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venerdì 27 aprile 2012

trebbiano spoletino Terra dei Preti, vino ancestrale

Collecapretta e il Trebbiano Spoletino Igt Umbria Terra dei Preti 2010.



Piante centenarie di un vitigno antico spesso maritato con alberate, espressione di un antichissimo paesaggio policolturale mediterraneo.
Apro la bottiglia con trepidazione, annuso…
Questione di cultivar o questione di mano, di metodo, di pensiero, di memoria, di tradizione.
Un bianco macerato sulle bucce, opaco, arancio, tannico, lievemente ossidato.
Caramelle di orzo e camomilla e the e lieve tostato e infusi.
Scombussola un poco la categorie organolettiche, perché la bevibilità salata è impetuosa e non esibisce muscoli glicerici e folate alcooliche, il frutto limpido non esiste, i profumi sono intensi ma initelleggibili e mutevoli, quasi nascosti nella nostra amigdala.
Va giù veloce mai denso, saporito e invitante.
Delicato, malgrado il lieve raschio dei tannini.
E mi costringe a pensare al parallelo coi bianchi fruttati, floreali, morbidi come caramelline Leone.
E mi costringe a pensare che qui si gioca una piccola battaglia di retroguardia fra l’orizzonte organolettico pre-enologico e quello tecno-enologico contemporaneo.
E mi costringe a pensare a come tutta questa materia che c’è nel bicchiere possa invecchiare ed evolvere.
E bevo mentre penso e il bere mi fa pensare.
Forse questo basta.
Bonne degustation


Luigi

Ps
Ringrazio Jacopo Cossater per la segnalazione della cantina.

lunedì 19 dicembre 2011

cirò 2009 'avita francesco de franco_

Cirò classico superiore 2009, ‘A Vita, di Francesco Maria De Franco, Cirò marina (KR).


Gaglioppo in rigorosa purezza.
E per mantenerla questa purezza Francesco ha provato a combattere contro i vitigni “migliorativi”.
Inseriti nella docg nell’ultimo anno.
Il suo concetto, che ho fatto mio da tempo è:
perché non lavorare con le cultivar presenti sul territorio, facendo ricerca e selezioni massali da vecchie vigne, preservando la naturale diversità genetica intraspecifica delle piante?
Perché, perché?
Perché affidarci a piante con storie di evoluzione in territori lontani e climi incomparabili a quelli in cui vengono calate?
Per fare vini scuri, densi, morbidi, adatti a tecniche enologiche a la page?
Ebbene il Cirò di Francesco, persona di onestà intellettuale e gentilezza ormai rare, non è così.
Dalle sue vigne a cinquanta metri di quota, affacciate sullo Ionio.
Produce con mano leggera sia in campo sia in cantina un solo vino il Cirò.
In cui c’è freschezza da vendere con acidità inizialmente impetuosa e scontrosa esaltata da sensazioni vegetali e tannini un po’ ruvidi.
E’ vino di colore chiaro e brillante quasi emaciato considerando che proviene da vigne con le radici nel mare.
E il calore abbacinante che non  scende neanche la notte.
Però come spesso succede la coevoluzione, il legame intenso con il territorio fa si che i vini non siano caricaturali, gonfi di anabolizzanti.
Eterea eleganza mista a rusticità ben condotta ne fanno un vino che frutteggia ma ha già in nuce sentori complessi.
Si sentono davvero i frutti di bosco, le fragoline.
E poi un po’ alla francese del fieno e leggero vegetale rinfrescante.
Legno di liquirizia, amabili dolcezze di incensi e macchia ci fanno intuire lontane terre di quasi oriente.
Da cui amiamo pensare provenga il Gaglioppo.
Francesco De Franco.
Segnatelo sulla Moleskin ne sentirete parlare ancora.
La Calabria ha bisogno di gente come lui gentile, onesto ma tenace, un guardiano della terra.
Fa anche un ottimo rosato d’antan per palati robusti e non massificati
Bonne degustation.

