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mercoledì 19 marzo 2014

coenobium 2012 e 2011, igp lazio bianco

di Mauro Cecchi e Luigi Fracchia


2012  
Il vino delle suore cistercensi trappiste di Vitorchiano (VT).
Aiuta a vinificare Giampiero Bea.
Sarebbe facile dire che bevendolo si è a un passo dal paradiso!
Certo è, che è un bella miscela di trebbiano, malvasia, verdicchio, mi piace, mi piacciono le sue mollezze di frutta matura e caramello e bevo la memoria del lavoro conventuale che dall’epoca romana ha portato la viticoltura sino a noi traghettando questa pratica artigianal-agricola in mezzo a tante guerre e invasioni, preservandone la memoria.
Ricco ma non opulento.
Gli ho perdonato quella leggera mancanza di spina acida.
Bottiglia rubata dal cartone di Vittorio Rusinà.
Gesto eticamente non proprio in linea con la santità del prodotto!
Kempè

Luigi



2011    
Tempo fa avevo già notato questa etichetta, mi incuriosiva e rimandava a qualcosa di conosciuto.
 La soluzione mi sfuggiva. Quando ho saputo chi affiancava le suore trappiste...
Ma certo l’etichetta ! Rimanda ai vini umbri  di Giampiero Bea.

Per puro caso lo stesso giorno in cui Luigi beveva l’annata 2012 io affrontavo la 2011.
Una sorta di linea vino veloce tra Torino e Milano. Altro che Tav.
 Il primo approccio è intrigante, seppur non immediatamente svelato.
Ricco e sfaccettato con sentori di lieviti, fieno ed erbe estive che si insinuano nella mente e lavorano, lavorano a lungo, tanto da farmi indugiare col naso nel bicchiere più e più volte.
Luigi concordo.
Indubbiamente un vino con un acidità poco pronunciata, ciò nonostante, a sorpresa non si avvertono stanchezze anzi al palato è scorrevole, senza frettolose fughe in avanti  a decretarne la condanna.
Sul finale tornano le sensazioni già percepite in precedenza, affiancate da sporadici spunti balsamici a rinfrescarne la beva.
Mi piacerebbe averne ancora.

Mauro