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venerdì 11 novembre 2011

rosa_che_rosa_non_sei_Rosachespinenontemi

Maquè rosato 2010, Porta del Vento e altri vini rosa che rosa non sono.
cliccate per avere l’accompagnamento musicale alla lettura.



Negli ultimi tempi, negli ultimi giorni il vino rosato mi attira.
Sarà il colore così delicato e nobile che ricorda velluti e ciprie.
Sarà che il vignaiolo tenta con espedienti di forzare i grappoli blu a stingere ma con parsimonia e si percepisce questa ricerca, difficile, del compromesso tecnico.
Profumi, acidità, pochissimo tannino,  tinte in technicolor.
Un leggiadro fantasma.
Alla ricerca di una sua collocazione e di un suo carattere.
Ultimamente mi sono imbattuto in quattro rosati così lontani così vicini.
Il primo è il Chiulin dell Az. Agr. Balbiano da uve Freisa il più tecnico, giovane, fresco, profumato e fruttoso.
Il secondo è il Violet dell’Az. Agr. Guttarolo da uve primitivo che è rimasto in vasca cinque anni prima di essere imbottigliato, non era pronto mi diceva il vigneron ed è uscito adesso il millesimo 2005.
Incredibile nel colore carico rosa antico e nei profumi polverosi, appassiti e nella beva asciutta, secca, imponente.
Vino difficile, da non aprire con leggerezza, su una pizza, senza pensarci sù.
Buono?
Ci devo ancora pensare per adesso lo trovo fuori dal mio campo percettivo.
Il terzo che meriterebbe un post a parte è il Rosè d’un jour vdt, de la Ferme de la Sansonnière, Anjou (Loira).
Da uve Grolleau, senza solfiti aggiunti, color salmone intenso, profumatissimo, con residuo zuccherino importante (dai 20 ai 30 g/l).
Come recita in etichetta: una spremuta di uva.
Splendido da abbinare ai formaggi.
Attenzione dà dipendenza!
Il quarto arriva dalla Sicilia, da un produttore che mette a dura prova le sue uve e le nostre papille.
Marco Sferlazzo di Porta del Vento, oltranzista del non intervento in cantina.
Perricone vinificato in bianco (?!)
Evidentemente basta il fugace scivolare del mosto che strusciandosi sulle bucce nel torchio si colora con intensità.
Di un colore decadente, rosa polveroso.
Vino contadino, robusto, dai sapori quasi dimenticati e dai profumi ormai ignoti.
Sentori melogranati e agrumati ed echi di karkadè.
Nel bicchiere aleggiano come in un dagherrotipo le memorie di una campagna preindustriale.
Trazzere bianche e ciuchini.
Beva accellerata da una volatile non proprio marginale.
Secco e robusto.
Lo abbinerei al coniglio alla stimpirata.
Bonne degustation


Luigi

6 commenti:

  1. Guttarolo...una delle sorprese e novità a Fornovo.
    Io ti consiglio anche il rosato di A'Vita, un produttore che stimo molto.

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  2. lo bevvi e mi piacque assai molto.

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  3. Ciao Fabio,
    cosa bevesti che non mi è chiaro?

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  4. la tua stessa bottiglia ma '09 http://www.duffizi.it/2011/05/maque-rose-09-porta-del-vento-2009.html
    ;)

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  5. Ti diffido dallo spammarmi con i link al tuo sito ;-))).
    Pur ammettendo di averlo letto durante la scrittura del mio post.
    Però nego tutto.
    Ho dimenticato di linkarti, non volermene.
    Dello stesso stile è quello di A'Vita come il sommo Tirebouchon ci fa notare.
    Il francese se mai verrai a Torino sarà sul desco in tuo onore con del pecorino Sardo.

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  6. il pecorino, sappilo, lo porto io.
    l'unico problema è che io, da sardo, nutro sempre qualche diffidenza atavica nel recarmi nella capitale sabauda. dovrai convincermi con motivazioni valide e concrete.
    (bevuto berbichè, sarà il mio post di ritorno sul blogghetino personale, sappilo)

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