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sabato 14 maggio 2011

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Settimana difficile e intensa sabato #barbera2 e domenica Salone del Libro.
Leggo e rileggo le linee guida di Stefano Cavallito sulla tavola rotonda del Salone e mi convinco di essere la persona sbagliata nel posto sbagliato ma ormai il mio macroego mi ha fatto accettare l’invito.
Insomma fibrillo e tracheggio, ignoro il lavoro vero e quando sono costretto a farlo, faccio solo danni.
Come se non bastasse mi chiamano per progetti nuovi! Fiducia del tutto immeritata.
Comunque segnatevi questa, ormai ho dato l’adesione a un bel progetto e


Lunedì 23 corrente mese uscirà un sondaggio che vi coinvolgerà e vi voglio belli pimpanti con il mouse scalpitante!
Insomma un delirio, ho una tempesta neurale, milioni di idee strampalate che si affastellano nel mio cervello.
Panico!
Però mi sono imposto di uscire con un post prima del blackout sino a Martedì 17.
Ho deciso di dedicarlo ad un vino bianco (strano direte voi, quello lì beve solo bianchi!).
Ad un altro bianco Piemontese, che stia diventando sciovinista?.
Un Timorasso.
I miei amici del web mi dicono che sono vini chimere tanto “parlati” e poco “bevuti”.
Di Timorasso ci sono 50 ha vitati e 250.000 bottiglie prodotte pochissime!
Non vi stò a dire che è vitigno antico riscoperto da Walter Massa (gran divulgatore e promotore di questo vitigno-vino).
Ha precursori aromatici da vendere quasi quanti quelli del riesling con cui ha una certa affinità acido-minerale.
Vitigno che ben si adatta alle bollenti esposizioni sud e alle asfissianti argille tortoniane.
Però i produttori che ne riescono a domare il vigore e gestire la vinificazione non sono tantissimi, qui vi ho già parlato di Carlo Daniele Ricci.
Oggi vi parlo di una Timorasso-girl.
Mani gentili ma decise.



Paziente, sopporta con rassegnazione Fabrizio Iuli e lo sostituisce durante le sue fughe dallo stand  e curiosa, Vittorio Rusinà ed io l’abbiamo incontrata in visita ad Agazzano (dove non era presente come espositrice) assaggiare ed interessarsi al lavoro dei suoi colleghi-amici.
In quella occasione ci ha subito riconosciuto tra la folla e salutato con calore ma noi per colpa del suo nuovo taglio di capelli e una nostra leggera “frollatura” non l’abbiamo riconosciuta, figuraccia tremenda!, con Vittorio che allontanandosi mi chiedeva concitato “ma chi era quella?”.
Io per voi ho aperto e bevuto, dopo massacranti lavori orticoli, una bottiglia di Montino 2007,  Colli Tortonesi doc Timorasso, 14%vol, az agr. La Colombera, Tortona (AL).
Subito minerale e idrocarburico come da protocollo.
Poi entrano anche quei sentori di resine termoindurenti (j’adore) e un fondo di lavanda, anice, balsamicità di aromatiche secche, miele amaro, mandarino.
Complesso, in perpetua mutazione, sfuggente e profondo.


Bocca alla tedesca dura e minerale e acida, verticale senza compromessi sostenuta da alcool e glicerina ma che si attestano un passo indietro, sgrassante e balsamico, comunque polposo.
Ottimo.
Giovanissimo.
4.000 bottiglie prodotte con pochissima solforosa e affinamento in vasca sur lie con batonage e due anni di bottiglia prima della vendita.
Una cuvée confidentiel.
Bonne degustation


Luigi

PS
Il Timorasso è un vino simbolo a cui l’intero Tortonese fa grande affidamento per risollevare la viticoltura di un area schiacciata fra il Gavese e il Basso Monferrato.
Il suo essere terra di confine fra Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Liguria la relega ad una certa marginalità.
Questo sabato a Nizza a #barbera2 sarà presente la barbera Bigolla di Walter Massa altro grandissimo vino di questa area.




3 commenti:

  1. Luigi,
    ma allora sei un bianchista convinto anche tu?
    Bene. Siamo in due e mi sento meno solo... :)

    Dici che il timorasso è tanto chiaccherato quanto poco bevuto?
    Bene. Ne avremo di più per noi... :)

    Il Montino, poi, è degno rappresentante di questa zona e ha dalla sua - oltretutto - un ottimo rapporto qualità/prezzo (rispetto anche ai grandi nomi della denominazione).

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  2. Marta Semprini17 maggio 2011 09:44

    Ne ha da fare il Timorasso di strada: quando vedi in giro bottiglie a 72 euro, hai voglia a supportarlo ideologicamente. A me non basta, mi e ci serve più correttezza e meno ingordigia nel fare i prezzi. Non faccio nomi ma i produttori di Timorasso lo sanno benissimo. Come dice qualcuno a cui non basta che il vino sia buono, deve sapere di più, anche a me non basta che sia buono. Deve essere ONESTO, pulito e giusto anche per chi lo compra. Ciao.

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  3. @Marta,
    come ha detto Alessandro Marra il vino di Elisa ha un buon rapporto qualità prezzo, costa in enoteca sui 18/20 euro. Prezzo che non è altissimo considerando la scarsa produzione e il lungo affinamento a cui lo sottopone prima della messa in commercio.
    Le versioni base costano ancora meno, produttori come Ricci e Boveri hanno prezzi simili.
    Essendo un vino prodotto in 250.000 bottiglie annue totali, il prezzo può essere influenzato dalla scarsità del prodotto.
    Cara Marta spingiti fino a Tortona e vai a parlare con i produttori e probabilmente farai delle belle scoperte.

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