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mercoledì 2 novembre 2011

#blogagricolo_vinidelcontadino_pensieri

Nelle ultime ventiquattro ore ho ricevuto due telefonate che, a mio avviso, meritano un po’ di spazio sul blog.

Foto di Stefania Giardina

La prima è stata con Vittorio Rusinà alias Tirebouchon che come dice Pinketts ha “il senso della frase”.
Ha coniato, sebbene non sappia se meritarmelo, per il mio umile panphlet il termine #blogagricolo.
Devo dire che mi piace molto.
Gliene sono grato e adesso vedrò come usarlo.
Siamo ciò che mangiamo e ciò che beviamo.
L’esperienza del fare agricoltura, anche da amatori, riavvicina alla genesi di tutti gli alimenti.
Vedere i semi che nascono dalla terra con teneri cotiledoni di pochi millimetri e diventano poi, con pazienza e tempo, piante adulte anche molto grandi crea sempre stupore e incredulità.
Luce, anidride carbonica, ossigeno, dosi omeopatiche di minerali e acqua diventano cibo per noi e per la nostra anima.



La seconda è stata di un produttore di vino, persona ormai anziana e distante dalla furibonde dinamiche attuali, che, malgrado non mi conoscesse affatto, mi ha tenuto al telefono una mezzoretta.
Nella quale è riuscito ad affrescare la sua vita, la nostra vita degli ultimi quarant’anni con tocchi da impressionista.
“ho incominciato ad imbottigliare negli anni sessanta”
“Adesso è tornato di moda il vino tradizionale…sa lascio il vino sulle bucce tutto il tempo necessario, quello che io ritengo necessario, anche 40 o 50 giorni…poi lo travaso ma piano se no si intorbidisce e ci impiego anche una settimana per vasca, lo prelevo un po’ da sotto un po’ da sopra…”
“Cemento solo cemento per la fermentazione, lì dentro è più lenta, poi inox per la malolattica e poi legno in primavera inoltrata…”
“Certo che per chi non ha mai fatto vini tradizionale reimparare a farlo adesso è difficile, io l’ho sempre fatto così e sì che mi farebbero comodo delle barrique, sa adesso ho poco vino, però è come snaturare un processo consolidato e rischio di perdere l’anima del mio vino…”
“quando ho iniziato e Ceretto mi ha tanto aiutato, qui eravamo…sei o sette a imbottigliare…oggi più di cento, tutti quelli che hanno un pezzo di vigna lo fanno oramai…”
“il 2002, pensavo di non portare a casa nulla…invece non sa che soddisfazioni mi ha dato…”
“Da sempre vendo ai privati, vengono qui parliamo assaggiamo e vanno via con due o tre cartoni…”
“spesso mi chiedono: hai qualcosa di vecchio? Ormai non ho più niente gli rispondo…”
 “Adesso con internet, ogni tanto vengono da me con mie bottiglie del ’58, del ’60 e gli chiedo ma dove le avete prese?…Se le scambiano, le comprano, non so, dalla Germania, dal giappone boh…”
“non esco più tanto è un po’ che non assaggio i vini di Bartolo e di Beppe…”
“nel ’70 Ceretto è venuto da me e mi ha chiesto alcune bottiglie, che gli ho dato, perché lui ha sempre creduto in me e nel mio lavoro….Poi sono tornato al mio lavoro, sa all’epoca avevo tante vigne…”
“Dopo alcuni mesi (Ceretto) è tornato con una guida e mi ha fatto vedere che avevo le tre stelle sulla guida Bolaffi Veronelli”
“Era una bella guida aveva credibilità e prestigio e mi ha portato tanti clienti…troppi, forse, in certi momenti…poi l’hanno chiusa…”
“per un po’ non ho dato vini a nessuna guida, poi mi hanno telefonato dalla germania e mi hanno detto: credevamo fossi morto!...così ho ricomiciato a darli, a una sola, quella dell’AIS…”
“a slow food non li do e pensare che siamo molto amici con Carlin…sto su una sola guida, non ho vino a sufficienza per stare anche su altre…”
“Roma un bel mercato…ho venduto per quindici anni con un professore che mi rappresentava, il cognato di Sangiorgi, poi troppi sconti merce, insomma mi sono stufato…”


Foto di Stefania Giardina


“ho cominciato a vendere in giappone, lì mi prendono tutte le annate vecchie sono contentissimi, vengono a trovarmi…”
“germania un bel mercato, no nessun rappresentante, vengono qui loro e se lo prendono, passano un weekend in langa..”
“vengono tanto anche dalla lombardia, mi piace parlare con loro li provoco un po’ sulla lega, se la prendono, si infervorano, mi piace…sa io ero un po’ di sinistra mi piaceva Craxi poi ho sperato in Mariotto Segni, oggi quando c’è la politica in tv cambio canale…”
“ai ristoranti qui intorno non lo do e sono arrabbiati, solo a Ceretto che ha aperto quel ristorante da cento euro (magari solo cento! Ndr), a lui non posso dire di no…si il sommeliere lo conosco quello giovane…è venuto spesso da me, un bravo ragazzo…”
“adesso devo cambiare i nomi dei miei vini, mi hanno detto che non vanno più bene, hanno fatto le sottozone e nelle sottozone hanno anche abbassato la quantità per ettaro da ottanta quintali a settanta mah…”
“cosa mi è rimasto…non saprei…se viene qua qualcosa troviamo…no barbera no, è finita, devo imbottigliarla adesso ma tanto non c’è nessuno che mi insegue…è mia sorella che lo sa, è lei che si occupa della burocrazia e del magazzino…e poi non voglio nuovi clienti ho paura di non poterli accontentare…”
“mi scusi ma devo andare ho la minestra nel piatto che si fredda”
Non posso non andare a trovarlo e i suoi vini saranno buonissimi, di sicuro.
Se volete potete provare ad indovinare chi è il produttore con cui ho parlato.
Dal gioco sono esclusi Mauro Mattei e Pietro Vergano.

Stei tiuned

5 commenti:

  1. Mi autoescludo anche io.

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  2. Devo escludere anche Vittorio Tirebouchon e Sergio Gastrofanatico che sono persone informate sui fatti.
    No! non La Spinetta, questo produttore è molto molto più esoterico, piccolo e contadino.

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  3. No mi spiace, a quanto ho capito sono amici/conoscenti ma non è lui.

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