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mercoledì 6 luglio 2016

Il Ruchè della Vigna del Varsot

 di Vittorio Rusinà


Il signor Roggero, 78 anni, viene a sedersi al tavolo vicino, nella stanza in fondo al Bar Trattoria dove da sessanta anni la sua famiglia dà da mangiare e bere, stanza tenuta un pochino al buio per renderla più fresca in questi giorni afosi, e inizia a raccontare. 
“Io vengo da Castagnole Monferrato, la mia famiglia è conosciuta come i Miro dal nome della terra in cui abbiamo la casa e le vigne, vigne di Barbera e di Ruchè. 
Ah il Ruchè, una volta lo avevano in pochi.  Noi, quando ero piccolo, avevamo una vigna che era uno spettacolo, era la vigna del Varsot, giù verso Refrancore, la terra lì era sabbiosa, i grappoli facevano chicchi grossi grossi. Il mediatore che si chiamava Sciancabutun diceva sempre al mio papà di tenerlo dus, dolce, il Ruchè che in città così lo volevano e lui lo avrebbe pagato anche quattro volte di più rispetto al Barbera. Eh ma non era facile. Adesso lo vogliono tutti amèr il Ruchè”

testimonianza raccolta al Bar-Trattoria di via Oropa 9 a Torino, il 2 di luglio del 2016.
Il signor Roggero cura ancora qualche vigna di Ruchè e Barbera e forse metterà di nuovo del Grignolino ai Miro. Tutte le domeniche tranne due mesi d'inverno va a Castagnole Monferrato perché è là la terra del suo cuore.

martedì 21 giugno 2016

Una Barbera a pranzo dai miei


A pranzo dai miei genitori, ormai assai avanti negli anni, è per me e per loro una gioia.
C'erano gli agnolotti serviti con un leggero velo di sugo di pomodoro e un "grilletto" di insalata verde con pomodori, cipollini e uovo sodo.
Sono arrivato da loro con una bottiglia di Barbera 2014 di Oreste Buzio che ha le vigne a Vignale non lontano dalle colline di Viarigi in cui mia mamma è nata.
Perchè questa bottiglia?
1) E' stata selezionata dalle amiche del negozio davanti alla mia edicola, Giorgia e Ninfa di Ala-Emporio Sabaudo che hanno creato un piccolo ma ben fornito reparto di vini naturali.
2) E' di un produttore che partecipò all'evento dedicato al grignolino organizzato anni fa da Fabrizio Gallino aka Enofaber (grande scout).
3) I Buzio, padre e figlio, hanno scelto da diverso tempo il regime di coltivazione bio (in una zona che sta faticando a convertirsi al naturale, ma piano piano qualcosa si muove).
4) Il prezzo di vendita: euro 7,50, molto corretto.
5) La qualità davvero ottima, la gran beva.
Mio padre più volte mi dice "Avevo proprio bisogno di una bottiglia così!", mia madre mi ricorda "A Vignale si andava a vedere il gioco del tamburello."
Mentre spreparo intravedo mia madre che si sofferma a tavola a intingere un pezzo di pane nel vino e il mio cuore scoppia, vorrei dirle che ammiro il suo gesto profondo, di vero amore, ma preferisco tacere, distogliere lo sguardo e lasciarla lì a compiere un gesto antico che ha il profumo della sua infanzia.

mercoledì 28 ottobre 2015

Dedicato a Nadia Verrua


La bottiglia è stata aperta una settimana prima, sorseggiata quasi metà, poi tappata e dimenticata sotto il lavello, Bandita 2012 c'è scritto sull'etichetta.
Tremo mentre verso il vino nel bicchiere dell'acqua, manco mi sono alzato a prendere il calice, sarà appena bevibile penso...sorseggio e BOOM! sono tramortito dalla bontà.
Rimango attonito qualche minuto, poi corro a prendere il calice delle grandi occasioni. E' un'esplosione di more, vignole, bacche, denso quasi di polvere terrosa, tutto materia, terziari a palla, vivo di un vivo quasi come se nulla potesse alterarlo.
Sono ebbro, felice, commosso dall'alchimia, dall'alchimista, che ha prodotto questo vino non solo per sè ma per condividerlo con gli altri.
E' l'ennesima conferma delle immense potenzialità dell'uva barbera nelle giuste mani, è l'ennesima conferma che il rispetto, la cura della vigna e della naturalità della materia prima sono la strada da seguire.
Allora mi alzo in piedi e alzo il calice. Dedicato a Nadia Verrua, Cascina Tavijn.

martedì 25 agosto 2015

Metti 3 amici del bar, che una sera di fine estate, partono per un viaggio fra Marche e Abruzzo...


