di Vittorio Rusinà
I Torinesi non bevono Barolo, bevono Barbera e Dolcetto, a volte ne tengono una bottiglia come reliquia nella vetrina del mobile in soggiorno "è del 1968 annata eccezionale" a volte ereditano bottiglie polverose dalle cantine dei nonni, ricchi professionisti, ma no non le bevono.
Ho passato una vita nei ristoranti e nelle trattorie della mia città, mai una volta che mi venisse chiesto "Barolo?" ma sempre e solo la litania di "Barbera o Dolcetto?" e mai ho visto ordinare Barolo, solo una volta al Consorzio da un signore della politica torinese. Una bottiglia che costa in cantina sui 35 euro, che viene venduta in enoteca sui 50 euro, quanto potrà costare al ristorante e chi potrà permettersela? Il prezzo è alto anche considerando tutte le "varianti".
Ma allora chi beve il Barolo, a parte gli americani e i tedeschi, chi beve il Barolo non tanto per sfoggiare potere? Chi beve il Barolo per amore? Sorpresa gli amici emiliani del Bar: Andrea, Riccardo, Daniele ne vanno pazzi e quando vidi le loro cantine quasi svenni dal numero di bottiglie di Barolo presenti e dalla stima che portano verso un vino della mia terra.
Dovevo rimediare.
Prima mossa: trovare un Barolo "naturale", cosa non facile purtroppo la quasi totalità dei produttori anche quelli famosi hanno scelto una strada molto kimika in vigna per non parlare di scelte non in linea alla tradizione in cantina, fra i pochissimi a salvarsi il mitico Giuseppe Rinaldi.
Seconda mossa: scovo dagli amici di Bibendum enoteca in centro a Torino una bottiglia di Barolo Cannubi San Lorenzo - Rovera 2009 di Rinaldi, sta a 50 euro, tratto un piccolo sconto, mi butto in ginocchio, è Natale ragazzi vi supplico siate buoni, ok è fatta, la compro.
Terza mossa: attendere l'occasione che si presenta nel giorno di Pasqua con il ritorno a casa di mio figlio da un viaggio in Marocco, deserti e kasbah "avrà bisogno di un nettare corroborante" poi mi accorgo che questa è solo una scusa.
E' Pasqua, h. 14, apro la bottiglia, tappo perfetto (fiuuu è andata) verso due dita nel calice per la prova, dopo una decina di minuti metto il naso dentro, incenso e rosa. Passo tutto il pomeriggio a fare micro-assaggi che condivido su facebook:
-adesso un profumo di foglie di menta, camomilla, fresco in bocca, grande beva, nessuna chiusura, va giù che è un piacere, scalda il cuore
-incredibile al naso si apre e si chiude, vivo estremamente vivo
-mangio qualche pezzo di cioccolato fondente che trovo perfetto con questo vino
- un profumo di corteccia che si stacca dal tronco, resina
-rosmarino lo sento venir fuori dietro le foglie di menta che persistono però mai invadenti
- fiori, ci sono fiori ma non so il loro nome
E' Pasquetta, pomeriggio, torno ad assaggiare:
-ecco i terziari, la silice, un filo di zolfo
-un velo di polvere in bocca, con il bitter di radici, rabarbaro, in perfetto equilibrio con il frutto e l'alcool, terroso e ferroso
-quasi china
-sangue di terra e di botte
L'ultimo sorso alle h. 18 è il più buono.
W il Barolo, W Giuseppe Rinaldi, ché la naturalità torni a brillare in terra di Langa!
Grazie a Fabio Molinari, gran barolista emiliano, per il supporto su facebook durante la degustazione.