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martedì 25 giugno 2013

Convivio cum/sine Vino. di Vittorio Rusinà



Ero seduto in poltrona alla #ddb Eroi della Barbera a TerroirVino quando d'improvviso guardando con tecniche dervisce i partecipanti e il tavolo ho capito che mancava una cosa fondamentale: il cibo...c'erano solo due cestini di pane e focaccia abbandonati in mezzo...se volevo che la degustazione delle ben 9 barbera proseguisse fino in fondo e desse lustro adeguato a tutte le barbera coinvolte (beh ero lì per quello) dovevo alzarmi e uscire a cercare cibo (fatto), farmi mettere paninetti al salame, torte di verdure e riso, pizze, grissini sui vassoi (fatto), servire il tutto più volte agli amici degustatori (fatto) ricreando il convivio che tanto può.
E' stato in quel momento che io, in genere menefreghista dell'abbinamento del vino con il cibo, ho capito che non si può più continuare nelle degustazioni a prescindere il vino dal cibo, è una cosa che vorrei si realizzasse anche nei banchi di assaggio nelle varie manifestazioni dedicate al vino.
Il mio consiglio ai produttori di vino è di aumentare il valore aggiunto dei loro banchi di degustazione, non basta più versare e spiegare il vino sorridendo gentili, occorre portare del cibo che esalti il vino che propongono...ecco allora la fontina di Aosta per i vini di montagna di Grosjean, i sottoli  (tipo quelli di La Baita) per le bollicine di Franciacorta, la culaccia di Langhirano per i frizzanti emiliani...e così via all'infinito.
Il cibo e il vino mai più separati ma insieme a dare risalto, a far comprendere che al di là dell'abbinamento azzeccato, il vino trova la sua massima espressione in matrimonio al cibo.
Ricordo in un passato non lontano splendide degustazioni di Barolo 10 e 20 anni organizzate da SlowFood dove l'unico cibo presente era qualche grissino, tutti noi si pativa la fame in nome di rigide disposizioni degli alti comandi :). Avevo amici degustatori che arrivavano alle degustazioni AIS e SlowFood con cibo nascosto nelle borse, degustatori non alle prime armi...che ricordi ho? ottimi vini ma ambienti poco conviviali.
Ho provato a consigliare ad alcuni produttori più cibo nei loro banchi di assaggio, ma fino ad ora senza successo...ok ho appena iniziato a "rompere",  ma credo fortemente che possa essere un valore aggiunto su cui investire nel prossimo futuro.
Vino e cibo mai più separati anche nelle manifestazioni, non stand separati ma uniti a far comprendere al consumatore finale che il matrimonio funziona, ogni tanto, alla grande.

immagine: Renato Guttuso, Il Convivio, 1973

15 commenti:

  1. beh a Villa Favorita come si mangia?

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  2. A villa Favorita si mangia bene, ma credo che il discorso sia basato sul fatto che anche i produttori avrebbero un argomento in più da trattare mentre presentano il loro vino, creando anche più "convivio" con il cliente, riuscendo magari a far aprezzare prodotti gastronomici delle loro terre e l'abbinamento gisto con il vino che propongono.
    Per me è una bella idea, anche se capisco che a livello sia economico che di logistica di difficile percorribilità.

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    1. Grazie Marcello è proprio questo il punto, lo hai espresso perfettamente, secondo me è un mezzo importante per imprimere una svolta a manifestazioni troppo ripetitive nei modelli e permettere ai produttori una ulteriore via di comunicazione. Questa idea del bere vino senza accompagnamento di cibo in manifestazioni, degustazioni e quant'altro è secondo me superata. Sono fermamente convinto che quei produttori che inizieranno a cambiare le cose avranno grandi ritorni di immagine e di vendite.

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  3. Bella idea Vittorio se ti serve un altro rompi al tuo fianco fammi un fischio ;)

    Io credo che le resistenze siano legate anche ad un concetto talvolta serioso riguardo degu e fiere e che la visione (imho distorta)sia: Il vino è il protagonista, quindi non deve essere disturbato da altre incursioni.
    In realtà la maggior parte di noi il vino lo beve in abbinamento o perlomeno dopo aver mangiato qualcosa che faccia da base, viceversa alcune belle acidità diventano aggressive.