D'improvviso, qualche tempo fa ci è venuta un'idea, a me, a Eugenio e Riccardo: "E se verso la fine di agosto si partisse insieme ad andare a visitare qualche vigna e qualche cantina tra Marche e Abruzzo?". Sembrava impossibile a realizzarsi e invece, eccoci qua in partenza.

Il mezzo è stato scelto per raggiungere la meta finale che è Feudo D'Ugni e che sta al fondo di una stretta strada sterrata in mezzo ai boschi, fondamentali sono le damigiane e le taniche per l'asporto di vino direttamente dalle vasche.

A San Valentino in Abruzzo Citeriore ritroverò Cristiana Galasso e Lorenza Ludovico, due vignaiole che stimo, e sarà gran festa sotto la tettoia, là vicino alla piccola vigna, in mezzo ai gatti, seduti attorno al grande tavolo, il vino scorrerà a fiumi e sarà convivio. (Vittorio).


Sentivo il  bisogno di un viaggio del genere; ho passato per tanti, troppi motivi, molto tempo lontano da questa mia grande passione. In più sono da sempre convinto che per comprendere al meglio una bottiglia di vino, si debba conoscere il territorio, viverlo anche se per poco, passeggiare per le vigne, in cantina, ma soprattutto conoscere ed ascoltare la persona che sta dietro a questo nettare colorato. È nata un po' così l'idea di questo viaggio. Quasi per ripartire, per ritrovare se stessi e ritrovarcisi (per quello che mi riguarda, almeno).

Sì, questo mi mancava: viaggiar per vignaioli/e e vini. Quale occasione migliore, se non assieme ad alcuni #amicidelbar?

Perché Marche e Abruzzo? Perché era da tempo che volevamo andare, perché di alcuni vini che adoro non conoscevo appunto il territorio, o per stringere calorosamente la mano a persone che stimo.

Passeremo quindi dall'Oasi Degli Angeli, da Mida, da Emidio Pepe, Da Lammidia, per finire in bellezza da Cristiana Galasso di Feudo D'ugni, come anticipato sopra da Vittorio. Ma anche da altri, se ne avremo le forze.

Partiremo mercoledì 26 agosto prima dell'alba, senza sapere nemmeno dove dormiremo (se avete qualche suggerimento, scriveteci), ma con la certezza che sarà un viaggio indimenticabile. (Riccardo).



Facciamo un gioco. Ci vogliono: una cartina dell'Italia; una freccetta; un braccio. Alzi il braccio e tiri la freccetta. Ecco, (quasi) ovunque tu abbia infilato la punta, lì c'è un reperto archeologico, Così dicono. E una vigna.
Ecco, noi  non siamo archeologi. E, a dirla tutta, non è che si è tirato bendati. Diciamo che abbiamo sbirciato. E' che si voleva andare verso sud. Verso un sud che ci attira come api al miele. Le Benedette-da-Dio Marche e Abruzzo. E così passeremo da quel gruppo di supereroi mascherati i Piceni Invisibili. Si ripasserà da Pepe, Emidio, quello vero. Ci faremo ingolfare fino all'ingolfabile di arrosticini dai ragazzi di Lammidia. E ci butteremo alla Fiera dello Struscio dei gatti di Cristiana.  Romagna-Marche.Abruzzo-Italia: una faccia, una razza. (Eugenio).

P.S. Ci sarà anche un hashtag: #gliamicidelbarinviaggio. Seguiteci!

venerdì 12 giugno 2015

Orti.ca, una piccola grande oasi a Vercelli

di Vittorio Rusinà

Io, Vercelli, non sapevo che fosse bella, e che nel suo centro, in un piccolo vicolo medioevale ci fosse un'oasi di frescura, di relax e bontà. Ci sono voluti tanti anni, poi un giorno qui si trasferisce Sara Rocutto dalla Mitteleuropa e Igiea Adami pensa bene di invitarmi ad una passeggiata ornitologica nelle risaie della sua tenuta agricola. Una addizione di coincidenze su un piano temporale congeniale.



"I mobili, le stoviglie, beh abbiamo rovistato nelle cascine di famiglia" dicono Anna e Lucilla, le giovani proprietarie del locale, più tardi una zia di passaggio in bici confermerà. Mi piacciono molto i piccoli bicchieri da osteria antica sul tavolo, Sara dice che da lei sono i goti "i bichieri da ombra". Bello vedere in carta tante ottime birre artigianali, i vini naturali di Francesco Brezza, di La Casaccia, di Giorgio Barovero (è un amico di Iuli mi dicono le ragazze, stupite che non lo conosca, ma come tu sei o non sei @tirebouchon).



