Di
Quercus Petraea*.
Veloce
e ipersoggettiva dissertazione sull’uso delle barrique.
Pochi
giorni fa ho assaggiato un Grignolino del Monferrato Casalese affinato in
tonneau nuovi, millesimo 2007.
Ieri
ho assaggiato un Cerasuolo di Vittoria affinato in tonneau nuovi, millesimo
2008.
Devo
dire che comparati con i vini base non passati in legno non mi sono piaciuti.
Non
per una mia pregiudiziale avversione al legno di piccole dimensioni.
Ma
per la perdita di espressività dei vini.
Mi
spiego meglio:
il
grignolino ha una delicatezza aromatica e una tipicità spiccata e leggero
amarognolo e dei tannini vegetali molto saporiti e una acidità vivace e un
colore scarico.
Nel
Cerasuolo di Vittoria c’è il frappato, anch’esso ha aromaticità personalissima
e delicata e lieve speziatura e tannini anomali vegetali e molto espressivi e
leggero amarognolo e sapidità e acidità e colore scarico.
Entrambe
i vini hanno una beva glu glu.
Ebbene,
nelle versioni in doppia barrique.
Nulla
di ciò sembrava essere rimasto, il palato era spezzato in due dalla potenza dei
tannini esogeni che correvano al fianco di sensazioni vanigliate e resinose in
completa dissociazione.
Bevibilità
complicata, pesante.
E
che dire del naso affranto dal potente apporto della quercus petraea e delle sue
tostature.
Nelle
intenzioni dei produttori c’è la volontà di produrre vini longevi.
Da
questo la loro intenzione di rinforzare una materia apparentemente fragile e
caduca.
Il
risultato è stata una transunstanziazione dei vini che si sono tramutati in qualcosa
di estremamente diverso dall’originale perdendone l’eleganza briosa,
sfaccettata e leggera (leggera non banale).
Avendo
voglia di aspettare ancora qualche anno lo scarico dei sentori legnosi, avrebbe smorzato l’impatto olfattivo, però ci saremmo comunque persi l’aerea
espressività dei vini base.
Per
qualcuno sembra essere insostenibile la leggerezza dell’uva.
Forse
siamo lontani dalla botticella filosofale.
E
pensare che, diminuendo l’uso di legni nuovi, ci sarebbe la componente etica della riduzione
della deforestazione* e dell’impronta carbonica di ogni bottiglia prodotta.
Bonne
degustation
Luigi
Poscritto
Produttori
(o lettori sensibili ai limiti operativi della critica enologica) che leggerete
il post, voglio rimarcare che con questo mio scritto mi guardo bene dal
consigliarvi, insegnarvi alcunchè.
Ah!
e sono sempre disposto a cambiare idea nel caso avessi sbagliato.
*lo
so che le foreste Francesi seguono cicli agronomici di produzione di legno di
quercia e non abbattono più di quanto sia rigenerato dalla foresta stessa, però
tutte queste sono attività ad alto consumo di risorse non rinnovabili.
