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venerdì 20 marzo 2015

Il Grignolino 2013 di Francesco Brezza

di Vittorio Rusinà


Vigne con radici lunghissime,
terra fino alla pietra,
fino al mondo minerale,
sottigliezza, frutto e poi aereo,
aria delle foglie,
leggerissimo vegetale vivo,
eterno come l'essenza che lo vive
e che passa in me,
meraviglioso, 
Nic aveva ragione,
anche il giorno dopo.

martedì 30 settembre 2014

Brezzolina 2013, Tenuta Migliavacca

di Niccolò Desenzani







Profumi di prato umido e una punta penetrante di fiori, con uno spunto di lime, fanno da presagio a un sorso fresco e campestre. Abbastanza largo per un vinino, ma contenuto in un sottile guscio di acidità, ancora uvoso fermentativa; una lontana aromaticità lo rende peculiare.
La ricchezza aromatica sorprende con lontani ricordi di whisky e di falò contadini. Qualcosa di fortemente agrestre che pare quasi in comune ai rossi di casa; e anche la spiccata vitalità che rende questi vini semplici e profondi. Testimoni di qualcosa di forte e intenso che appartiene a quel bricco a quegli scoscesi pendii che guardano il Po e la pianura tutta e i monti, e sono spesso in balia del tempo, coi venti e le piogge, il caldo, il gelo. Le nuvole veloci.
Restano in bocca la buccia e la polpa dell'uva alla loro quintessenza.
Buono da schiantare la memoria sensibile in un'enfasi del piccolo, semplice e straordinario vino.

lunedì 22 settembre 2014

Grignolino del Monferrato Casalese 2011 - Tenuta Migliavacca

di Riccardo Avenia

Per chi è assiduo frequentatore di questo virtuale bar, i vini di Tenuta Migliavacca di Francesco Brezza, non sono di certo una novità. Nel caso invece non conosceste questa realtà piemontese, accenno brevemente il modus operandi di casa: l'agricoltura è condotta con i criteri della biodinamica da cinquant'anni (l'ormai famoso Stefano Bellotti, è stato allievo di Francesco, per dire). Le fermentazioni - per quanto concerne il grignolino - avvengono spontaneamente in botti, con brevi macerazioni a contatto con le bucce. Matura successivamente nei medesimi contenitori, per un periodo che può variare dai 6 ai 12 mesi. Ridotte dosi di solforosa, esclusivamente durante l'imbottigliamento e nessun utilizzo di prodotti chimici.

Per un ulteriore approfondimento vi rimando dagli amici Vittorio e Luigi, che ne scrissero a suo tempo.

Dopo aver studiato io stesso tutto questo, non conoscendo personalmente questa realtà, mi resta solo lo stappare la bottiglia e tuffarmici metaforicamente dentro.

Il colore è rosso arancio, scarico e velato. Il bagaglio olfattivo che ricordavo dai grignolino bevuti in passato, qui sembra in evoluzione. I fiori sono in appassimento, la piccola frutta rossa, inizialmente fragrante, è ora matura ed intensa come in confettura. Si allarga alle spezie e ad alcuni sentori che in qualche modo, mi riportano al nebbiolo: cuoio, legno restaurato, smalto e confetti. Incredibile, non l'avrei mai detto, che nobiltà questo vitigno. Sarebbe bello versarlo alla cieca ad alcuni amici: sai quante ne sparerebbero e, quante ne sparerei anche io.

Il sorso è snello, godibilissimo, con una balsamica sapida acidità. Sotto, il ricordo di finissimi tannini. Tutto in perfetto equilibrio. Eleganza, dinamismo. Ritornano i fiori, ritorna il frutto, le spezie, torna tutto. Probabilmente, l'ho aperto nella sua quintessenza.

In queste poche giornate di caldo sole, sbicchieratelo senza indugi bello fresco: ne godrete.

♥♥♥♥♥


P.s. Se non fosse stato per l'amico Enofaber ed il suo #grignolino1 (quanti bei ricordi. Quando ripetiamo, Faber?), questo vitigno sarebbe stato - per me - solo uno dei tanti da imparare a memoria per l'esame del terzo livello AIS.