Nel mio piatto: riso Carnaroli integrale di Naturalia con zucchine e nasturzi al basilico. A seguire il roast-beef "biodinamico" di Tenuta Migliavacca (una super-rarità), gli splendidi formaggi della Fattoria della Capra Regina di Fubine (AL), il pane fatto in casa, la crostata di marmellata di zucca.



Piccoli vasi di erbe e fiori, tre tavolini all'aperto nel vicolo ricco di ricordi e di storie antiche, quasi un caroggio o una calle. Bello passare del tempo qui, senza fretta. Orti.ca già stai nel mio cuore.




foto by Sara Rocutto

Orti.ca, Vicolo Croce di Malta 4, Vercelli

mercoledì 22 aprile 2015

Innamorato di Ognostro

di Vittorio Rusinà


Inseguendo a Torino l'Ognostro e Marco Tinessa fra un tavolo del Consorzio, il bancone di Vinolento e i tavolini all'aperto di Scannabue, può succedere di innamorarsi di un vino che ha un'anima di Aglianico che sa di Borgogna, della migliore Borgogna come dice Gianluigi Desana, uno che i vini di Francia li conosce davvero, mica come me che faccio confusione fra Cote de Beaune e Cotes du Rhone.
L'Ognostro è fatto da uve selezionate e raccolte a mano nel Sannio e vinificate in modo naturale con la collaborazione del grande Frank Cornelissen.
Tre annate degustate, seduti nel dehor di Scanna, 2009, 2010 e 2011, accompagnando la bevuta con grissini, acciughe al verde e pezzi enormi di cheddar inglese. Io sono riuscito anche nell'impresa di rubare a chef Paolo Fantini qualche forchettata di macco di fave.
Ognostro 2009: grande freschezza, speziato assai, beva immediata
Ognostro 2010: "tanta materia, inchiostro di china, terra, liquirizia, viole" dice Luigi Fracchia e io confermo.
Ognostro 2011: residuo zuccherino che conferisce al vino una aurea alla Dettori, a me piace assai, perfetto con il formaggio.
Fra ricordi di salsicce e friarielli, di partite al pallone, descrizioni di vigne e interruzioni a guardare bellissime donne che passano di fronte a noi, in mezzo a passanti di ogni nazionalità e credo, il tempo vola, la gente va via e io resto lì ad osservare le bottiglie vuote, innamorato.



mercoledì 8 aprile 2015

Volevo bere G Punk di Nadia Verrua

di Vittorio Rusinà

Volevo bere G Punk, il grignolino su fecce fini di Nadia Verrua, ma non c'era, allora Andrea Gherra mi suggerisce Vino Rosso dove confluiscono le uve di grignolino 2012/2013 (è la prima versione sperimentale di G Punk, mi dirà poi Nadia) è super, bella dritta.
Amarena griotta pesca gialla nettarina, fieno, fregola matura, ciliegia cotta, acerbo, sapido, salino, salsedine, conchiglie, salmastro, dolce, fruttato, la mandorla del nocciolo di pesca, garofano, lampone, ramassin, resina, polvere, cenere.
Immenso, è il Grignolino come Dio comanda.

Una sera, ad inizio primavera, da Banco a Torino

giovedì 26 marzo 2015

In una notte di temporale e di mare mosso, Rucantù, Selvadolce.

di Vittorio Rusinà

Ruca Antù in lingua mapuche significa "Casa del Sole", era il nome che nonna Martita aveva dato alla casa di Selvadolce, è il nome scelto da Aris Blancardi per il suo Pigato.
Il vino giusto in una sera dove il buio incombe sul mare mosso, piove e fa vento, cerco calore, cibo e vino vero su a Bordighera Vecchia, all'Osteria Magiargè.
Cappon magro, grigliatina di funghi, carciofi e gamberetti di Sanremo, pesce selvatico (sarago), grande cucina, grande cortesia.
Verso il vino, ascolto i profumi e scrivo: rosa tea, mimosa, fieno, pesce affumicato, tabacco, olive, salamoia, pelargono, pepe, salmastro, erba secca, alloro.
Un vino con una vita impressionante, si muove e danza all'aria, mi abbraccia, mi lascia e torna a stringermi, mi stupisce l'equilibrio della materia alcolica, la digeribilità.
Grandissimo vino, vino raro, sicuramente fra i migliori vini bianchi che abbia mai bevuto.
In carta al Magiargè a 33 euro, il 2010. 




