Continua
il mio viaggio solitario nel mondo dei Lambic.
Continua
malgrado un certo disinteresse da parte del mio inclito pubblico di enolettori.
Devo
dire che è una delle poche bevande alcoliche che preferisco bere in completa
solitudine.
Non
capisco il motivo ma è così e mi piace rintanarmi nel mio studio attorniato da
pile di carte, appunti, riviste e stapparmi in maniera un po’ clandestina
questi Lambic.
Un
godimento, una piccola evasione quotidiana.
Ebbene
stasera ho aperto un puledro scalpitante di acidità siderali e durata dei sapori
intensi e salati che sfiorano la mezzora.
Profumi
elegantissimi, potenti che anticipano una birra affusolata, tagliente,
costruita sulle durezze acido-amaro-sapide-tanniche (un velo tannico lo lascia
sulle gengive) e insieme formano un costrutto impressionante, anche se non
facile da apprezzare.
Estremi,
portati al parossismo che costruiscono una sorta di stabilità organolettica
fragile, dura ma incredibilmente equilibrata.
Forse
non una Gueuze da consigliare ad un neofita.
Però
molto buona e accattivante.
Scrivendo
risento il salato sui lati della bocca e l’acido citrino sulla lingua.
Kampai
Luigi

