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Visualizzazione post con etichetta Vittorio Rusinà. Mostra tutti i post
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martedì 28 ottobre 2014

Ricordi d'Abruzzo, ricordi di Feudo d'Ugni, ricordi di Cristiana Galasso

di Vittorio Rusinà



E' che stasera ho letto sul profilo di Facebook di Francesco Maule le lodi del suo Lama Bianco, è che stasera ha smesso di far caldo, è che mi manca il suo vino e la sua tavola open air davanti alla cantina, è che mi sono commosso ai ricordi: Cristiana Galasso, eccola qui con olive, pane, olio, formaggi e uva pressata, era d'estate.



Io penso che il suo papà sarebbe felice di saperla lì a difendere una piccola vigna di uva tedesca, circondata da boschi, gatti, cani, fiori, farfalle, api, nuvole e stelle del cielo.
E mi piacerebbe che i suoi compaesani credessero di più in lei, giovane donna di vigna, e affidassero alle sue cure le loro uve.
Ho assaggiato tutti suoi vini e tutti mi hanno sorpreso, per sempre.



Verrà l'inverno, verrà il freddo vento dal margine della collina lassù in alto, verrà la solitudine più solitudine della neve, verrà il tempo di scaldare il cuore con un calice di vino, di ricordare che Cristiana possiede una bacchetta di rame, magica.

Cristiana Galasso, Feudo d'Ugni, San Valentino Citeriore

giovedì 16 ottobre 2014

A pranzo a La Cena coi Fiocchi a Torino

di Vittorio Rusinà



Lontano dalle solite rotte enogastronomiche torinesi ma vicino alle vestigia di quello che fu cuore calcistico della città, il glorioso Filadelfia, c'è una osteria deliziosa per il cibo e il servizio, si chiama "La Cena coi Fiocchi", è il regno di Francesca Lopresti, una vera regina in sala.
Qualche giorno fa ho pranzato benissimo spendendo solo 15 euro e mangiando pasta con le sarde, insalatina di finocchi e arance, piccolo e meraviglioso cannolo, pane, acqua minerale e caffè. Fra le bottiglie di vino esposte su un tavolo vicino all'ingresso ho scorto i vini di Cos (dunque qualcosa di naturale c'è). Molta attenzione al pescato sempre presente in menù. Serate a tema sempre piene (il locale ha una clientela affezionata). Fra i miei posti del cuore a Torino.

Osteria La Cena coi Fiocchi, via Spano 16, Torino

martedì 14 ottobre 2014

Legumi d'autore #1 Ustica

Mentre mangio questa deliziosa zuppa homemade di piccoli fagioli bianchi di Ustica con cipolla e pomodoro, comprendo che la qualità dei legumi va cercata, va trovata, va diffusa. I piccoli eroici produttori di legumi d'autore vanno sostenuti perché grazie a loro una zuppa può trasformarsi in un piatto di eccellenza, può svoltare.
Qui l'eroe agricoltore è Pasquale Palmisano di Ustica, che produce anche delle meravigliose lenticchie.

Az. Agricola U'Baruni di Ustica, Sicilia
thanks to Rossana Brancato

mercoledì 8 ottobre 2014

Si scrive bonèt si legge bunèt

di Vittorio Rusinà


A distanza di tanti anni (quasi cinquanta) ricordo ancora il bonèt che mi preparava la bisnonna Luisa nella piccola casa a Sotto gli Orti a Viarigi, lo cuoceva sul putagè, lo mangiavamo con il pane come una pietanza. Era bella e piccina e raccontava sempre del bisnonno che passava troppo tempo giù in cantina fra botti e bottiglie, che portava il tartufo nel cavagnin scendendo dalla vigna sulla collina davanti a casa, era una donna dolce e bella. mi pare ancora di vederla.

bonèt, dolce piemontese di antica tradizione a base di latte, uova, zucchero, cacao, liquore e amaretti

nella foto il bonèt di Banco, Torino


venerdì 26 settembre 2014

A scuola di birre italiane con Diego DeLa Cuerva

di Vittorio Rusinà


Musica ad alto volume, cover di Ligabue, al Maglio, a Torino, a Birra Decc c'è il laboratorio sulle birre italiane tenuto da Diego DeLa Cuerva, amico del bar, home-brewer e divulgatore di conoscenze brassicole.
Io sto lì un'ora prima che apra, c'è già la fila davanti all'ingresso, fa caldo, ho sete.
Diego inizia a raffica:
Luppolo: imparo che è molto delicato, teme la luce e l'ossigeno
Malto: assaggio i chicchi di orzo maltati
Lievito: c'è anche il lievito liquido che però è più difficile da lavorare
Quando Diego parla delle birre a fermentazione spontanea mi sembra di sapere tutto e invece scopro che da Cantillon usano luppolo vecchio di 2/3 anni giusto per la conservazione non per il gusto anche se ci sono voci di uso di luppolo fresco negli ultimi tempi di grande produzione.