Tenuta Selvadolce, via Selvadolce 14, Bordighera (IM)
Osteria Magiargè, piazza Giacomo Viale 1, Bordighera (IM)

venerdì 20 marzo 2015

Il Grignolino 2013 di Francesco Brezza

di Vittorio Rusinà


Vigne con radici lunghissime,
terra fino alla pietra,
fino al mondo minerale,
sottigliezza, frutto e poi aereo,
aria delle foglie,
leggerissimo vegetale vivo,
eterno come l'essenza che lo vive
e che passa in me,
meraviglioso, 
Nic aveva ragione,
anche il giorno dopo.

martedì 24 febbraio 2015

Nudo Crudo, il Grignolino di Fiammetta Mussio e Nadia Verrua


Si chiama Nudo Crudo, è il Grignolino figlio dell'amicizia di due donne monferrine Fiammetta Mussio e Nadia Verrua, il 2013 è l'anno.
Le uve vengono da una vigna di cinquant'anni a Vaglierano che è una frazione di Asti.
Due mesi e mezzo di macerazione sulle bucce, 12 gradi e mezzo, 588 bottiglie.
Tavijn, il papà della Nadia, sentendo la figlia e Fiammetta parlare di come volevano fare questo grignolino disse "L'aceto, in ogni caso, costa più del vino".



Lo assaggio in anteprima qualche sera fa a #CasaFaber durante una serata conviviale dedicata ai vini di Cascina Tavijn e fra una nocciola caramellata al masala e un grissino con la toma di Lanzo rimango sorpreso dalla piacevolezza di questo vino, pensavo fosse solo una sorta di esperimento e invece è molto di più.
Ci torno su con calma, un pranzo di festa, neve e sole, una luce bellissima, olio e aglio siciliani con peperoncino soffriggono nella padella, olive e pane nero, stracchino e carciofi crudi, qualche fetta di panettone tostata in padella.
Verso il vino nei bicchieri, colore stupendo, la luce lo attraversa nel riflesso del tovagliolo bianco, e incanta, come di un altro mondo.
Fragolina di bosco, aria umida di mare, sabbia, pepe bianco e incenso appena-appena, lampone non perfettamente maturo, conchiglie, pomodoro.
Nel calice scorre piacevole il sorso, nel tempo si evolve, stupisce la leggerezza
 e la beva, dietro un profondo intreccio di equilibri e sottigliezze.



L'etichetta sta sotto alla bottiglia, perché "ci è andata di culo" sottolineano Fiammetta e Nadia.
No,, non vi è andata di culo, è stata l'alchimia della vostra amicizia, la tua passione travolgente, Fiammetta, la tua percezione, Nadia, il vostro amore per quest'uva ingiustamente bistrattata e spesso mal vinificata, a dare vita a questo straordinario vino.
W il Grignolino!

mercoledì 18 febbraio 2015

Vita Grama

di Vittorio Rusinà

E' San Valentino, mio figlio mi dice "Papà siamo soli io e te stasera." 
E' vero, sorrido, nel cuore, alla franchezza delle sue parole.
"Che dici ci beviamo una bottiglia di vino a cena?" gli chiedo. "Sì" mi risponde.
Dunque sia un grande vino, un vino antico, con quindici anni di età, con un nome simbolico "Vita Grama".
E' un vino che ho comprato a Milano, da Vinoir e grazie a Vinoir.
E' un momento della vita in cui adoro i locali del vino, dove puoi mangiare qualcosa, bere qualcosa, comprare quache rara bottiglia, chiedere lumi del perché quella bottiglia e non altre. C'è quella calma riflesssiva, quella possibilità di percezione che manca alle sempre più numerose fiere del vino, che sinceramente non frequento più tanto.
I posti del vino non sono le fiere, sono le enoteche, i wine-bar, le trattorie, le cantine, i convivi di amici. Ecco ci tenevo a condividere questa mia impressione.



Mi stupisce di questo vino la freschezza, quasi non avesse gli anni che ha, i profumi intensi che vanno dalla polvere di cioccolato alla liquirizia, radici, sentori ematici, erbe.
Tre uve, merlot, cabernet franc, cabernet sauvignon, in incredibile equilibrio.
Un grande vino rosso dalle mani di Aurelio ed Emilio del Bono, vignaioli famosi più che altro per le loro bollicine naturali.
Un grande vino che non deve mancare nelle cantine dei veri seguaci dell'amore, da bersi non solo a San Valentino.



