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venerdì 15 marzo 2013

Podere il Saliceto di Andrea Della Casa


Dopo tanto temporeggiare finalmente l’altro giorno sono riuscito a trovare il tempo per fare quei pochi chilometri che mi separano dalla cantina di Gian Paolo a Podere il Saliceto, per assaggiare e (soprattutto) conoscere quei vini che molto spesso ho sentito elogiare.
La delicata salita che porta alle porte del casolare è affiancata da una porzione dei suoi vigneti, Malbo gentile e Merlot, quest’ultimo utilizzato per impollinare il primo che è vitigno che mal si presta all’autoimpollinazione.
Imparo poi che il Merlot è stato il secondo vitigno (dopo il Lambrusco Salamino) più coltivato nella zona di Campogalliano fino agli anni ’70. Notizia che può sembrare insolita ma una spiegazione logica storica c’è.
Le prime tracce d’insediamento a Campogalliano risalgono all’epoca romana con la discesa dei Galli nella nostra pianura, dai quali deriva poi il nome del paese (“Campo dei Galli”). Proprio a loro si devono i primi impianti di Merlot.

L’azienda di Gian Paolo e Marcello al momento vede anche una cospicua produzione di pere (fonte di reddito sicura qui in zona), ma la prospettiva è quella di convertire la totalità di ettari aziendali in vigna.
Con calma. Strada facendo.
All’interno della cantina, che a fatica e non senza cicatrici ha retto alla potenza distruttiva del terremoto, troneggiano vasche in cemento, le preferite, anche se di ostica manutenzione.
La curiosità inizia ad assalirmi quando partono i primi assaggi da botte. Mi affascina provare il vino in divenire, quando ancora è in formazione
Il “Falistra” da vasca è un Sorbara ante litteram. Il gusto e i profumi sono già riconoscibilissimi, ma mancano ancora le bollicine che arriveranno con la rifermentazione in bottiglia.

Il Malbo, di grande estratto, diventerà invece vino fermo dopo l’assemblaggio delle sue due componenti, una parte affinata in cemento e un’altra in botte piccola (di Nesimo passaggio). Bei profumi, rustica e scalpitante la prima, più rotonda e distesa la seconda. Il blend finale che incontrerà la bottiglia vedrà poi prevalere di gran lunga il Malbo in cemento per dar vita ad una sinergia potenzialmente di grande equilibrio.
Con la stessa uva viene prodotto anche un Metodo Classico, il “Malbolle”,sfruttando la grande acidità intrinseca del Malbo.

Dopo gli assaggi del futuro mi attende un’accoglienza davvero calorosa preparata da Gian Paolo, a base di strolghino, stuzzicherie varie e la batteria completa dei vini di Podere il Saliceto.
Mi sono inchinato a cotanta grazia.
 
E seduti a tavola tra bicchieri di vino e appetizer si chiacchiera a lungo, si ride, si scherza.
Si parla anche di lieviti indigeni su cui abbiamo idee discordanti.
Per me sono un valore aggiunto, per lui non sono fondamentali per il risultato finale. Gian Paolo pone le sue idee ex professo, con una serie di annate di esperienza sulle spalle. Io posso opporre solo letture, ascolti e la mia incompetenza. Ma non è facile comunque smuovermi da questa convinzione. Nemmeno con prove scientifiche. ;)

A suo favore però parlano anche le bottiglie.



Il “BiFri” di quest’anno, per la prima volta a rifermentazione naturale, è forse il suo preferito. Bianco a base Sauvignon (più Trebbiano), fedele interpretazione dell’uva di partenza, bassi quantitativi di solforosa. Bevibilità sublime.
Ottimo sorso beverino anche il “Falistra” (anche questo rifermentato in bottiglia), bell’esempio di Sorbara fresco e vibrante.

Entrambi non vengono sboccati regalando così una leggera torbidità con l’agitazione della bottiglia.
A me affascina, a lui un po’ meno. ;)
Poi l’ ”Albone”, un incrocio tra Salamino e Sorbara. Stavolta la fermentazione è in autoclave per realizzare un lambrusco tipico, vinoso e pastoso da giovane (la 2011), di stupefacente finezza e linearità dopo qualche anno d’invecchiamento (la 2009). Alla faccia di chi dice che il lambrusco è vino da consumarsi giovane.


Prima di abbandonare il campo incontro anche Marcello, cognato di Gian Paolo nonché agronomo e commercial office dell’Azienda. L’intesa tra i due è veramente ottima, un connubio che mi fa pensare a tante future soddisfazioni per Podere il Saliceto.

14 commenti:

  1. Cavolo Andrea, è tanto che ho in mente di andare a trovare Gian Paolo, ma non mi decido mai a chiamarlo. Anch'io non ho molta strada da fare. Sarei curioso di assaggiare il Sorbara, che non aveva portato a Piacenza.
    Mi sa che mi farò sentire ...

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    1. Te lo consiglio Daniele. Ottima l'accoglienza così come gli assaggi. Per me era la prima volta per quasi tutti i suoi vini, e devo dire che sono state belle scoperte.

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  2. Sono Bravi, tanto. Il Bi Fri di quest' anno a me ha fatto letteralmente impazzire. Bel Post

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    1. Anche Gian Paolo afferma che ai livelli di quest'anno il suo BiFri non era mai arrivato. Chissà, forse la fermentazione in bottiglia ha aiutato a dargli quel non so che in più... ;)

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    2. ri-fermentazione, pardon...

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  3. Bravi produttori attenti e capaci oltre che simpatici che non guasta mai!

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  4. Bellissimo post pieno di ritmo e spunti interessanti.
    Cin cin!

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    1. A Campogalliano in via Albone 10. Poco prima dei laghi.

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  6. Anche per me il Bi Fri su tutti. Bravo Gian Paolo.

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    1. Molto interessante per me anche l'evoluzione dell'Albone. Il 2009 mi ha stupito per finezza.

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  7. Un ringraziamento a tutti e vi aspetto sempre a bottiglie aperte...Andrea hai scritto troppo bene,dopo pensano davvero che faccio vini buoni :) :)ciao gp

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    1. No, ma poi "dietro le quinte" gli ho detto di star lontano il più possibile da Campogalliano! ;D

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    2. Pensa che a me piacciono pure le etichette, parecchio, sei sulla buona strada ;))

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