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lunedì 14 aprile 2014

Jacob 2012, Vigneti delle Dolomiti IGT, Pranzegg

di Daniele Tincati


Ho assaggiato i vini di Matin Gojer grazie al mercato vini della FIVI a Piacenza un paio di anni fa.
Frequento da tempo l'Alto Adige, ma Pranzegg non lo conoscevo.
Stanno uscendo dall'anonimato alcune piccole e più o meno recenti realtà, animate da giovani viticoltori.
Una nouvelle vague sudtirolese che sta dando ossigeno ad una produzione stantia da anni.
Livello medio elevato, ma pur sempre di livello medio si tratta, a parte pochi casi.
Produzioni omologate di buona qualità, con qualche eccellenza, ma nessuno che si azzardi ad uscire dagli schemi.
Tutti che copiano tutti, sembra la parola d'ordine.
Ma qualcosa si muove.
Recentemente anche i vini di Patrick Uccelli di Tenuta Dornach mi hanno fatto un'ottima impressione.
Parlando del vino in questione, ci sarebbe qualcosa da dire sulla confezione.
Bottiglia pesante, fondo da Metodo Classico con la tacca (non ne comprendo il motivo), etichetta accattivante ed elegante tappo in vetro.
Confezione di un certo livello che alza sicuramente il prezzo del prodotto.
Il tappo in vetro però non mi convince fino in fondo.
Al contrario dello Stelvin, non mi sembra robusto come chiusura.
La paura è che, in caso di urto accidentale nella zona del tappo, ci possa essere una perdita di ermeticità.
Io ho comprato la bottiglia in un punto vendita di prodotti tipici a Merano.
Bottiglie in un cestone a portata di mano dei clienti.
Sarebbe bastato poco, come poco basta per aprire la bottiglia, una piccola leva con le dita.
Ma mi piacerebbe approfondire, se qualcuno ne sa di più....


Il vino sarebbe un rosato, ma si tratta di un rosso smascherato.
A prima vista si potrebbe scambiare per una Schiava.
Il colore è rosso rubino scarico, ma sono i riflessi violacei che tolgono i dubbi.
Si vede che comunque c'è una bella materia, il bicchiere è discretamente pesante.
Anche un bel numero di archetti veloci ma fitti segnano il vetro.
Naso rarefatto ma croccante di frutta rossa appena acerba.
Bella nota minerale di roccia, classica di alcuni vini altoatesini, che gli conferisce un fondo affumicato che mi piace parecchio.
C'è sempre anche qualcosa di vegetale, che arricchisce il profumo.
Proseguendo, fa capolino una leggera puntina acetica, appena percettibile al naso, ma non in bocca.
Non capisco se questa può essere riconducibile al tappo.
Purtroppo la bottiglia non arriva direttamente dal produttore, quindi non so nulla della conservazione nel mezzo tra Pranzegg e la mia cantina.
Assaggio caldo, come si diceva prima, più da rosso che rosato.
Avvolgente, con leggera percezione dolce dovuta probabilmente alla componente alcolo-glicerica.
Tannini leggerissimi, ma ci sono, finale soddisfacente, nel senso di soddisfazione generale.
Un bel vino, con la sua personalità, cosa ormai rara da quelle parti, che coniuga la bevibilità di una Schiava, con qualche sprazzo da Lagrein.
Pare più un rosato del centro Italia, stile Cerasuolo.
Bel jolly in tavola, uno di quei bicchieri che sta bene con tutto, forse anche col pesce.
Ma per stare sul tradizionale, con una bella merenda tipica tirolese.

giovedì 17 ottobre 2013

Nosiola sulle bucce, ed anfora, in una sola parola: Fontanasanta - Foradori - di Riccardo Avenia



Istintivamente associo Elisabetta Foradori al Teroldego. Vitigno principe della Piana Rotaliana (scrissi qualcosa qui), soprattutto nella sua più personale interpretazione: il Granato. Ma la Nosiola? Potrò da oggi associare allo stesso nome, questo vitigno dalle origini sconosciute, ma da sempre coltivato in Trentino che, tra le altre cose, viene tradizionalmente usato per il ricercatissimo ed apprezzato Trentino Vin Santo? Cosa ci si può aspettare da questa uva, nelle sapienti mani di Elisabetta?

Basta dire che l'agricoltura è basata sui principi della biodinamica, che il mosto/vino, passa 6/8 mesi in anfore non interrate con le proprie bucce e con i propri lieviti. Che non vi è nessun controllo della temperatura. Che ne passa altri 2 in botti di acacia. Che non si effettuano filtrazioni, tantomeno stabilizzazioni, per rendersi conto che ci si sta probabilmente avvicinando ad un grande vino bianco "macerato" originario della piana Rotaliana.

Poi c'è l'anfora, che mi affascina e che dona al vino quel qualcosa di indubbiamente dinamico, vitale ed intrigante. Ma che ancora non riesco a decifrare.

Il Fontanasanta 2009 (prima annata uscita in commercio) è oro cangiante, oleoso e compatto. Inizialmente sfuggente. Con alcuni gradi in più - non fate il mio errore, la temperatura ideale di servizio, è quella di un giovane vino rosso - apre su fiori in macerazione, frutta gialla esotica, agrumi, olive verdi, peperoni ed erbe aromatiche. Il tutto arricchito da intensi sbuffi minerali. Un caleidoscopio di profumi di straordinaria complessità. Con l'evoluzione vira all'acciuga in salamoia, alla salvia, alla mentuccia ed a un ricordo di liquirizia. L'idea, è quella di una perfetta rotondità olfattiva.

Il sorso è salino, che sfiora il piccante, con tannino e freschezza ben delineati. Allo stesso tempo è denso, glicerico, setoso ed avvolgente. Dinamismo, equilibrio, con il finale davvero lungo. Un vino con tante cose da raccontare, persino ad altri vini della stessa tipologia. 

Ecco cosa ci si può aspettare: un bicchiere di assoluta eleganza innata. 25 € che rispenderei anche domani.


P.s. L'unica nota dolente, è la bottiglia: troppo pesante. Questo, a mio parere, va in conflitto con i principi e la filosofia della produttrice.

martedì 21 agosto 2012

Under The Sky nel bicchiere per una notte senza stelle.



Notte di San Lorenzo, eppure non si vedono stelle. Solo luci della città. Voglia di un bicchiere di vino, toh neanche a farlo apposta.. una bottiglia di Under The Sky. Certo, giovane è giovane, 2010 ma chissà come si è comportato in questi mesi, dopo il primo assaggio invernale.
I rubini zampillano dalla bottiglia al bicchiere, e i profumi di tabacco e cacao dolce si innalzano nella caduta. Lo tieni in mano, come vorresti tenere il cielo. Di nuovo spezie e la terra bagnata accompagnano l'immaginazione alle notti estive ad ossevar le stelle dopo un temporale pomeridiano.
Cabernet Sauvignon, e non solo. Uva raccolta a mano e lasciata riposare nelle barriques per sei mesi. Terziarizzazioni accennate, ma che promettono vita lunga. E poi in bocca quasi tagliente, con tannini ancora acerbi, che hanno tanta voglia di crescere.
A Mattia e Rossella solo una richiesta: continuare così.
Gastrofanatico