martedì 3 febbraio 2015

Lo champagne naturale Bulles de Comptoir

di Vittorio Rusinà

Raro è raro ma lo champagne naturale esiste.
Era tanto che non bevevo champagne, è un vino che conosco poco, è un vino a tratti sopravvalutato, è un vino che ha subito tanti danni dall'industrializzazione dei metodi di produzione, ma qualche sera fa mi è stato offerto dall'amico, con enoteca in Leinì, Cristiano Devià da Banco a Torino e non ho saputo "resistere".
Bellissima etichetta per questo champagne, distribuito in Italia da Stefano Sarfati e prodotto dal giovane Charles Dufour a Landreville, nella Cote des Bar.
Charles Dufour ha un approccio naturale sia in vigna che in cantina, le fermentazioni sono con lieviti indigeni e alla sboccatura non vengono aggiunti solfiti.
Questo champagne extra brut si chiama Nouveau Souffle ed è indentificato con #3, da uve pinot noir, chardonnay e pinot blanc.
Una gran bella bevuta.
Mai più così tanto tempo senza champagne!


www.bullesdecomptoir.fr


giovedì 29 gennaio 2015

Metti una sera a cena al Molo di Lilith con Marta Becco, Marco Arturi, Guido Zampaglione e Igiea Adami

di Vittorio Rusinà

Il Molo di Lilith è un circolo ARCI di Torino, l'ambiente è hippy e "piratesco", è la scena di una compagnia teatrale, dove gli attori e le attrici si inventano anche la cucina, la cantina e il servizio. 
Una sera di queste è dedicata a "La forza del carattere" dei vini di Tenuta Grillo, e io ci sono, non posso mancare, conosco e amo questi vini.
Sono vini che alcuni definiscono "difficili", sono vini che vanno aspettati, sono vini a lungo invecchiamento. Sono vini che quando raggiungono il loro momento ricambiano la pazienza dell'attesa con tanta materia e bontà.
Come sottolinea Marco Arturi, paladino del vino naturale e artigianale, "in tempi di omologazione e uniformità imperanti, è sacrosanto difendere il diritto alla diversità."
Il Baccabianca 2007 da uva cortese è una continua conferma del valore di quest'uva nelle mani giuste, per me fra i migliori macerati in circolazione in Italia.
Ma la vera sorpresa sono i rossi che assaggio per la prima volta con calma, non in una delle tante fiere, seduto a tavola. 
Il Pratoasciutto 2005 (una anteprima) è il dolcetto che dà il meglio di sé dopo almeno 10 anni di evoluzione, come succedeva nei tempi antichi in Piemonte, oggi quasi dimenticati. 
Il Pecoranera 2004 è una bomba atomica, è la quadratura del cerchio su un lungo lavoro di Guido sulla freisa, qui in uvaggio al 70% con Barbera, Dolcetto e Merlot. Vino complesso, vino da accompagnare con cibo, come tutti quelli di Tenuta Grillo, vino che mi riporta in mente il bel lavoro di Ezio Trinchero su quest'uva.
Ad accompagnare i vini di Guido, una cucina di grande qualità, attenta alle materie prime, in gran parte bio e di piccoli produttori. Dalle mani di Marta Becco arrivano lasagne con crema di zucca e tobinambur, pasta con uno strabiliante sugo di stracotto di maiale, cavolo nero e bianco con crostini di farro, purea di cavolfiore con gomasio, filetto di maiale all'arancia cotto alla perfezione, torta cacao e marmellata di more. 
Un inchino alla bravura di Marta.
Mi piace segnalare anche la presenza alla cena di Igiea Adami, produttrice dell'ottimo riso carnaroli dei Beni di Busonengo e compagna di Guido nella vita e nella conduzione dell'azienda vinicola.
Poco distante dal mio tavolo c'era anche una giovane e simpatica produttrice di Gavi naturale, Stefania Carrea di Terre di Matè, di cui spero presto di assaggiare i vini.
Gran serata, ottimi vini, ottimi cibi e tanti giovani presenti, il che mi fa sentire un pochino anziano ma mi dà grande gioia: il vino naturale, il vino vivo, il vino che non è mai uguale, piace ed è vincente.

Il Molo di Lilith è a Torino in via Cigliano 7
Tenuta Grillo è a Gamalero (AL)



mercoledì 21 gennaio 2015

Il Rosato di Le Coste di Gradoli

Di Vittorio Rusinà


Una sera di queste da Banco, a Torino, con Luigi e Carlo.
“Cosa volete bere?” ci fa Pietro.
“Le Coste di Gradoli.” Diciamo noi.
“Allora iniziate dal Rosato.”
“E sia Rosato” “Ma non si inizia con un bianco? Ah ah ah aiuto!
Pietro ci butta una occhiataccia e intanto stappa, o forse stappa Irene, uffa non ricordo.
Bellissimo colore, glu glu glu, si sente l’acino dell’uva, sembra il vino che bevevano d’estate i nostri bisnonni magari giù al fresco in cantina, e allora pensiamo “ma il vino non poteva restare così senza tanti tecnicismi e chimike varie?!?”
Un filo di residuo zuccherino e un filo di carbonica appena percettibile.
Perfetto con le ostriche, le alici fritte, il salame, il pane di grano saraceno e il burro francese.
Mamma che bontà, e se non ci fosse stato Pietro, chissà quando lo avremmo mai ordinato, il Rosato.