l'olfatto ah l'olfatto è importantissimo, poi c'è l'approccio visivo per cui imparo che il colore della birra non ha alcuna relazione con il grado alcolico (birra scura non è uguale a birra più alcolica).
La schiuma deve esserci, un bel cappello di schiuma protegge la birra.
La prima birra che degustiamo è una Blanche, una birra di frumento non maltato che dona una certa asprezza e acidità. E' la BiancaNeive di CitaBiunda, una birra rara da trovarsi al di fuori del birrificio con locale annesso di Neive (CN), combinazione è una birra che conosco e che amo. Una birra da bere a ettolitri (nel vino si usa il termine da bere a secchi). Il colore non è pallido come uno si aspetterebbe dal nome ma bello carico. Qui il lievito usato è quello dello champagne.
Il pubblico pari numero di donne e uomini (like) segue attento e intanto beve (viene concesso sempre il bis)


La seconda birra, ah la seconda meravigliosa birra, è una White Ipa di Bad Attitude, birrificio svizzero, creata in collaborazione con il mitico birrificio norvegese Nogne. Una birra non facile da fare, una vera chicca, da consumarsi in brevissimo tempo, una blanche declinata al luppolo della Nuova Zelanda. Profumi e sapori di mango, pompelmo, mandarino, qui il lievito rimane neutro, grande acidità e beva a mille. Strepitosa!




La terza birra è la Nut di Renzo Losi, una Apa American Pale Ale. Renzo dopo anni presso Panil, è venuto a Torino e ha creato Black Barrels continuando il lavoro con le botti.
Birra con un gran naso: miele, legno umido, buccia d'arancio amaro, frutta secca.
Avere a Torino un mastro birraio come Renzo è davvero una grande cosa.



Quarta birra la Nocturna di Kamun, una stout, birra scura, molto buona (adoro le birre nere). Profumi e sapori di legno di faggio bruciato, orzo tostato, caffè. Diego dice che è meglio spillarla a pompa ed è perfetta abbinata con i fichi d'India.
Alla fine il miglior commento alla serata è di una signora che dice: "Finalmente ho capito qualcosa della birra!".
Quello della birra artigianale in Italia è un mondo da esplorare, un mondo relativamente giovane e con grandi margini di miglioramento (penso ad esempio alla qualità delle materie prime, dove sul tema biologico siamo ancora ai primi passi).
Una mia personale nota dedicata ai ristoratori italiani: è ora di abbandonare la birra industriale in favore della birra artigianale! Vedere locali di tendenza eno-gastronomica con spine di birre industriali fa male al cuore.
Grazie Diego per aver condiviso la tua conoscenza.

giovedì 25 settembre 2014

Jelie, la donna naturale

di Vittorio Rusinà
Jelie è una signora ottantenne di Jovencan, in Valle d'Aosta ed è la protagonista di un corto del regista Joseph Péaquin, presentato a Torino Cinemambiente 2014. Esperta di erbe e fiori, Jelie è per me l'emblema della donna naturale, che rispetta e conosce la natura che la circonda e di cui lei si sente parte integrante. Nelle sue parole semplici c'è grande conoscenza, davvero grande. 


il corto "Jelie" è stato prodotto dal Centre d'Etudes Les Anciens Remédies (VdA)



lunedì 15 settembre 2014

La pazza voglia di bere lo Zibibbo di Gabrio Bini

di Vittorio Rusinà


E' che avevo ancora il ricordo di profumi di pompelmo e cedro di quando tanto tempo prima lo avevo assaggiato, è che avevo una pazza voglia di riberlo, è che finalmente non ero solo ma con cari amici a dividere la spesa (costicchia)
E' che era addirittura superiore alle mie aspettative, ai miei ricordi.
Uno dei più grandi vini italiani, il Serragghia Bianco di Gabrio Bini.
Zibibbo, zabīb (زبيب) 

lunedì 18 agosto 2014

glamicidelbar in vacanza #2


Riccardo Avenia, imperturbabile al gran caldo, sorride a Mariana Gunther produttrice bio di un meraviglioso Pinot Bianco a Ponte Ronca di Zola Predosa, Emilia.
Mariana lavora e vinifica presso la prestigiosa cantina Maria Bortolotti.

