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giovedì 9 aprile 2015

montepulciano d'abruzzo di Pepe



Sono colpevole di non avere mai frequentato il Montepulciano d’Abruzzo di Pepe.
I motivi non ci sono.
Pigrizia, netta predilezione per i vini bianchi.
Che sono decisamente più glu glu dei rossi.
Anche se il Trebbiano di Pepe è spesso ostico e chiuso, talora in riduzione.
Lo so che queste esternazioni mi attireranno le ire funeste di Eugenio Bucci.
Lui sostiene che ho sempre commesso “infanticidi” e non ho mai aspettato che la materia imponente del trebbiano si distendesse e si esprimesse al suo meglio.
Io mi fido di Eugenio, aspetterò un po’ di più con i bianchi di casa Pepe.
Per cui, afflitto da questa mia mancanza, mi sono lanciato sul Montepulciano 2011 (lo so che direte che è troppo giovane! Però c’era questo in carta al restò).
Vacca boia!
I gestori del locale tenevano i vini sulle mensole nelle sale e la temperatura del vino era prossima ai 25°!
Vabbè, dico alla ragazza di sala: “mi può portare una glacette?”
In poco tempo arriva e sfreddo il vino sino a t° accettabile.
Il vino è inchiostroso, con sensazioni dolci, chiuso al naso, serrato, fitto come la sua trama antocianica.
Non si concede.
Sembra, come quando caricavo le penne “rapidograph” e percepivo  l’odore dell’inchiostro di China, un profumo tenue, indefinibilmente cupo, metallico, leggermente vegetale.
A me da sempre l’idea di un profumo compresso, centripeto schiacciato dall’eccesso di materia che non gli permette di uscire, avete presente i buchi neri?
Lo lascio nel bicchiere per un po’
Ma non sboccia
Buono
Ma eccessivamente semplice nella sua quasi stucchevole dolcezza un po’ mono tonica.
Devo riassaggiare

Kempè
Luigi


Ps
Euge

Perdonami!

martedì 6 maggio 2014

Fante, d'improvviso, il vino di Cristiana Galasso

di Vittorio Rusinà


Sono emozionato, sono qui con ancora un dito di nettare nel bicchiere, a tre giorni dall'apertura della bottiglia, il vino, vivissimo, mi entusiasma, è il Fante di Cristiana Galasso, è la conferma di una percezione.
Qualche mese fa uno scout mi disse di seguirla, è giovane, è naif...e dopo aver visto un suo bellissimo mazzo di fiori di campo sul profilo facebook di Nicoletta Bocca decisi di puntare i miei cent sui suoi vini, una cassa mista di tutto please!
Da subito mi colpì il Fante, un vino dedicato al grande scrittore americano, di origine abruzzese, John Fante che drammaticamente mi mancava nel novero delle mie letture...l'etichetta disegnata da un bimbo, bellissima nei tratti scuri di nero con barlumi di blu e rosso...la poesia di stelle, di cielo, di bellezza.
Il vino è un piccolo capolavoro da vigne coltivate in modo naturale, da uve fermentate spontaneamente, non filtrato, Montepulciano d'Abruzzo.
Fra le migliori bevute di sempre.

Feudo d'Ugni, Contrada Macchie, San Valentino in Abruzzo Citeriore (PE)
Cristiana Galasso sarà presente con i suoi vini a Navelli (AQ) il 10 e 11 maggio a Naturale2014

lunedì 10 marzo 2014

Lusignolo 2010, Vino Rosato, Feudo d'Ugni

di Niccolò Desenzani




I vini di Cristiana Galasso sono presenti nei miei pensieri da un bel po’ di tempo, ma sono sempre stati al confine dell’irrealtà. Stiamo parlando di montepulciano e trebbiano in posti giusti, di una vignaiola che si narra viva quasi eremita su una collina ai piedi del massiccio della Maiella curando le vigne con affetto e vinificando con estrema naturalità e ridottissimo interventismo.
Quest’autunno finalmente ho avuto prove tangibili dell’esistenza dei vini della Galasso, nella forma di due coppie di bottiglie, una da uve trebbiano e una da uve montepulciano vinificato in rosa.
Quest’ultimo bevuto qualche mese fa, mi aveva lasciato un po’ perplesso, per l’acidità moderata, la sensazione d’essere troppo slavato al limite della soglia di percezione degli aromi e sapori tipici.
L’ho ritrovato qualche giorno fa (qualche volta prender due bottiglie è una cosa saggia) ancora molto molto delicato, ma finalmente godibilissimo. In attenuato, un naso gourmand che in modo netto dice vitigno, (luogo?) e vino. In bocca parla un filo di acidità tanto esile quanto incisivo e percorre i sapori tipici del Cerasuolo, in particolare quel bellissimo e necessario aroma di caffé.
Un vino che, certo, sta in una specialità non competitiva, quella dei vini sussurrati, sul confine dell’evanescenza, ma in questo caso si resta in equilibrio su quel confine ed è un vino che si ricorda.
Qualcuno diceva che forse la caratteristica più importante di un buon vino sia la memorabilità.