I vini di Le Coste non sono facili da trovare in Italia, “vendono quasi tutto all’estero” dice Pietro, infatti me li immagino i giapponesi a sbicchierare, loro sono grandi cultori della bontà naturale, ecco nel mio cuore spero che questi vini si diffondano anche in Italia, presto.

Le Coste sono Clementine e Gian Marco Antonuzi, li potete trovare a Gradoli (VT) sulle colline sopra al lago di Bolsena.
Da Banco Vini e Alimenti a Torino trovate tutti i loro vini.

giovedì 18 dicembre 2014

Vigna del Noce 1997 Barbera d’Asti Doc – Az. Agricola F.lli Trinchero

di Cristian Quarantelli

E’ sabato sera, sono le 20.00.. l’indecisione su dove andare a cena è a mille…

IO – “Andiamo lì?”
LEI – “Boh… non so?!?”
IO – “Andiamo là??”
LEI – “Boh… non saprei….”
IO – “Andiamo alla Tavernetta??”
LEI – “Ok , andiamo li….”
IO – “Telefono.. Si, buonasera avete ancora un tavolo per due per stasera?”
L’ALTRA – “Un attimo che verifico… si, c’è ancora un tavolo, è l’ultimo siete fortunati… ma se riuscite venite dopo  le nove perché ci sarà da aspettare un po’.”
IO – “Ok nessun problema, grazie. A dopo.”
L’ALTRA – “A dopo. Buonasera.”
IO – “Buonasera.”

La Tavernetta del Lupo  è un ristorante che si trova a Sorbolo Levante, già in provincia di Reggio Emilia ma ad una ventina di minuti da casa mia. Per quanto mi riguarda è ”IL” posto del cuore, il posto che so che mai mi deluderà, sia per quanto riguarda la cucina che per quanto riguarda la cantina. Il posto dove vado quando voglio coccolarmi e farmi coccolare!

Sono i primi di ottobre, periodo di funghi, e manco a pensarci due volte, si ordina uno sformatino di funghi misti, tagliolini fatti in casa con porcini e finferli una porzione di porcini fritti… giusto per pulirsi in bocca! ;-)
 Apro la carta dei vini, vado a cercare qualcosa tra le annate più vecchie che spesso hanno un ottimo rapporto qualità prezzo e... ta dàaa… gli occhi cadono su un Vigna del Noce 1997 di Trinchero.  Preso!
















Il servizio è perfetto, il vino viene scaraffato com’è giusto che sia dopo 15 anni chiuso in bottiglia, e se devo essere sincero il residuo sul fondo non è nemmeno eccessivo… non vedo l’ora di mettere il naso nel bicchiere e ce lo pianto dentro!
Dopo la prima spolverata il vino inizia a presentarsi ed escono sentori di cuoio, incenso e frutta rossa macerata lungamente sotto spirito… in bocca è incredibile ed è il frutto che la fa da padrone, l’acidità credo sia ai massimi storici, il vino è vivo, vivissimo nonostante i 17 inverni sulle spalle. Resto scioccato! Il tannino è suadente e setoso, tutto è assolutamente finissimo.
Il sorso riempie la bocca e io mi riempio di gioia!

























Più passa il tempo e più il vino si apre e si presentano sentori di tabacco da sigaro, appaiono note affumicate quasi di pietra focaia… ma il bello resta la sua freschezza e la sua beva!



Raffaella (L’ALTRA), la titolare del locale insieme al marito Lorenzo che è l’artista in cucina, si avvicina al tavolo per chiedere se è tutto ok , e io pervaso di gioia nello spirito e nello stomaco confermo come sempre e lodo il vino… e lei dice: “Siete stati proprio fortunati, era l’ultima bottiglia

A presto!
Cristian

La Tavernetta del Lupo
Piazza Pallini, 1
42041 Sorbolo Levante - RE

martedì 16 dicembre 2014

Focaccia, Bottarga, Dettori Bianco… e fuori nevica!

Di Cristian Quarantelli

Ponte dell’Immacolata, il tempo non è nemmeno tanto male, si decide giovedi sera e venerdi pomeriggio si parte… sempre lì, sempre a Ceresole Reale, dove il cielo si accarezza col palmo di una mano, dove la frenesia dei giorni nostri lì non è ancora arrivata.