Lunga vita a questi vitigni "minori", che come pochi raccontano un'inimitabile territorio e le sue tradizioni. Ma soprattutto, lunga vita ai vignaioli come Francesco Brezza, che ancora riescono a farci gioire, grazie a questi vini veri.

lunedì 12 novembre 2012

Io ero nato da quattro anni e ...di Tirebouchon e mia postfazione




Io ero nato da quattro anni e alla Tenuta Migliavacca, su dai Brezza, sul bricco alto a San Giorgio Monferrato si era deciso di provare a coltivare la vigna e i cereali con il metodo biodinamico, perchè a dare la chimica nei campi si erano gonfiate le braccia e i visi ai lavoranti, il medico del paese diceva che era colpa della chimica e il papà di Francesco decise di chiedere l’aiuto del professor Garofalo di Suolo e Salute, e da allora son passati 48 anni, quarantotto anni!
Francesco Brezza è assai lontano dall’idea di vignaiolo con la camicia bianca aperta  che va di moda oggi sulle riviste del settore, beh poi non potrebbe visto che è sempre in giro fra vigne, campi e stalla, la preziosa stalla fornitrice di letame.

Il letame è tutto per la vigna “lei ti dà l’uva e tu devi darle qualcosa in cambio” mi dice Francesco, io ascolto attento, mi rendo conto di sapere poco, di essere ormai diventato troppo cittadino, di entusiasmarmi di fronte ai fiori di campo come se non li avessi mai visti in vita mia.
Tutto intorno al bricco ci sono vigne di barbera, grignolino, qualche filare di freisa, alberi di caki e di mele, orti, campi dove si coltivano grano e orzo, boschi e prati…giù in fondo il fiume Po possente, lontano le Alpi…a 2 km in linea d’aria c’è anche l’Eternit la maledetta fabbrica che ha causato e continua a causare tante morti fra la gente di queste colline, bieca invisibile assassina, perfetto simbolo dell’avidità e dell’arroganza dell’uomo.

Qui tanti anni fa si raccoglievano e si facevano seccare le foglie delle viti per Weleda che le usava nei suoi cosmetici, qui si continua a produrre e vendere uva barbera per una azienda tedesca di succhi di frutta (in Germania c’è un alto consumo di succo di uva).

Con gli amici Luigi Fracchia e Niccolò Desenzani si assaggiano i vini dalle botti, ancora fermentano, e poi si passa alle bottiglie: memorabili una Barbera Superiore del 2003, una del 2005, una Freisa del 2008, perfetti il Grignolino e la Barbera del 2011…il tempo sembra fermarsi, in cantina scorre la magia quasi eterna dell’amicizia davanti ad un bicchiere di vino.

Quella alla Tenuta Migliavacca è stata una visita densa, densa di paesaggi, di umanità, di odori, di emozioni, di vento, di verità, non la dimenticherò mai, così come non dimenticherò mai i cani che inseguono la nostra macchina che scivola via sul viale della cascina, Fulmine ci accompagna fin quasi alla fine del mondo, il suo mondo, cane coraggioso!
Due considerazioni:
1) la biodinamica non è una moda, esiste da molto, ha cura della terra e dell’uomo che la coltiva, i suoi prodotti sono da tenere in grande stima.
2) i vini di Tenuta Migliavacca da uve di agricoltura biodinamica, utilizzano lieviti indigeni e non sono filtrati, sono tutti di grande qualità e dati i prezzi onestissimi (da 4.50 a 6 euro in cantina) io ne consiglio un gran uso (grignolino e barbera si possono comprare anche sfusi). 
Tenuta Migliavacca Azienda Agricola di Francesco Brezza
in San Giorgio Monferrato (AL) - tel. 0142781767 - sempre al lavoro 365/365

Postfazione  
Francesco Brezza involontariamente o volontariamente o per destino è uno di quelle persone che presidiano e abitano il limite.
Geografico perché la sua azienda è sulla cima dell’ultima collina a nord est che separa il Monferrato dalla pianura padana e il Po scorre alle sue pendici e il mondo lì cambia e si vede, basta guardarlo, annusarlo.
È come in cima ad un bastione di una fortificazione e lì sotto c’è Casale Monferrato e la curva che fa il Po verso sud per raggiungere il Tanaro, alle spalle increspature verdi di colline a saturare l’orizzonte, come un esercito schierato.
Una Finis Terrae (Tirebouchon dixit).


Agricolo perché con sforzi e fatica incarna la figura del contadino di collina archetipico diviso e integrato fra prati, cereali, allevamento, vigna e cantina.
E per fare questo, il concetto così contemporaneo e demoniaco di specializzazione professionale è un non sense perché bisogna saper fare tutto, compreso il falegname, il meccanico e ahimè il burocrate.

Un guardiano del faro nella notte del Monferrato.
Luigi