di Mauro Cecchi e Luigi Fracchia
2012
Il vino delle suore cistercensi trappiste di
Vitorchiano (VT).
Aiuta a vinificare Giampiero Bea.
Sarebbe facile dire che bevendolo si è a un passo
dal paradiso!
Certo è, che è un bella miscela di trebbiano,
malvasia, verdicchio, mi piace, mi piacciono le sue mollezze di frutta matura e
caramello e bevo la memoria del lavoro conventuale che dall’epoca romana ha portato
la viticoltura sino a noi traghettando questa pratica artigianal-agricola in
mezzo a tante guerre e invasioni, preservandone la memoria.
Ricco ma non opulento.
Gli ho perdonato quella leggera mancanza di spina
acida.
Bottiglia rubata dal cartone di Vittorio Rusinà.
Gesto eticamente non proprio in linea con la
santità del prodotto!
Kempè
Luigi
2011
Tempo fa avevo già notato questa etichetta, mi incuriosiva e rimandava a qualcosa di conosciuto.
La soluzione mi sfuggiva. Quando ho saputo chi affiancava le suore trappiste...
Ma certo l’etichetta ! Rimanda ai vini umbri di Giampiero Bea.
Per puro caso lo stesso giorno in cui Luigi beveva l’annata 2012 io affrontavo la 2011.
Una sorta di linea vino veloce tra Torino e Milano. Altro che Tav.
Il primo approccio è intrigante,
seppur non immediatamente svelato.
Ricco e sfaccettato con sentori
di lieviti, fieno ed erbe estive che si insinuano nella mente e lavorano,
lavorano a lungo, tanto da farmi indugiare col naso nel bicchiere più e più
volte.
Luigi concordo.
Indubbiamente un vino con un
acidità poco pronunciata, ciò nonostante, a sorpresa non si avvertono
stanchezze anzi al palato è scorrevole, senza frettolose fughe in avanti a decretarne la condanna.
Sul finale tornano le sensazioni
già percepite in precedenza, affiancate da sporadici spunti balsamici a
rinfrescarne la beva.
Mi piacerebbe averne ancora.
Mauro