Come sempre porto con me un cartone di vino, come dire qb., giusto il minimo indispensabile… tra le bottiglie porto un Dettori Bianco ’11 questo perché mi è rimasta in frigo ancora una Baffa “di un certo spessore” di bottarga acquistata questa primavera in centro a Sassari nella Gastronomia Alberti sotto consiglio dell’Amico Fabio.
 

Quindi oggi si pranza cosi, andiamo al forno “Bio” del paese, persone squisite di cui prima o poi parlerò, e si prende della focaccia, anche quella integrale… fantastica, una delle focacce più buone mai mangiate in vita mia,  e sul banco oggi hanno dei cartocci già pronti, una zuppa tipo Valpellinentze e un tortino di pasta sfoglia con bietole, ricotta, formaggio e uova. Prendiamo quest’ultimo.
 

Si arriva a casa, si scalda il tortino e nel frattempo pelo la Bottarga… il profumo del tortino riempie la cucina e quello della bottarga riempie il mio animo, taglio la focaccia e la scaldo giusto un attimo. Nel frattempo apro il Dettori Bianco, subito è un po’ troppo freddo ma poi quando si scalda un attimo il vino esplode… al naso è balsamico all’ennesima potenza, la macchia la fa da padrona, ginepro, elicriso, resina di pino… l’ulivo e l’oliva o l’oliva e l’ulivo, come meglio preferite e poi una pesca sciroppata che rende il tutto più morbido. In bocca il vino ti invade ogni papilla gustativa, le prende e le strapazza, le scaravolta e le stende ad una ad una… l’acidità di quando mordi una nespola, quelle olive verdi grasse in salamoia, il sale del mare e del maestrale che arriva dal golfo dell’Asinara!
 

Posso definitivamente dire che il Dettori Bianco è uno dei miei vini del cuore e della vita! Un vino emotivo, un vino emozionale, un vino che fa emozionare, un vino che mi ha fatto emozionare! Un vino vivo, un vino col Ki! Un vino prodotto come piace a loro e come piace a me!



A presto!
Cristian


martedì 25 novembre 2014

Bruno Duchene e La Luna

di Vittorio Rusinà


"Sono arrivati i vini di Bruno Duchene!" così gli amici di Banco scrivevano qualche giorno fa su Facebook, butto un'occhiata, ah che belle etichette, sono incuriosito. Prima di me si butta sulla preda Luigi, non lo sa ancora ma Bruno ha vigne su terreni di scisti (che sono la passione segreta del capo del Bar), e mi manda un feedback positivo. Ok vado anch'io.
Anche Simona di Banco mentre scelgo di bere La Luna 2013 (90% grenache e 10% carignan) mi sussurra "è buonissimo", ci siamo dunque.
Sul tavolo nei piatti di latta bianca: insalata capricciosa, uovo rotto con peperoni, acciughe, capperi&co, tagliolini con burro e nocciole, zabaione con salame di cioccolato, meringa con pere al forno e nocciole caramellate al masala (una droga per me).
Seguono le note di due ore di degustazione di uno dei più buoni vini rossi che abbia assaggiato quest'anno.


 

Pungente al naso, caldo, pepe, melograno, rosmarino, alloro, carne, sangue, erbaceo, lavanda, resina.
Lavanda sì lavanda, foglie di menta, di eucalipto, costante la resina.
Fin da subito grande beva, dopo un'ora raggiunge la perfezione.
Asprezze marine, acqua di mare sugli scogli, iodio (le vigne sono su terre di scisti vicino al mare).
Poi campoi di fiori, resine di conifere, fieno, erbe, amarene, griotte
Alla fine splendido equilibrio fra alcool e corpo materico, incredibile la leggerezza, la sottigliezza. Un vino vivo, un vino col KI, un vino mai uguael a se stesso, un vino che ti porta a danzare nel bicchiere e nella vita che ti circonda.

I vini di Bruno Duchene non sono distribuiti in Italia, si trovano da Banco a Torino (Andrea e Pietro, i proprietari, sono amici di Bruno)
Le vigne di Bruno Duchene si trovano a Banyuls in Francia al confine con la Spagna, in quella terra che è chiamata Catalunya da una parte e dall'altra.

venerdì 21 novembre 2014

Alla Società di Canischio con I Vignaioli Valperghesi

di Vittorio Rusinà

Questa è una storia di miracoli, miracoli semplici, di campagna, fatti dagli uomini con l'aiuto degli dei.


C'era una volta e c'è ancora Enofaber, il mio amico Fabrizio, uno che ama il vino come pochi, insomma un giorno mi invita a una degustazione con i Vignaioli Valperghesi, è di sabato pomeriggio, sono quasi tutti garagisti, la si fa alla Società di Canischio, sopra Cuorgnè, poi si cena tutti insieme.


