di Vittorio Rusinà
Vigne con radici lunghissime,
terra fino alla pietra,
fino al mondo minerale,
sottigliezza, frutto e poi aereo,
aria delle foglie,
leggerissimo vegetale vivo,
eterno come l'essenza che lo vive
e che passa in me,
meraviglioso,
Nic aveva ragione,
anche il giorno dopo.
Visualizzazione post con etichetta Grignolino del Monferrato Casalese. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Grignolino del Monferrato Casalese. Mostra tutti i post
venerdì 20 marzo 2015
lunedì 22 settembre 2014
Grignolino del Monferrato Casalese 2011 - Tenuta Migliavacca
di Riccardo Avenia
Per chi è assiduo frequentatore di questo virtuale bar, i vini di Tenuta Migliavacca di Francesco Brezza, non sono di certo una novità. Nel caso invece non conosceste questa realtà piemontese, accenno brevemente il modus operandi di casa: l'agricoltura è condotta con i criteri della biodinamica da cinquant'anni (l'ormai famoso Stefano Bellotti, è stato allievo di Francesco, per dire). Le fermentazioni - per quanto concerne il grignolino - avvengono spontaneamente in botti, con brevi macerazioni a contatto con le bucce. Matura successivamente nei medesimi contenitori, per un periodo che può variare dai 6 ai 12 mesi. Ridotte dosi di solforosa, esclusivamente durante l'imbottigliamento e nessun utilizzo di prodotti chimici.
Per un ulteriore approfondimento vi rimando dagli amici Vittorio e Luigi, che ne scrissero a suo tempo.
Dopo aver studiato io stesso tutto questo, non conoscendo personalmente questa realtà, mi resta solo lo stappare la bottiglia e tuffarmici metaforicamente dentro.
Il colore è rosso arancio, scarico e velato. Il bagaglio olfattivo che ricordavo dai grignolino bevuti in passato, qui sembra in evoluzione. I fiori sono in appassimento, la piccola frutta rossa, inizialmente fragrante, è ora matura ed intensa come in confettura. Si allarga alle spezie e ad alcuni sentori che in qualche modo, mi riportano al nebbiolo: cuoio, legno restaurato, smalto e confetti. Incredibile, non l'avrei mai detto, che nobiltà questo vitigno. Sarebbe bello versarlo alla cieca ad alcuni amici: sai quante ne sparerebbero e, quante ne sparerei anche io.
Il colore è rosso arancio, scarico e velato. Il bagaglio olfattivo che ricordavo dai grignolino bevuti in passato, qui sembra in evoluzione. I fiori sono in appassimento, la piccola frutta rossa, inizialmente fragrante, è ora matura ed intensa come in confettura. Si allarga alle spezie e ad alcuni sentori che in qualche modo, mi riportano al nebbiolo: cuoio, legno restaurato, smalto e confetti. Incredibile, non l'avrei mai detto, che nobiltà questo vitigno. Sarebbe bello versarlo alla cieca ad alcuni amici: sai quante ne sparerebbero e, quante ne sparerei anche io.
Il sorso è snello, godibilissimo, con una balsamica sapida acidità. Sotto, il ricordo di finissimi tannini. Tutto in perfetto equilibrio. Eleganza, dinamismo. Ritornano i fiori, ritorna il frutto, le spezie, torna tutto. Probabilmente, l'ho aperto nella sua quintessenza.
In queste poche giornate dicaldo sole, sbicchieratelo senza indugi bello fresco: ne godrete.
In queste poche giornate di
♥♥♥♥♥
P.s. Se non fosse stato per l'amico Enofaber ed il suo #grignolino1 (quanti bei ricordi. Quando ripetiamo, Faber?), questo vitigno sarebbe stato - per me - solo uno dei tanti da imparare a memoria per l'esame del terzo livello AIS.
Lunga vita a questi vitigni "minori", che come pochi raccontano un'inimitabile territorio e le sue tradizioni. Ma soprattutto, lunga vita ai vignaioli come Francesco Brezza, che ancora riescono a farci gioire, grazie a questi vini veri.
Iscriviti a:
Post (Atom)
