Con
Riccardo Avenia un giorno in cui il blog era travolto e assediato da interventi
a un post “culturale” ci chiedevamo che senso avesse parlare ancora del “vinello”
dei suoi profumi, quando era palese che alla gente interessa molto di più il
dibattito “culturale”.
Questo
post è la risposta al quesito.
Io
scrivo di Cyril Le Moing e dei suoi vini perché sono contento di condividere con
il pubbico un’esperienza che mi ha reso felice e appagato.
Vorrei
brindare con tutti voi che state leggendo con un calice di Chenin o Sauvignon o
Cabernet Sauvignon o Cabernet Franc prodotti da Cyril. Perchè mi piace essere
felice meglio ancora se in compagnia.
Mica
tante palle, il vino è convivialità e piacere e chiacchiere e se poi qualcuno
ha voglia di stare al BBQ si potrebbe anche mangiare qualcosa.
Cyril
Le Moing
Fa
vini estremi in Loira, nel senso di estrema rarefazione degli interventi, Cyril
è di una coerenza ai limiti dell’eccesso, è di pochi giorni fa un suo post nel
quale dice che non si può parlare di vino naturale se poi si mette della
solforosa. Accanito come i suoi vini che sono di una semplicità e bontà
frastornante.
Mi
spiego meglio perché ormai il termine semplice ha connotati negativi, invece in
questo caso c’è la profondità semplice, la superficie profonda, bere i suoi
vini è come ammirare un paesaggio emozionante.
Il
Cabernet Franc poi è il mio preferito, così polveroso che ce ne vanno molti
bicchieri per spegnere l’arsura che lui stesso genera e il sorso è lieve.
Kampai
Luigi
Poscritto
Il
cabernet franc ha nella Loira l’unico territorio d’elezione ed è una esperienza
molto appagante, non fatevi mancare un cab franc di Loira almeno una volta
nella vita.