mercoledì 30 luglio 2014

Pomodoro & Basilico #piattidalode

di Vittorio Rusinà


Patrick Ricci è uno dei migliori pizzaioli d'Italia e il fatto che "operi" a pochi chilometri da Torino è una gran fortuna. Non pago del lavoro di ricerca e selezione delle materie prime (farine macinate a pietra bio, salse di pomodoro e pelati "veramente italiani" (chè non basta più siano madeinitaly), formaggi, salumi e verdure da encomio, Patrick si è dato allo studio delle pizze storiche napoletana.
Nella foto la Marinara dei Signori che risale al 1750 circa: passata di pomodoro San Marzano d.o.p., acciughe del Mar Cantabrico San Filippo, aglio, olio extravergine d'oliva,
origano. Una pizza da urlo che rientra di diritto fra i #piattidalode.
Provate anche la Cosacca del 1836 con il pecorino fiore sardo sparso sulla passata di pomodoro appena fuori dal forno, olio evo e basilico...da commozione.
Io ho bevuto un Montepulciano d'Abruzzo di Terraviva, fresco di cantina, oltre ad una piccola ma pregevole selezione di vini naturali da Pomodoro&Basilico trovate ottime birre artigianali.

Pomodoro&Basilico
Via Martiri della Libertà 103, San Mauro Torinese (TO)

lunedì 28 luglio 2014

L'insalata russa del Pastificio Nizza #piattidalode

di Vittorio Rusinà


Il Pastificio Nizza è una scoperta di mia madre, una bella scoperta. Tutti i giorni in un aogolo di quasi periferia, lontano dall luci della movida e del centro città, si preparano paste ripiene, arrosti, polpette, frittate, verdure di tutti i tipi, friciulin dolci e la mitica insalata russa, fra le migliori che si possano trovare a Torino, parola di @tirebouchon.



NB: oltre che in Italia e in Russia questo tipo di "insalata" è molto amata anche in Iran e Polonia, con varianti varie nella scelta degli ingredienti.

Pastificio Nizza di Ferrigno Anita Giuseppina
Via Nizza 207/A, Torino

martedì 15 luglio 2014

Birrificio La Piazza #vistadalode


di Vittorio Rusinà


Aperta da pochi giorni la "succursale" del Birrificio La Piazza in centro a Torino ha subito guadagnato mille punti nel mio cuore, sia per una american pale ale di propria produzione da urlo e sia per i suoi tavolini sotto gli alberi della Aiuola Balbo con #vistadalode sulle fontane, da mezzogiorno a mezzanotte tutti i giorni con cucina sempre in funzione. Se posso suggerire io metterei un piatto di pasta in menù.

Birrificio La Piazza, via dei Mille 20, Torino


mercoledì 9 luglio 2014

Adriano Mesa a Frossasco #piattidalode

di Vittorio Rusinà e
Luigi Fracchia


Adriano ha scelto al periferia dell’impero, il confine fra la pianura e le montagne, arrivando da Torino si sente la potenza tellurica delle Alpi che rompono il sottile strato di terra fertile per elevarsi rocciose e vagamente ostili.
Evidentemente ha bisogno di tranquillità per gestire la sua  ricerca di coerenza e di perfezione, non deve avere pressioni, non deve essere costretto a fare troppi compromessi.

Oggi non voglio parlarvi di un vero piatto da lode ma di un processo che se ben gestito porta inevitabilmente ad un #piattodalode.

Dato per assodato che le materie prime sono di qualità eccelsa: verdure dell’orto colte ogni mattina, funghi raccolti nei boschi limitrofi, carni e pesci di prima qualità, burro Bordier, olio evo di La Baita, farina di Marino etc etc, dopo rimangono due cose: gli strumenti e il “manico” del cuoco.

Parliamo di strumenti, Adriano usa una cucina Manicor e per cucinare solo pentole in rame o in ferro, materiali che sono i migliori conduttori di calore (escludendo argento e oro per ovvi motivi di costo) e che permettono cotture impensabili con altri metalli, il calore si distribuisce rapidamente in tutti i punti senza cadute di temperatura.



