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mercoledì 3 giugno 2015

La Griotta di Valter Loverier



di Vittorio Rusinà

Valter Loverier è un genio brassicolo, fa birra a Marentino ma potrebbe tranquillamente operare nel Payotteland. Questa birra, brewed in 2014, ne è la conferma, è la coniugazione dell'antico modo di fare una Saison con lo stile millenario delle Kriek. Qui protagonista è la ciliegia griotta che conferisce alla bevanda un gusto davvero unico, fra le cose più buone mai bevute in vita mia.

"Farmhouse Sour Ale - Ispirata alle Saison di un tempo questa birra è fermentata in legno grazie a lieviti selvaggi isolati dalla Beerbera...
Acqua, malto d'orzo, ciliegie griotte (30%), frumento, luppolo, lievito"

venerdì 1 giugno 2012

valter loverier alias LoverBeer birraio a marentino (to)


Valter Loverier

Con una certa inquietudine sono andato con Vittorio Rusinà a trovare Valter Loverier nel suo birrificio.
Birrificio, ho pensato:
metà birra metà opificio.

Un luogo in cui una materia prima (e qualche semilavorato) viene trasformata in impianti luccicanti di inox e frigoriferi e circuiti isobarici.
Malto d’orzo e di frumento, orzo e frumento non maltati e acqua e dosi omeopatiche di luppolo e spezie e zucchero e lieviti.

La birra, per chi come me arriva dal mondo del vino è un liquido che intuisco antico ma che ha prestato, nell’epoca della riproducibilità tecnica, il fianco ai processi produttivi semplificati e uniformanti.



Ebbene da Valter Loverier, a parte qualche luccichio d’inox, sembra di essere in un antro alchemico e non in un opificio, ci accoglie elegante, compassato, dannatamente understatement come solo certi piemontesi sanno essere.
Il mastro birraio di Marentino (TO) devolve la sua lucida follia esclusivamente alla produzione delle birre.
Così comincia a spiegare ed è una enciclopedia brassicola, io non riuscivo a stargli dietro e muovevo la testa e sorridevo come un ebete (la mia condizione normale direte voi…).

Acqua e malto poi prima cotta, bollitura, alta fermentazione, affinamento.
Semplice e lineare.
Parrebbe.



Poi scopri ascoltandolo che l’apparente semplicità del fare diventa un mirabolante coacervo di variabili produttive.
Intanto la vasca della prima cottura è stata fatta su suo progetto perché quelle standard non lo soddisfavano. Comincia a raccontare i vari intrecci produttivi dai malti più o meno tostati ai cereali crudi (che aumentano l’acidità del la birra), dalle loro proporzioni alla temperatura della prima cotta, dalle spezie ai lieviti, dagli affinamenti differenziali all’aggiunta di mosti d’uva, alla frutta, alla seconda fermentazione lattica, al caramello.

Una babele di possibilità, di intrecci fra fermentini in inox o troncoconici in legno, fermentazioni spontanee e inoculi di saccaromices, di lactobacillus, di brettanomices, barrique per l’affinamento, mosti d’uva, frutta, caffè, caramello.



Il vino è territorio, la birra è sogno, avevo scritto tempo fa.
Ma che sogno è un incubo!
Il sogno è che da questa complessità escano dei prodotti affascinanti e ammalianti.

Valter Loverier fa la birra a Marentino con gli occhi e il pensiero rivolti al mondo brassicolo Belga e le loro birre artigianali ad alta acidità (Lambic, Gueze, Oud Bruin, Kriek) fermentate spontaneamente, affinate in legno, vinose, ossidate, brettate, amarostiche, scontrose, talvolta ingentilite dalla frutta.



A leggere in tralice sono birre, quelle di Valter e quelle Belghe, di territorio o comunque che non disdegnano affidarsi parzialmente alle variabili locali (lieviti spontanei, frutta locale, mosto d’uva).
Così, seguendo ragionamenti e ricerche storico-filologiche, in queste birre rientra il mosto della Barbera ( la indiscutibile simbolo enologico del Piemonte), del Freisa (indiscutibile simbolo enologico delle colline torinesi) e le prugne damaschine dette “ramassin” della Valle Bronda piccolissime e dolcissime (presidio Slow Food).
Sia sogno o territorio non saprei comunque queste birre sono ricche, complesse e saporite,
levigate dall’acidità esuberante che galleggia su corpi amarostici e rinfrescanti.



Madamin molto fresca, agrumata e leggermente vinosa e lievemente amaricante, con ritorni affumicati.

BeerBera con mosto di barbera a fermentazione spontanea, vinosa e fruttosa, complessa, leggero tannino, magra e scattante.

