del web dicono che sia inutile mettere il link  tanto sono pochissimi quelli che lo usano, gli altri se ne battono la ciolla e continuano a leggere disinteressandosene).
In realtà i due post sono legati dalle mie elucubrazioni sulla casualità e sul senso che eventi slegati e incontrollati creano quando convergono su di me che mi trovo in concordanza di tempo e luogo.

Tento un piccolo riassunto della puntata precedente:
1) Bevo Terre Silvate 2012 di Corrado Dottori e mi piace
          a) il vino è un macerato, non lo sapevo! e si infila di forza nella preparazione di #macerati1
             b) mi viene servito in due versioni: da bottiglia scolma e aperta da un po’ e da bottiglia nuova. Ed è diversissimo e questo mi ricollega a due post sequenziali uno di Niccolò e l’altro mio.
2) ritrovo Corrado Dottori nel film "Resistenza Naturale" di Nossiter alla cui proiezione partecipa Stefano Bellotti e assaggio il suo Nibiò 2006.

Da qui parte la narrazione odierna.
Stefano Bellotti è sul proscenio e arringa la sala, i suoi toni e le sue parole sono sempre un po’ in discordanza con l’immagine che si ha di lui, usa sempre parole e concetti catastrofisti e militaristi come il generale di una armata. Per cui spesso lo ascolto e mi sdoppio e non riesco a sentire ciò che dice come nelle vecchie televisioni di un tempo quando l’inquadratura sfarfallava sullo schermo e l’audio sembrava arrivare da un altro mondo in totale fuori sincrono con le immagini.

Poco importa se non riesco a concentrarmi ho in mano un Filagnotti di Gavi 2011 e, malgrado Stefano dica che è giovane, io lo trovo fotonico, incredibilmente fresco e beverino.
Vedo il film che non mi fa impazzire, è affetto, forse, da un eccesso di documentarismo e da una “sceneggiatura” che per avere i tempi filmici affronta i temi con un eccesso di semplificazioni per un pubblico "scafato" ma complicato per i neofiti, il discorso sul vino si intreccia anche con la salvaguardia e il restauro di vecchie pellicole ad opera della Cineteca di Bologna, comunque del film e del rapporto fra vino e cinematografia ne parla meglio di me Giulia Graglia.http://senzatrucco.wordpress.com/2014/05/23/dopo-lanteprima-di-resistenza-naturale/
A fine proiezione servono in assaggio il Nibiò 2006 (vino di cui avevo parlato il medesimo giorno con un amico) che un annetto fa ad una degustazione non mi era piaciuto per niente, era chiuso, puzzoso, scontroso al limite della bevibilità.

Invece il 21 maggio 2014 (che fosse un giorno di fiori, frutti o foglie?) nota1 era diventato farfalla nata dal bruco di un anno prima.
Profumi terrosi e fruttosi, cupi ma nitidi, tannini setosi e acidità viva, mineralità di talco, un vino intenso e complesso con derive glu glu!
Me ne sono fatto servire due o tre calici, nel frattempo sentivo parlare di vitalità microbica e di biodinamica, di impegno sociale, di scelte etiche, di atti agricoli…e per lunghi minuti mi sono sentito far parte di chi sarà sconfitto dall’inerzia del mondo.

E me ne sono andato, solo, saltando da un nodo di senso all’altro, facendo attenzione a non rompere la rete che mi sosteneva.
Kempè

Luigi

poscritto
il Nibiò è a base dolcetto


Nota1
Secondo i biodinamici le degustazioni andrebbero fatte solo nei giorni di fiori, frutti e di foglie, le indicazioni le trovate sul calendario di Maria Thun o altri.



lunedì 26 maggio 2014

Terre Silvate 2012, Marche Bianco Igt, La Distesa (I° parte)


Come ho detto spesso, il tempo e la fatalità creano, nell’apparente intreccio casuale, dei grumi di senso intorno ad eventi ai quali diamo un significato più profondo di una semplice casualità.
Mi è capitato di aspettare al ristorante delle persone, decido di regalarmi un calice di vino in attesa dei ritardatari.
C’è in mescita il Terre Silvate 2012 di La Distesa, perfetto!
Io adoro il verdicchio e sono attirato dal lavoro e dal pensiero di Corrado Dottori (anche se devo ammettere di non aver mai letto il suo libro).
Assaggio e sento che è un macerato, forse una breve macerazione ma c’è il pizzicore linfatico della buccia, infusi e fienagione.

Quella sera, inaspettatamente, il caso mi ha portato ad assaggiare un altro macerato, in un momento in cui il manipolo anarchico de gli amici del bar sta lavorando duramente a #macerati1 che è in programmazione per settembre.
Mi piace il Terre Silvate, addirittura me lo servono in due “versioni”, la prima più densa, intensa, scalpitante arriva da una bottiglia aperta, la seconda quando, arrivati gli amici, decidiamo di prenderne una bottiglia per innaffiare la cena.
La seconda, dicevo, era più affilata, eterea(nota1), quasi in sordina con accenni più citrici, di clorofilla, di sfalcio erboso fresco sicuramente meno intensa al naso ma comunque molto gradevole.
Le cause di questa diversità?
Bah!

1) bottiglie diverse? E’ possibile, in produzioni così piccole, che imbottigliando si stratifichi il vino in vasca e non sia tutto uguale.
2) ossigenazione forzata causata dalla permanenza in bottiglia scolmata. Io opterei per questa ipotesi, vista anche la leggera ossidazione delle componenti del colore, il vino si era scurito assumendo toni più mielosi e una consistenza più untuosa.

Se la differenza fosse da ricercare nell’ossigenazione allora questo assaggio si unirebbe ai due post, seconda casualità intrisa di senso, precedenti, quello di Niccolò ed il mio in cui abbiamo parlato di questo effetto “positivo” dell’ossigeno su vini “vivi e macerati” quasi che la concentrazione primordiale avesse bisogno dell’espansione post apertura per far prendere la sua dimensione finale al vino. Equilibri da ristabilire che la bottiglia in ambiente riducente, forse, non riesce a dare.

Pochi giorni dopo sono andato al cinema alla prima di “Resistenza Naturale” di Jonathan Nossiter in cui Corrado Dottori è, mia insaputa, un attore principale, ditemi voi se questo non è un altro, il terzo, segno del destino!
La sera della proiezione c’era in sala anche Stefano Bellotti che ci ha fatto assaggiare il Nibiò 2006, vino che non mi piacque un anno fa e…
Alla prossima puntata.
Nel frattempo una rete di eventi casuali si intreccia e la sequenza dei nodi, parrebbe essere la mia vita, del tutto casuale.
Kempè


Luigi

sabato 26 ottobre 2013

il vino è...

“…il vino è una specie di museo vivente, il testamento di uno specifico pezzo di terra. Il tempo e le piante racchiudono la storia, la cultura e le pratiche sociali di ogni regione e sottoregione.”