Infatti ciò di cui vogliamo parlare oggi è della cottura croccante e perfetta degli zucchini, dei funghi, della cottura del pesce le cui carni erano morbide e succose e saporite, perfette!
Il gioco di succulenza e consistenze è stato il trait d’union della cena da Adriano e i sapori ne venivano fuori come amplificati da questa armonia tecnica e tutto senza chiamare in causa le famigerate cotture a bassa temperatura che fanno molto figo.

Una cucina che esalta il contatto fra materia, mano e fuoco senza medium tecnologici, un ritorno alle origini.

zucchini in "carpione"
Di seguito le foto dei piatti tra cui vi segnalo i “zucchini in carpione” croccanti e dolci, tuffati in un dressage “brusco” di aceto e limone e il flan e il pesce spatola succoso e morbido abbinato con straccetti di mozzarella e salsa verde, mormora su crema di piselli (da commozione) e tortello di giuncata con funghi meravigliosi.
Funghi che qui chiamiano garitule e che a volte sono preferiti ai porcini, anche perché sempre più rari sono i porcini nostrani.

La materia che ci ha colpito oltre alle verdure è stata un'alga, l'umi-budo, conosciuta come uva del mare, davvero squisita. Lode ad Adriano che sta studiando le alghe, una materia prima che sarà sempre più presente nella nostra alimentazione.

Siamo rimasti leggermente scioccato dai mirtilli e dai gelsi spadellati, mai gustati "caldi". Adriano ha il coraggio di osare, di sperimentare, stesse a New York o a Londra avrebbe la fila davanti all'ingresso.
Una menzione la merita anche la piccola cantina con una superba selezione di vini naturali.

pesce spatola

ombrina piselli e pomodori essicati
tortello di giuncata e "garitule"

coniglio in tre modi

gelato di mirtilli e mirtilli e gelsi spadellati, tiepidi


Via Principe Amedeo, 57
10060 Frossasco (To)
0121 353455



lunedì 30 giugno 2014

Lo Spaccio Alimentare #piattidalode di Vittorio Rusinà


La gioia di trovare una pasta di farro di alta qualità, la monograno di Felicetti, perfettamente condita con verdure saltate e stracciatella pugliese fresca-fresca. 
Il tutto a Lo Spaccio Alimentare, davvero una bella sorpresa a San Salvario, innaffiato da qualche calice di timorasso di Daniele Ricci e sotto lo sguardo accogliente di chef Marco.
Voglio tornare per bere il Dolcetto di San Fereolo e per riassaggiare i buonissimi spaghettoni di Benedetto Cavalieri con le vongole, e i formaggi.




Lo Spaccio Alimentare, Via Belfiore 24, Torino
http://www.lospaccioalimentare.it

mercoledì 4 giugno 2014

Vinoir, a Milano

di Vittorio Rusinà


 Vinoir è uno dei più bei posti dedicati al vino che io abbia visto, peccato stia a Milano e io a Torino ma forse è meglio, ché ci spenderei metà degli averi.
Il cartello della prima foto la dice lunga sulla filosofia degli amici di Vinoir: il pane è sacro, le birre sono presenti (una selezione del birrficio sardo Barley) e gli astemi finalmente non sono visti come dei nemici ma come una risorsa (a loro sono riservati degli ottimi succhi di frutta). Su quest'ultimo punto da Vinoir precorrono i tempi, così sarà il futuro. Io questa cosa delle "battutine" sugli astemi nei "luoghi" del vino anche e sopratutto on the web le ho sempre viste come una perdita di opportunità e una mancanza di buonsenso.


Da Vinoir si possono trovare i formaggi di capra bio di Le Ramate (nella foto), le conserve dell'orto di La Baita, c'è anche la culaccia.
La selezione dei vini è una delle migliori che abbia mai visto, tantissimi naturali, per citare qualche nome non così ovvio altrove: Maria Pia Castelli, Casa Caterina, Fausto Andi, Terpin, Ludovico, Gilles Azzoni, Domaine Rietsch. Presto ne leggerete perché mi sono fatto tentare dai consigli di Gianluca (uno dei due soci)



Poi non capita spesso di degustare insieme a gente del calibro di Francesco Maule, di Mauro Cecchi, di Luigi Fracchia, di Niccolò Desenzani e Stefano Borsa di Pacina (tutta gente di passione vera) una selezione di una quindicina di vini naturali, io ho preso un sacco di appunti "mentali".
Ah, particolare non da poco, vicino a Vinoir, c'è una scuola per diventare modelle, quasi di sicuro.

