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giovedì 11 novembre 2010

patatepotatoespommedeterrekartoffelnsolanumtuberosum

Montagna, montagna e ancora montagna nel mio cuore, davanti agli occhi e sotto le suole delle scarpe.
Non pago della fatica delle camminate ho preso in "affido temporaneo" un orto in paese che ormai catalizza le mie giornate di relax.


In un orto c’è sempre da fare e la natura poi di solito ti premia.
Di solito ti premia ma non sempre, con me il dio maya delle patate (Solanum tuberosum) si è accanito con una applicazione e metodo che hanno del diabolico.
Nell’orto il primo e il secondo anno sono venute male, colpa della scabbia (mi hanno detto i testi e gli esperti) dovuta al terreno infestato di micosi.
Non mi sono perso d’animo e ho cercato un luogo vocato (come direbbe un giornalista enogastro) sino a che un povero ignaro villano, mi ha ceduto parte di un campo a 1500 m slm in frazione Bousson (TO), vista splendida sulle cime innevate, lariceti, praterie di graminacee, sole, vento incessanti e caprioli che osservavano al di là della rete.
Avevo prenotato una sedia all’olimpo dei coltivatori di patate.
Con grave disappunto del legittimo proprietario avevo anche tempestato il campo con cartelli indicanti le cultivar messe a dimora (bonnote de noirmoutier, mayan gold, la ratte, charlotte, institut de beauvais), un “cimitero” a dire dei bifolchi.
L’attacco frontale degli ironici montanari mi aveva convinto sulla bontà delle mie scelte e sulla mia superba capacità di coltivatore controcorrente.
Mi sono spezzato la schiena per diserbare, a mano of course, per rincalzare le file (avevo sovrastimato le quantità) e per raccogliere prono nella terra basaltica e ghiaiosa i maledetti tuberi.
Pessimi anche stavolta, piccoli e di scarsa conservabilità.
Consultatomi con l’ortopedico, dopo una risonanza che sentenziava ernia discale s5 in d4 (come a battaglia navale) abbiamo deciso che le patate non erano affar mio.
Mi restano le insalate, gli zucchini (questi mi vengono benissimo), i broccoli (alti e bassi) ma le patate ho deciso di comprarle anche per porre fine agli sfottò degli indigeni.
Ho cercato un pusher di tuberi, fino a che ho trovato un vero poeta delle “Solanum tuberosum” uno dei pochi che non ride quando gli cito i nomi delle cultivar più strane anzi di solito dice che le ha già provate in campo.
Il nome del dio maya delle Alpi Cozie è Giuliano Vitton maestro di sci e agricoltore in Sauze d’Oulx (TO) 1.500 m slm, negli ultimi anni è stato coinvolto in una sperimentazione sul recupero di una cultivar storica della valle, la Piatlina di Cesana.
La Piatlina non la trovate perchè ha rese agronomiche ridicole e pezzatura piccola (forse è ancora virosata e non riesce a produrre) e poi è ancora nel protocollo sperimentale (io la assaggerò per voi e vi relazionerò).


Giuliano Vitton
Bisogna premettere che le cultivar di patate oggi coltivate, anche in montagna, sono per lo più frutto di recente selezione ad opera dei semenzieri spesso stranieri e, per esigenze commerciali, sono divise in classi di farinosità A, B, C dalla A compatta da forno sino alla C farinosa da frittura e purèe.
Le vecchie cultivar se ne fregano altamente delle nostre classificazioni e hanno talvolta caratteristiche intermedie in funzione anche dell’ altitudine a cui sono cresciute. Le patate di montagna comunque sono sempre più piccole, compatte e saporite delle omologhe di pianura.
Praticamente non esistono più le varietà italiane che si erano coevolute nel nostro territorio, si tenta ora, con risultati alterni e forse un po’ nostalgici di recuperare quel patrimonio di biodiversità.
A Torino al museo della frutta trovate delle maquette in gesso di decine di cultivar (rosse, gialle, bianche, viola, bicolore, sferiche, oblunghe) ormai scomparse che erano coltivate sul territorio piemontese.

Giuliano Vitton produce, per il nostro solluchero, una serie di varietà che meglio negli anni hanno dato prova di adattarsi alle condizioni pedoclimatiche dei suoi campi in alta quota rigorosamente non irrigati:

- La Ratte  (1870) patata francese piccola affusolata, gli anglofoni le chiamano “finger potatoes” tipica dell’arco alpino e della Mittel Europa, classe A, pasta gialla, compattissima, da forno, ecellente al vapore da abbinare alla Raclette.
- Corne du Gatte (1850) “finger potatoes” anglo/belgo/tedesca buccia rosa, pasta giallo chiaro,  classe A, compattissima. In edizione limitata, buonissima.
- Roseval (1950) francese buccia rossa, pasta gialla, forma ovale, classe A/B, ottima al forno, in padella home style e al vapore.
- Bintje (1905) olandese, pasta giallo chiaro, classe A/B, fritta, purèe, gnocchi
- Rossa di Montagna tedesca buccia rossa, pasta gialla, classe A/B multi uso sapore squisito eccellente nelle vellutate o nel preburgiu.
- Agria (1985) tedesca, pasta gialla, classe B, multi uso.
- Vitellote antica varietà francese a buccia viola intenso, polpa bluastra, classe B/C, molto scenografica usata per gnocchi colorati, fritta, al vapore. Sul sapore sospendo il giudizio.
Il nostro prode tiene le scorte di tuberi nelle cantine e nella stalla di una vecchia baita nel centro storico di Sauze d’Oulx (TO), la sola visita di quei luoghi merita il viaggio.
La Tartifla du Sauze di Giuliano Vitton, Via Assietta 11, Sauze d'Oulx tel 0122 858456 cel 339/4994794
Attenzione alla ZTL, informatevi prima di forzare i blocchi stradali!


Domenica scorsa dopo l’ennesima visita a Giuliano abbiamo preparato due merluzzetti in padella con capperi e pomodori secchi, accompagnati da piccole Roseval con buccia, passate in padella.
Il pesce dalle carni bianche, eteree a scaglie saporose si abbinava perfettamente con la compatta polpa delle patate dai sapori delicati di castagna.
Un pranzo del genere meritava un vino altrettanto “artigianale” come il bianco di Gaspare Buscemi, “Braide della Venezia Giulia”  IGT 2004, pinot grigio, chardonnay, sauvignon verduzzo friulano imbottigliato il 28 luglio 2005. Vinificato con sistema artigianale. 12,5 % vol.
Giallo paglierino intenso, profumi dolci di fiori, miele, mou, frutta matura, caldo in bocca con acidità delicata, mineralità discreta, sapido quasi salino, intenso, lungo con finale leggermente ammandorlato.
Un matrimonio d’amore.


per chi ama leggere consiglio:
M.Borgia e R.Caramiello,"Le Patate della Montagna Torinese", Torino, 2007, Neos edizioni


per chi crede di poterle coltivare:
naturwuchs catalogo on line di semi tuberini
luigi

5 commenti:

  1. Bravo, anzi bravi!
    Giuliano oggi era in TV a Geo&Geo

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    1. Peccato che me lo sono perso, grazie per la segnalazione.

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  2. Bravo, anzi bravi!
    Giuliano oggi era in TV a Geo&Geo

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  3. visto!!! LE VOGLIO PROVARE TUTTE!

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  4. Esimio Giuliano
    Con vivo piacere esprimo i miei più vivi e sinceri compiacimenti per la notevole capacità di "ritornare alla terra". Ten dur !
    Valerio un piccolo coltivatore di patate della bassa valle

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