Beerbrugna un vero cavallo di razza, aromatica con scivoloni zenzerati, croccante di frutto con dolcezze in bilanciamento all’acidità  mentre la bevevo pensavo che l’avrei accompagnata con salmone affumicato e pane nero e burro.


Dama Bruna una Oud Bruine, con agrumi amari e sentori iodati di ossidazione quasi farmaceutici, potenti e invasivi, radice di genziana, acidità altrettanto marcata, caramello finale.

Marchè’l Re è scura come la notte, intensamente iodata da refoli ossidativi e di torrefazione, un misto di caffè crudo e torrefatto, cacao amaro, buccia d’arancia e radici amare di genziana e dolcezze di caramello acidulato.



Bonne degustation

Luigi


PS
Le etichette, ecco! solo quelle, proprio non mi piacciono, d’altronde la perfezione non è di questo mondo.
Per ripassare il concetto di perfezione leggerei questo post di N.Desenzani.


lunedì 20 dicembre 2010

c'è fermento a torino

Seconda parte, la rinascita piccola piccola di Torino.

STATO LIQUIDO birre e in sub ordine olio e vino in Via Accademia Albertina 36 Torino.
C’è molto fermento.



Saccaromices cerevisiae, Saccaromices carlsbergensis.
Poi malto d’orzo, di frumento, di mais.
Luppolo.
Zucchero di canna, mosti d’uva, spezie più o meno esotiche.
Il tutto cotto ricotto fermentato e rifermentato poi imbottigliato.
Il tutto da Birrai artigianali o poco più.

birre a fermentazione spontanea belghe


Forse una incoscienza sovraumana ha spinto Walter Lo Iacono e Fabrizio Sillano ad aprire un negozio di Birra in una città ostica che preferisce osservare i suoi figli emigrare e poi rimpiangerne la dipartita.
Comunque sia, travolti da una insana passione, hanno aperto esattamente un’anno fa e si sono farciti di decine di birre ai più sconosciute che occhieggiano ammiccanti dagli scaffali.

Con slancio si sono proposti a ristoratori ed enoteche come consulenti e fornitori (chiunque affronti il mondo della birra artigianale da neofita deve assolutamente avere un tutore, i birrai sono dei pazzi e le tecniche migliaia).
E’ in una di queste occasioni, al Bordò che li ho conosciuti.
Poi sono andato da loro per comprare una birra.
Che errore!
Ti distillano la loro passione e competenza facendoti un corso di accelerato per birrai, sono uscito due ore dopo con il cervello fuso e decine di nomi e nozioni che galleggiavano (a stento) nella tempesta cerebrale.
Porter, Stout, Barley Wine, Weiss, Gueze, Kriek, Lambic.
Fermentazione  spontanea, bassa fermentazione, alta fermentazione.
Weiss, Blanche, Trappisti, Birra di Natale, Pils.
Malto, tostatura, luppolo, prima cotta, seconda cotta.
Sono tornato a casa ondeggiante, aggrappato a due bottiglie di Tipo Pils del Birrificio Italiano come un naufrago ad un salvagente (ottime con la trota affumicata, crema di finocchi, trucioli di scorza di arancia e pane di segale).
Bello il negozio minimal trendy chic (anche l’occhio vuole il suo nutrimento), belle le grafiche,  preparatissimi Walter e Fabrizio possono passare ore a elencarti le variabili produttive, gli stili più innovativi del mondo birrario e le chicche dei produttori.
Gli scaffali sono variopinti e affollati di birrre italiane (loverbeer, birrificio italiano, barley, baladin etc.), americane, belghe, inglesi e a differenza di una enoteca la diversità della forma delle bottiglie e i colori delle grafiche fanno sembrare il negozio un paradiso dei folletti in cui la tensione vitale è trattenuta a stento dai tappi.



Non ho ancora avuto il coraggio di provare il Lambic o le Gueze o le Kriek Belghe, birre a fermentazione spontanea di antichissima tradizione (pressochè introvabili fuori dal paese di origine) Birre estreme e complesse.
Mi hanno incuriosito molto i Barley wine (vino d’orzo) birre da meditazione.
Adoro da sempre le tostatissime birre scure che i due prodi hanno abbinato con successo alle ostriche.
Adoro la grafica della birra di Natale della Anchor Brewing Company.



Come ho consigliato per i vini bianchi anche alcune birre (fatevi consigliare quali) dimenticatele in cantina e bevetele fra un po' di tempo.
Organizzano mini corsi di degustazione (io mi sono già iscritto per non ripetere la figuraccia del primo incontro).
Passate a trovarli c’è di sicuro una birra che placherà la vostra sete.
Tenete sotto osservazione il loro sito, organizzano cene e eventi mai banali.
Versate la birra sempre con abbondante schiuma.
Ricordate che se il vino è Territorio la birra è Sogno.
Buona bevuta

luigi