Vinoir, Ripa di Porta Ticinese 93, Milano
www.vinoir.it
Vinoir è Maddalena Viscusi, Gianluca Ladu & Daniele Santangelo

martedì 13 maggio 2014

Dieci cose da non chiedere a Patrick Ricci. Una piccola guida per districarsi nel mondo delle gastropizze di Pomodoro & Basilico



Una volta seduti ai tavoli di Pomodoro & Basilico ecco cosa NON dovete chiedere a Patrick Ricci:

1) Potrei avere dell’olio piccante/peperoncino in polvere?
2) Potrebbe aggiungermi…?/potrebbe togliere…?
3) Fate l’asporto?
4) Siamo in nove/dieci o più.
5) Avete la pizza con wurstel e patatine?
6) Birra “industriale” c'è l'avete?
7) I pomodori sono italiani?
8) La lievitazione è fatta con pasta madre?
9) Vero che è facile fare la Margherita, insomma le pizze più semplici?
10) Mi fa un caffè macchiato?

Di seguito tento di spiegare in modo non lineare perché non si debbano chiedere queste cose:

Patrick ha affrontato il mondo della lievitazione e della pizza con il piglio e la sperimentazione del cuoco e con l’ostinazione tenace del cercatore di materie prime di altissima qualità, nessun abbinamento è casuale, potrà non piacere al singolo ma è frutto di lunghe sperimentazioni e prove.

Studia da anni con accanimento la storia della pizza (è sempre molto educativo sentirlo fare piccole “lectio magistralis” sull’argomento) e dal passato mutua il futuro di questo prodotto, a torto considerato come la cenerentola della ristorazione e lo traghetta a livelli di altissima piacevolezza organolettica.
Modifiche anche piccole possono sconvolgere i suoi arditi equilibrismi o i suoi altrettanto arditi costrutti minimali dei sapori.


Foto di Patrick Ricci


Ormai da tempo i prodotti più convenzionali o industriali sono stati eliminati a favore di produzioni artigianali di qualità, anche etica.

Il suo impasto di solo Farro è un piccolo capolavoro di arte bianca (il Farro non si presta, tecnologicamente parlando, a lievitazioni semplici e standard ma necessita di sensibilità e conoscenza e attenzioni continue) e non sempre la pasta madre da i risultati necessari ad ottenere la qualità e le quantità di prodotto necessarie a soddisfare le esigenze del “servizio”.

Se volete un po' di pizzico vi portano al tavolo
il peperoncino fresco
E’ un cercatore di prodotti, un paio di volte all’anno gira l’Italia per toccare con mano le materie prime che poi userà in pizzeria (questo è un atteggiamento di alto rispetto verso i clienti), per conoscere i produttori e i territori da cui provengono. Pomodoro e Basilico è un opificio in perenne sobbollimento che si nutre di storia, tradizione, innovazione, tecnica, provocazione, il tutto votato alla massima qualità di ogni prodotto e fase produttiva. Produce anche un ottimo olio evo da un suo oliveto nel Lazio e per questo “atto agricolo” ha tutta la mia stima.

Nel processo di crescita del suo lavoro ha visto che le grandi tavolate, oltre gli otto commensali, non permettono di compiere un percorso di degustazione cosciente e variato, il così detto “giro pizza” nel quale si assaggiano più pizze che sono porzionate in fette pari al numero dei commensali, questo approccio permette di assaggiare almeno un numero di varianti pari al numero delle persone e otto è il limite oltre il quale le porzioni sono troppo piccole.

E’ encomiabile, il suo processo di avvicinamento, faticoso ma a suo dire necessario al mondo del vino (bevanda storicamente abbinata alla pizza e soprattutto più digeribile in associazione ai lievitati), ha assaggiato e ha ascoltato per ore, con professionalità, i discorsi sul vino di Gil Grigliatti, di Vittorio Rusinà e miei senza mai cedere al peso della noia, senza mai farsi attirare dalle scorciatoie.

Affascinato dal lavoro di ricerca di Vittorio Rusinà sul caffè, malgrado le basse quantità di tazzine che serve ogni giorno, ha cominciato ad approfondire questo tema. Lui ci tiene molto a fornire un servizio di alta qualità ma non chiedetegli il latte, non lo usa per la cucina e quindi sarebbe destinato ad essere buttato, indi per cui non lo tiene.