Luigi


lunedì 20 dicembre 2010

c'è fermento a torino

Seconda parte, la rinascita piccola piccola di Torino.

STATO LIQUIDO birre e in sub ordine olio e vino in Via Accademia Albertina 36 Torino.
C’è molto fermento.



Saccaromices cerevisiae, Saccaromices carlsbergensis.
Poi malto d’orzo, di frumento, di mais.
Luppolo.
Zucchero di canna, mosti d’uva, spezie più o meno esotiche.
Il tutto cotto ricotto fermentato e rifermentato poi imbottigliato.
Il tutto da Birrai artigianali o poco più.

birre a fermentazione spontanea belghe


Forse una incoscienza sovraumana ha spinto Walter Lo Iacono e Fabrizio Sillano ad aprire un negozio di Birra in una città ostica che preferisce osservare i suoi figli emigrare e poi rimpiangerne la dipartita.
Comunque sia, travolti da una insana passione, hanno aperto esattamente un’anno fa e si sono farciti di decine di birre ai più sconosciute che occhieggiano ammiccanti dagli scaffali.

Con slancio si sono proposti a ristoratori ed enoteche come consulenti e fornitori (chiunque affronti il mondo della birra artigianale da neofita deve assolutamente avere un tutore, i birrai sono dei pazzi e le tecniche migliaia).
E’ in una di queste occasioni, al Bordò che li ho conosciuti.
Poi sono andato da loro per comprare una birra.
Che errore!
Ti distillano la loro passione e competenza facendoti un corso di accelerato per birrai, sono uscito due ore dopo con il cervello fuso e decine di nomi e nozioni che galleggiavano (a stento) nella tempesta cerebrale.
Porter, Stout, Barley Wine, Weiss, Gueze, Kriek, Lambic.
Fermentazione  spontanea, bassa fermentazione, alta fermentazione.
Weiss, Blanche, Trappisti, Birra di Natale, Pils.
Malto, tostatura, luppolo, prima cotta, seconda cotta.
Sono tornato a casa ondeggiante, aggrappato a due bottiglie di Tipo Pils del Birrificio Italiano come un naufrago ad un salvagente (ottime con la trota affumicata, crema di finocchi, trucioli di scorza di arancia e pane di segale).
Bello il negozio minimal trendy chic (anche l’occhio vuole il suo nutrimento), belle le grafiche,  preparatissimi Walter e Fabrizio possono passare ore a elencarti le variabili produttive, gli stili più innovativi del mondo birrario e le chicche dei produttori.
Gli scaffali sono variopinti e affollati di birrre italiane (loverbeer, birrificio italiano, barley, baladin etc.), americane, belghe, inglesi e a differenza di una enoteca la diversità della forma delle bottiglie e i colori delle grafiche fanno sembrare il negozio un paradiso dei folletti in cui la tensione vitale è trattenuta a stento dai tappi.



Non ho ancora avuto il coraggio di provare il Lambic o le Gueze o le Kriek Belghe, birre a fermentazione spontanea di antichissima tradizione (pressochè introvabili fuori dal paese di origine) Birre estreme e complesse.
Mi hanno incuriosito molto i Barley wine (vino d’orzo) birre da meditazione.
Adoro da sempre le tostatissime birre scure che i due prodi hanno abbinato con successo alle ostriche.
Adoro la grafica della birra di Natale della Anchor Brewing Company.



Come ho consigliato per i vini bianchi anche alcune birre (fatevi consigliare quali) dimenticatele in cantina e bevetele fra un po' di tempo.
Organizzano mini corsi di degustazione (io mi sono già iscritto per non ripetere la figuraccia del primo incontro).
Passate a trovarli c’è di sicuro una birra che placherà la vostra sete.
Tenete sotto osservazione il loro sito, organizzano cene e eventi mai banali.
Versate la birra sempre con abbondante schiuma.
Ricordate che se il vino è Territorio la birra è Sogno.
Buona bevuta

luigi