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venerdì 16 maggio 2014

Chi ha tempo....aspetti tempo!


di Andrea Della Casa
Bottiglia bevuta al ristorante dove per una serie fortuita e fortunosa di coincidenze, che non vi sto a raccontare perché esulano totalmente dal significato di questo post, il nostro pranzo è durato circa 3 ore.
Tempo che è poi risultato essere fondamentale.

La curiosità di provare questo Nobile era proporzionale alla sua fama. Ne ho una bottiglia in cantina ma ancora tappata e di annata diversa, 2007, che pare aver visto legno nuovo che è un po’ la mia kriptonite.
Per cui prima di “bruciarmi” volevo provare un’annata differente.
Questa 2006, appena sveglia, non mi da grande soddisfazione, anzi. Il naso è chiuso, appena vanigliato, ma è nel sorso che incappo nella delusione più profonda. Il vino si offre rotondo, smerigliato, seduto, e con un tono legnoso non invasivo ma ben percettibile e, al mio palato, fastidioso e quasi omologante.
Frustrante risultato per un vino su cui nutrivo alte aspettative.
Roteo il bicchiere più volte ma nulla, il vino rimane sopito.
Poi dopo più di un’ora di pranzo e una decina di minuti che non mi approcciavo al calice accade l’impensabile.
Tuffo il naso nell’apertura e resto esterrefatto per la sorpresa: note di caffè come all’ìnterno di una torrefazione, e poi frutta matura, spezie, tabacco....
Wow!
Il vino si era svegliato davvero stavolta ed era uscito dalla sua tana di rovere che ora era totalmente scomparsa.
Anche in bocca quella sensazione fastidiosa era svanita, scacciata da un sorso teso e vibrante, tannicamente tollerabile, scalpitante, vivo, come se qualcuno di nascosto avesse cambiato la bottiglia. Sorprendente.

Questo fatto mi ha così riportato alla mente tanti assaggi (forzosamente) frugali e deludenti: chissà come sarebbero stati se avessi dato loro il giusto tempo?

mercoledì 6 marzo 2013

Bianco Toscano igt 2011 - Podere Sanguineto di Riccardo Avenia

Eccoci a svelare il secondo dei due nuovi avventori del bar:
Riccardo Avenia da Bologna autore del blog Odori Terziari.
Una ventata di freschezza scanzonata nelle nostre fila di “Brasiliani con la nebbia in testa” (così definiva  I Piemontesi Bruno Lauzi).
Riccardo è un portatore sano di allegria e simpatia.
Ma non è uno “spanizzo”*  e non millanta mai, è preparato e serio e soprattutto curioso e umile.
Affronta ogni vino senza pregiudizi, aperto e disponibile così come lo è nella vita e nelle amicizie.
Il compagnone che mancava per mitigare le derive depressivo-intimiste di Niccolò e di Andrea e mie e per dare il cambio, come ciclisti in fuga, a Vittorio nella sua funzione di sprone e di motivatore.
E’ l’avventore giusto per questo bar composto da un manipolo, che sta diventando legione, di riottosi anarcoidi enodissidenti.
Buona lettura
E che il vento soffi sempre al giardinetto!
Luigi

 *chiedete a lui cosa vuol dire

Ps
Il web è un mezzo, in cui riponevo fiducia in maniera altalenante, senza il quale però non avrei mai conosciuto nessuno dei miei attuali compagni di viaggio e senza tema di cadere in sentimentalismi devo dire che le persone migliori che abbia mai conosciuto in vita mia provengono da questo mondo immateriale che si è fatto, parzialmente, a grumi, materiale.



Il primo assaggio di questo bianco toscano, lo ricordo come se fosse oggi. Eravamo in cantina al Podere Sanguineto. Mentre Dora Forsoni si raccontava magistralmente, stappava e ci faceva degustare una piccola verticale di tutti i suoi vini rossi, io - attento - seguivo, assaggiavo e condividevo il tutto via twitter. Un istante dopo, il buon @tirebouchon mi scrisse: "fatti aprire il loro bianco. Ne hanno poco, buttati in ginocchio se dovesse servire: devi sentirlo". Così è stato e da subito è nata una passione. Ma quante ne sa Vittorio.

Impossibile però averne una bottiglia, tutte vendute. Per quasi due anni ho "fatto il filo" a questo vino, sarò passato in cantina almeno 6/7 volte, niente. Poi, gli ultimi giorni del 2012 la sorpresa: passando al podere per un saluto e per una piccola scorta di vino, Dora e Patrizia appena mi vedono esclamano: "abbiamo il bianco!". E così, per farla breve, ne ho fatto incetta.

Un vero vino territoriale, semplicemente buono, beverino e gastronomico, nel quale ci si ritrova lo spirito ed il carattere del produttore. Ottenuto da Trebbiano, Malvasia bianca e verde, Biancame e Grechetto, vinificato in cemento e niente più. In tutto, meno di 6.000 bottiglie.

Paglierino, vitale, che vira all'oro. Al naso dapprima escono le spezie, la camomilla, il miele, ed una fresca nota vegetale. In secondo luogo, frutta esotica, fiori gialli, salvia, mentuccia e qualcosa di officinale. Sottile, col tempo, estroso. Il sorso è fresco, acido, minerale con retrogusto balsamico. Glicerico e caldo, l'impatto dell'alcool è presente: in questo e su alcuni profumi maturi, la calda vendemmia 2011, ha sicuramente influito. Resta comunque piacevole e di meravigliosa beva. Io lo preferisco a temperatura più elevata, ne guadagna in profumi e sapore.

Immagino un caldo pomeriggio primaverile, il sole calante sulle dolci colline di Acquaviva, pochi amici (del bar) seduti ed una tavolata ricca di prelibatezze locali e, nel calice, questo buonissimo Bianco Toscano. A volte, alcune tra le più belle esperienze cominciano proprio così e questa, inaugurata oggi, lo sarà senza dubbio.