E’ doveroso segnalare Patricia Rea moglie e “angelo” della sala, affabulatrice e grande mediatrice fra le istanze del cliente e le linee guida “eretiche” e un filino massimaliste di Patrick.

“Patrick, anche se non ama questa parola, è incredibilmente “umile” nel senso più alto che si possa intendere. Quella umiltà che può essere vista come la capacità di riconoscere ed indagare la verità su di sé. È la virtù che porta alla consapevolezza della propria identità, dei propri limiti e della propria forza, che permette di entrare in una vera relazione con gli altri. Sa ascoltare e sa farsi ascoltare.” 

Luigi

Via Martiri della Libertà, 103, San Mauro Torinese (TO)
Tel.+39 011 8973883


sabato 3 maggio 2014

Il caffè e i pesticidi

di  Vittorio Rusinà


Il caffè con il tabacco e il cotone è una delle colture più pesantemente trattate con pesticidi e fertilizzanti di sintesi. Alcuni di questi prodotti chimici sono vietati in Europa e cosa grave vengono usati senza una vigilanza regolamentata.



Il dramma è l'effetto che l'uso dei pesticidi ha sulla salute dei coltivatori di caffè e sulle loro famiglie. Queste foto, tratte dal web e che provengono da vari angoli del mondo, sono inquietanti e devono far riflettere. Vi evito per ora le foto ancora più inquietanti dove i lavoratori usano come protezione delle semplici mascherine di carta.
La domanda è come affrontano il problema dei pesticidi i produttori di caffè, i torrefattori e i consumatori?

thanks to The Nibble

mercoledì 23 aprile 2014

1 Barolo in 3 mosse

di Vittorio Rusinà


I Torinesi non bevono Barolo, bevono Barbera e Dolcetto, a volte ne tengono una bottiglia come reliquia nella vetrina del mobile in soggiorno "è del 1968 annata eccezionale" a volte ereditano bottiglie polverose dalle cantine dei nonni, ricchi professionisti, ma no non le bevono.
Ho passato una vita nei ristoranti e nelle trattorie della mia città, mai una volta che mi venisse chiesto "Barolo?" ma sempre e solo la litania di "Barbera o Dolcetto?" e mai ho visto ordinare Barolo, solo una volta al Consorzio da un signore della politica torinese. Una bottiglia che costa in cantina sui 35 euro, che viene venduta in enoteca sui 50 euro, quanto potrà costare al ristorante e chi potrà permettersela? Il prezzo è alto anche considerando tutte le "varianti".
Ma allora chi beve il Barolo, a parte gli americani e i tedeschi, chi beve il Barolo non tanto per sfoggiare potere? Chi beve il Barolo per amore? Sorpresa gli amici emiliani del Bar: Andrea, Riccardo, Daniele ne vanno pazzi e quando vidi le loro cantine quasi svenni dal numero di bottiglie di Barolo presenti e dalla stima che portano verso un vino della mia terra.
Dovevo rimediare.
Prima mossa: trovare un Barolo "naturale", cosa non facile purtroppo la quasi totalità dei produttori anche quelli famosi hanno scelto una strada molto kimika in vigna per non parlare di scelte non in linea alla tradizione in cantina, fra i pochissimi a salvarsi il mitico Giuseppe Rinaldi.
Seconda mossa: scovo dagli amici di Bibendum enoteca in centro a Torino una bottiglia di Barolo Cannubi San Lorenzo - Rovera 2009 di Rinaldi, sta a 50 euro, tratto un piccolo sconto, mi butto in ginocchio, è Natale ragazzi vi supplico siate buoni, ok è fatta, la compro.
Terza mossa: attendere l'occasione che si presenta nel giorno di Pasqua con il ritorno a casa di mio figlio da un viaggio in Marocco, deserti e kasbah "avrà bisogno di un nettare corroborante" poi mi accorgo che questa è solo una scusa.