La Società di Canischio, tutta rinnovata, è il progetto di Paola Moiso, nella foto qui sopra dietro al bancone, creato per aiutare sua figlia Arianna, diversamente abile, a inserirsi in un contesto lavorativo e sociale. E' un posto in cui si sta bene, in cui il tempo passa ancora lento, come una volta quando qui c'erano solo vigne, orti e meli.


Io non so dove Fabrizio, nella foto mentre versa il Lambrusco canavesano dei Feroci (rarità), ha scovato i Vignaioli Valperghesi, credo ad una passeggiata gastronomica, ma insomma li ha scovati, e li ha radunati a condividere i loro vini, ah che forza della natura Faber, è uno che ama la terra in cui vive e poi ha il terzo occhio.





Una ventina di bottiglie coperte, diverse con tappo a corona, da uve erbaluce, barbera, chatus, neretto, freisa, nebbiolo, bonarda.



Subito un colpo al cuore, l'Erbaluce 2013 di Michele Autretto, 300 bottiglie già esaurite, lieviti indigeni, torbido come piace a me, naso complesso, minerale, sapido, gran beva, distante dagli Erbaluce "pacciocati" che conosco. Io penso che l'Erbaluce deve ancora trovare una sua vera espressione, una sua espressione naturale senza tutti quegli interventismi che sono tipici della zona di produzione da cui proviene. 



Altro colpo al cuore il Rosso San Martino (3 euro, avete letto bene!) il Rosso Comunitario prodotto con le uve del territorio conferite da tutti i Vignaioli Valperghesi, grande beva, freschezza, vino da cibo. Bello questo vino condiviso, un rosso da tavola prodotto con più tipologie di uve, come si faceva un tempo in campagna.
Altri vini che mi piace segnalare: i Lambruschi e la Freisa dei Feroci (si chiamano così dal nome del trattore che usano nei campi), Il Rosso Canavese di Coggiola da seguire.
Una degustazione che mi ha sorpreso, un gruppo di vignaioli che cerca di difendere e valorizzare le ultime vigne della zona, un tempo vocata all'agricoltura poi abbandonata per le industrie della zona che però ora sono in crisi, in crisi profonda.
Consigli: avvicinarsi alla viticoltura bio, inesistente in zona purtroppo, fermentazioni spontanee, no a chiarifiche e filtrazioni invasive, meno barrique, puntare anche a etichette che richiamino singole vigne e territori (Rosso Canavese non è poi così attraente), continuare a confrontarsi con valide realtà esterne.
Un gruppo di vignaioli che va sostenuto, andiamo a trovarli, andiamo a bere i loro vini nelle loro piccole cantine.



http://www.vignaiolivalperghesi.it

giovedì 13 novembre 2014

Il Solleone di Tenuta Grillo

di Vittorio Rusinà


Questo qua sopra è un vino vivo, un vino che possiede ki, energia, è flessibile, evolve e cambia in continuazione, ti prende, ti strattona, ti abbraccia, ti bacia, ti dà forza.
L'ho scelto dallo scaffale alto, giù in cantina, quello dedicato ai vini da bere solo in convivio, i migliori, quelli da far maturare nel tempo, da non toccare e invece stasera ho scelto di usare il metodo Desenzani "bere una bottiglia super anche da soli". Nic è un campione, è uno dei più grandi degustatori di vino che io conosca, perché degusta in situazioni al limite dove altri non oserebbero, ecco lui osa e io stasera ho scelto di imitarlo. Si impara molto per imitazione.
Il Solleone è un Sauvignon, lo produce Guido Zampaglione in Monferrato, è già un pochino che gli sto dietro a 'sto vino, mi piace, mi intriga, mi emoziona.
Guido è un vignaiolo che tiene sui media un basso profilo, quasi un signore di altri tempi, timido, riservato, eppure fa grandissimi vini in Piemonte e anche in Campania, ha sposato Igiea che produce un ottimo riso a Busonengo, terre vercellesi.
Un filo di zolfo appena aperto che vola via, poi fiori, miele, camomilla, mela, quasi un sidro, una leggera carbonica (qualche mese fa non c'era), leggera radice di liquirizia, pasta di mandorla, la carbonica poi svanisce, beva straordinaria, 1, 2, 3, 4 calici, grande equilibrio, cambia, evolve, si trasforma, canna da zucchero alla fine.
Mi soffermo a pensare: "Perché molti fanno vini morti, perché non cercano la vita?

scritto una sera di novembre, che ero solo a cena e mi sono trattato bene.