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mercoledì 5 giugno 2013

Il senso del vino sfuso. Anche a Crocizia sopravvive la tradizione di Andrea Della Casa

Ci sono usanze e tradizioni che non si perdono nel tempo, anzi spesso si rafforzano. Come il consumo del vino sfuso qui da noi in Emilia-Romagna.
Anche all’Azienda Agricola Biologica Crocizia, sui colli parmensi, questa tradizione dalle profonde radici è pienamente consolidata. Marco Rizzardi ha infatti i suoi clienti storici ormai da vent'anni cioè dalle origini della cantina quando, nella metà degli anni '90, vendeva praticamente solo vino sfuso in damigiana (oggi anche i Gruppi d'Acquisto Solidale occupano una piccola fetta di questo di tipo di mercato).
Marco destina allo sfuso circa 30-40 q di rosso (da uve barbera, croatina, lambrusco maestri e tracce di ancellotta) e 10-15 q di bianco (malvasia e sauvignon) derivanti da 1,5 ha di vigneti che coltiva presso la Badia di Torrechiara. Si tratta di vigne vecchie con rese basse dove i valore aggiunto è dato dalla qualità dei grappoli.
Mi sono sempre chiesto cosa spingesse la gente ad acquistare vino da imbottigliare anziché preferire la più comoda, pratica e già pronta bottiglia.
Sicuramente il ruolo primario lo detiene l'aspetto economico: da Crocizia per esempio il prezzo è di 1,50 €/l. Ma sono convinto che non è solo questo, penso ci sia radicato nell'animo qualcosa di più profondo del mero contesto finanziario. Forse il voler rimanere attaccati ai ricordi, ad un tempo che è passato (non riesco mai a trattenere il mio ego tradizional-romantico) o a quell'idea di genuinità che ti dà il vino imbottigliandolo tra le mura sicure di casa tua.
Oppure, come mi fa giustamente notare Marco, perché alla fine il vino che acquisti ed imbottigli nella tua cantina diventa il TUO vino. Perché in ogni cantina ci sono temperature diverse che fanno lavorare i lieviti e fermentare il vino in modo diverso, temperature più o meno alte regaleranno al liquido sfumature odorose e un senso gustativo differenti che conferiranno unicità a quelle bottiglie.
Quest'anno anche io ho preso questa direzione, stanco di sopportare quella brodaglia alcolica che mi propinava mio padre (pure lui non esente dalla passione per l'autoimbottigliamento) ai pranzi domenicali l'ho sequestrato e condotto sulla retta via che porta ai colli parmensi per acquistare un vino degno di tale nome, ed ora sono in attesa, trepidante, di dar libero godimento alle mie papille.
Ma è ancora presto. Come consiglia il suo creatore bisogna attendere….
Prima abbisogna del caldo estivo per poter rifermentare, del freddo invernale per stabilizzarsi, e solo in primavera il liquido avrà trovato un suo equilibrio e una sua identità.

E per il produttore è conveniente vendere vino sfuso piuttosto che in bottiglia? Per una realtà piccola come la sua assolutamente no, afferma sicuro Marco, il margine di guadagno è decisamente inferiore rispetto a quello che si potrebbe avere vendendolo già imbottigliato.
A questo punto la mia domanda sorge spontanea: allora perché? E altrettanto pronta e spontanea è la sua risposta: "...perché sono vent'anni che porto a casa di queste persone le damigiane di vino e proprio non me la sento di negare loro questo. Il lato economico è fondamentale, ma lo è anche il rapporto umano con la gente...è di quello che si vive oggi....che ti fa apprezzare davvero il tuo lavoro".

20 commenti:

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  2. Un post sul vino sfuso ?!?
    qualche enosapientone potrebbe inorridire..affari suoi.

    Bravo Andrea meritevole il tuo post tanto quanto Marco che propone un vino quotidiano ma di qualità, ad un prezzo più che onesto mosso da empatia ed etica. Ad un vignaiolo si puo' chiedere di più...? Bravo Marco !

    Quest'anno con un amico ci siamo lanciati anche noi nella liturgia dell'imbottigliamento
    (i profumi aromatici del bianco sono ben stampati nella memoria olfattiva) e confermo che dopo settimane di trepidante attesa quando si stappano le prime bottiglie si prova un misto di emozione e orgoglio per un vino che senti -immeritatamente- anche un po' tuo.