    Per quanto riguarda la parte conviviale direi che è il valore aggiunto a qualsiasi bottiglia, è il momento in cui il vino e chi lo sta bevendo cominciano a scintillare, a luccicare. It's Shining time

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  4. ok vittorio mi hai convinto, al prossimo appuntamento soppressata, pecorino e sardella ;)
    Francesco De Franco

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    1. Grande Francesco, certo aumenta l'impegno a spiegare ma di sicuro darai ai tuoi vini il massimo risalto e il pubblico non lo dimenticherà. Bisogna altresi evitare di dare vita a quei banchi a metà, da una parte vendo prodotti dall'altra il vino...qui il cibo serve a valorizzare il vino, può esserci una vendita ma deve essere secondaria o anche nulla.
      Io sono certo che questo investimento possa dare ai produttori grandi soddisfazioni anche a breve termine. Diffondi fra i tuoi amici vignaioli!

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  5. Basterebbe fare ricerca e aprire le degustazioni anche ai produttori gastronomici del luogo, il convivio è il luogo ideale per esprimere e raccontare un territorio nella sua integrità.

    C'è un posto magico dove tutto ciò è già realtà:
    il governo del vino, ENOCRATIA a Milano.
    Come riesce ad emozionare il genio di Eugenio Boer, costruendo un intero menù attorno ad un calice,
    nessuno mai...
    Coadiuvato dal grande Davide Mingiardi ;D

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  6. Forse l'allontanamento del cibo dal vino è uno dei mali che lo affligge e lo rende un prodotto destinato alle elite sputacchianti.
    Anche le degustazioni, per i non addetti ai lavori, sono maratone insensate in cui si opera uno scollamento fra alimenti.
    Tema difficile ma che merita approfondimenti.

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    1. Sì il tema è difficile ma vale la pena approfondire, sento anch'io uno scollamento fra vino e cibo alle varie manifestazioni del vino che rende difficile il percorso degustativo anche ai più esperti, il mio mantra è: non siamo nati per sputacchiare :)
      Certo non voglio trasformare i banchi d'assaggio in mini-ristoranti, l'importante è trovare dei piccoli assaggi di cibo scelti dal produttore e tesi a valorizzare il vino. Tutto questo naturalmente modifica il rapporto produttore-degustatore (consumatore)e apre nuovi orizzonti.

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  7. La cosa ideale sarebbe, proprio come dici tu Vit, abbinare cibo tipico del luogo di provenienza del vino. Cosa non semplice perchè significa che ciascun vignaiolo dovrebbe farsi carico di ciò. Ma credo che darebbe risultati grandiosi ed esalterebbe proprio sia il cibo che il vino ed eviterebbe a chi assaggia di "bruciarsi" le papille dopo poco tempo (soprattutto a chi, come me, ancora non si capacita di sputare :) )

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    1. E se invece non fosse a carico del vignaiolo ma del partner gastronomico scelto?
      Sarebbe occasione anche per lui di promozione.

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    2. Certo una forma di collaborazione può (deve) sussistere, bisogna provare su più fronti. Per me è terminata un'era, bisogna "svoltare" o almeno tentare.

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  8. Vittorio, in generale sono d'accordo. Però la fin troppo decantata "vocazione gastronomica" di certe bottiglie non deve diventare una scusa per giustificare vini semplicemente non equilibrati. Tanto per fare un esempio, oggi per i miei gusti, troppi vini sono esageratamente acidi e sbilanciati verso le durezze. Anche questa mi pare una moda, come per contrasto a decenni di morbidoni iperconcentrati. E va bene che la barbera è acida di natura ma a me piacerebbe anche gustarmmene un bicchiere senza mangiarci dietro per forza qualcosa per evitare che mi si sciolga lo smalto dei denti.

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    1. Nic,
      stai gettando le basi per la restaurazione dei vini monolite? Sei già stufo della nouvelle vague dei vini in levare? ;)

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    2. Ma no dai, la marmellata non mi è mai piaciuta, nemmeno con pane e burro :-)

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