E' Pasqua, h. 14, apro la bottiglia, tappo perfetto (fiuuu è andata) verso due dita nel calice per la prova, dopo una decina di minuti metto il naso dentro, incenso e rosa. Passo tutto il pomeriggio a fare micro-assaggi che condivido su facebook:
-adesso un profumo di foglie di menta, camomilla, fresco in bocca, grande beva, nessuna chiusura, va giù che è un piacere, scalda il cuore
-incredibile al naso si apre e si chiude, vivo estremamente vivo
-mangio qualche pezzo di cioccolato fondente che trovo perfetto con questo vino
- un profumo di corteccia che si stacca dal tronco, resina
-rosmarino lo sento venir fuori dietro le foglie di menta che persistono però mai invadenti
- fiori, ci sono fiori ma non so il loro nome
E' Pasquetta, pomeriggio, torno ad assaggiare:
-ecco i terziari, la silice, un filo di zolfo
-un velo di polvere in bocca, con il bitter di radici, rabarbaro, in perfetto equilibrio con il frutto e l'alcool, terroso e ferroso
-quasi china
-sangue di terra e di botte
L'ultimo sorso alle h. 18 è il più buono.
W il Barolo, W Giuseppe Rinaldi, ché la naturalità torni a brillare in terra di Langa!


Grazie a Fabio Molinari, gran barolista emiliano, per il supporto su facebook durante la degustazione.



giovedì 17 aprile 2014

Il caffè non va bevuto di fretta

di Vittorio Rusinà


In Italia il caffè spesso si consuma al bar, al banco e con una gran fretta.
Ho imparato tanti anni fa in Germania a Baden-Baden, in Francia a Parigi e in Olanda a Amsterdam, tanto per fare degli esempi, che la fretta e lo stare in piedi sono i più grandi nemici del caffè, là è quasi obbligatorio accomodarsi ad un tavolo. Aggiungerei che la fretta è anche il più grande nemico dei baristi, fa sì che non eseguano ad arte il loro mestiere (macinare dose per dose, togliere i residui dai filtri, eseguire il purge). La fretta fa anche sì che non prestiamo molta attenzione alla qualità della materia prima usata per una bevanda che è sicuramente la numero uno dei nostri consumi fuori casa.
Proviamo dunque a sederci anche per pochi minuti a sorseggiare i nostri caffè, impariamo a degustarli, a dar loro la giusta attenzione. Il caffè, quello di qualità, è un piacere, è un prodotto vivo, è un prodotto agricolo, merita di più.
#cafferevolution

foto: Ceramica by Enrica Campi


mercoledì 9 aprile 2014

Piccola Torrefazione Sarda

di Vittorio Rusinà


E' stata la ricerca dei papassini, tipici dolci sardi a base di mandorle, noci e uva passa, a portarmi ad entrare da Capitta a Sassari e sorpresa, sono piccoli torrefattori di caffè.
Gli arabica monorigine sono un Ethiopia e un Nicaragua Caracolito "Un cru che andava di moda negli anni '50, vero papà?" chiede la gentilissima ragazza che mi serve al padre che sta alla cassa.
Una perla che sopravvive in un mondo di capsule e artifizi, luogo molto #cafferevolution.


domenica 30 marzo 2014

Open Baladin Torino

di Vittorio Rusinà


Per tutti è Dieghino, nessuno bravo come lui a spillare birre, e parliamo di 38 spine, 4 pompe e innumerevoli bottiglie, dietro il mega bancone di Open Baladin Torino, un paradiso da me lungamente sognato.
Aperto da pochi giorni, Open ha tutta l'allure di un locale internazionale, starebbe benissimo a New York, a Shangai, a Parigi e invece sta qui in piazza Valdo Fusi, dowtown di Torino.
Centinaia di persone ogni sera, dentro e fuori, tanti bicchieri e tanta convivialità. Il cibo c'è ma qui diventa accessorio, qui è il regno della birra, del bere. Ah come vorrei ci fosse un posto così per il vino.
Trovare alla spina la BeerBrugna di Loverbeer o la Perle ai Porci di Birra del Borgo non è cosa da tutti i giorni e riempe il cuore di gioia così come assaggiare le meravigliose Xyaugù nelle declinazioni Madeira, Barrel e Fumè. E il fascino indiscreto delle black? La Nigredo di Birrificio Italiano e la Bran di Montegioco, sorprendenti.
Una grazie a Teo Musso per questo "regalo" a Torino e una richiesta a gran voce "Lambic!"

Era quasi notte fonda, era giovedì 27 marzo, ero con Luigi Fracchia e Diego DeLa Cuerva il maestro delle birre di #gliamicidelbar che ci ha guidato in una folle e magica degustazione
Consigli: il bancone è la meta agognata, una volta raggiunto non mollatelo, resistete!
Open apre alle h.18.