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    1. Hai fatto centro Mauro. Spesso il vino sfuso viene considerato un vinaccio che si acquista solo per spendere poco. Qui invece associamo la convenienza economica con la qualità del prodotto.
      Purtroppo io, suonato come sono, non avevo capito che come sfuso aveva anche il bianco e mi sono rivolto alla "concorrenza". L'anno prossimo però mi faccio più furbo e non lo manco. ;)

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  3. Grazie per il post, meritevole.
    Potrei dilungarmi sull'argomento, ma la scrittura sul web non lo permette, altrimenti ci addormenteremmo tutti.
    Alcune frasi ad effetto: "Il vino migliore è quello spillato dalla botte" (Mario Soldati, "Vino al Vino", un Signore che di vino ci capiva anche se non era enologo): quante lavorazioni ci sono dalla botte alla bottiglia? Lasciamo stare le Aziende che di solito citate in questo blog e hanno un certo tipo di approccio alla produzione e cercano di fornire al consumatore un messaggio il più possibile trasparente, ma ciò che si acquista normalmente in bottiglia nella GDO e che deve superare le più austere condizioni di conservazione, pensate sia il puro frutto della spremitura dell'uva???
    Poi ci sarebbe un discorso importante legato al ciclo economico dell'Azienda, su un minore spreco di risorse, etc etc ma la cosa più utile è che se ne parli, perchè storicamente il vino in bottiglia è sempre stato un lusso, per cui se in questo mercato ci fosse un po' di logica, tutte le bottiglie sotto i 2 euro dovrebbero scomparire, ma chi non sa cos'è il vino sfuso fa poi fatica a capirlo, e riempie il carrello con della porcheria...
    CIao

    Mirco

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    1. Grazie Mirco per il tuo intervento, sarebbe davvero interessante in effetti approfondire questo argomento. Quindi l'apparente genuinità che rappresenta il vino sfuso non è poi solo così apparente.
      Come dicevo anche con Mauro spesso si associa lo sfuso ad un vino di scarsa qualità vedendo poi la bottiglia (anche i GDO) come miraggio da inseguire. E' questo mito che va sfatato, perchè il vino sfuso di qualità esiste eccome.

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  4. Gioco / Provocazione

    etichettare lo sfuso di Crocizia e proporlo in degustazione
    sai le sorprese...

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    1. Eh eh, divertente e....interessante.
      Guarda giusto ieri mi era venuto in mente di fare un "giochetto" simile con un altro vino. Ma mi manca la giuria "giusta" in un ambiente con cui ho pochi legami...

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    2. Ho fatto uno scherzo del genere (travasando del Sangiovese sfuso, proveniente da Montepulciano in una bottiglia vuota con etichetta e tutto il resto) a dei miei amici.
      Lo sfuso in questione, riposava in cantina da oltre 2 anni, di conseguenza era anche evoluto, ma sempre buono.
      Insomma: il primo bicchiere l'hanno bevuto volentieri tutti. Dopo avergli raccontato la verità, la bottiglia non l'ha toccata più nessuno.
      Ma come - gli chiesi - non è più buono adesso?
      Misteri!

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  5. Infatti questi episodi fanno pensare.
    E' il potere della mente. Per questo forse sono sempre interessanti certe degustazioni alla cieca.

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  6. Quello che mi ha colpito di Marco Rizzardi è che dopo qualche minuto di descrizioni di un bellissimo clos conventuale che ha in affitto con vigne molto vecchie, alcune a piede franco alla mia domanda in quale dei suoi vini confluissero "eh no non le metto in bottiglia, ci faccio lo sfuso".
    Io sono rimasto di pietra.
    Kempè

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  7. Luigi, pietra lavica o scisti ? ;-)

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    1. terreni alluvionali I suppose ;)

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    2. intendevo come eri rimasto... di pietra ; )
      see you soon in genoa

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    3. Non mi sono ancora ripreso, come si vede dalla prontezza cerebrale ;), granito I suppose.

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  8. ottimo argomento, voglio solo segnalare lo sfuso di Valli Unite che secondo me è molto buono.

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    1. Grazie Mauro, interessante sapere dove si può trovare sfuso di qualità. Come citava anche Vittorio su Twitter altri nomi degni di nota sono Tenuta Migliavacca, Valentini, Carussin, Camillo Donati, Solenghi....

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    2. Bella idea. Si potrebbe pensare di creare uno spazio aggiornabile, dove scrivere ed indicare i migliori sfusi italiani di qualità, con tanto di indirizzo, suddivisi per regione.
      Pensiamoci!
      Intanto vi segnalo l'Albana di Paolo Francesconi (tanto per rimanere in regione).

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    3. Sai che non è per niente una brutta idea!
      Intanto mi segno pure l'albana sfuso! La lista si allunga... :)

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  9. Vino sfuso... se ne sta parlando tanto in azienda in questi giorni. Pare che ci sia una riscoperta di questa maniera di proporre il vino. Non credo che sia solo una questione di prezzo...
    La visita in cantina (noi lo vendiamo in cantina) ha il fascino della tradizione. Uno riscoprire la piacevole "lentezza" di certi tempi. In cantina abbiamo anche un piccolo museo del vino che ricorda e racconta come le uve venivano raccolte e poi vinificate. Ci sono anche delle stampe d'epoca.
    Magari un bicchiero lo si beve anche in cantina assorbendo ed assaporando con esso un po' di quella storia. Almeno cosi ci piacerebbe.
    Grazie dell'articolo.

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