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lunedì 12 dicembre 2011

arbois pupillin 2003 overnoy chardonnay

Arbois Pupillin 2003, Domaine Pierre Overnoy, chardonnay.
Vin de resistance.
Jura Francia.

Salina di Arc-et-Senans

Ad Arbois nacque Pasteur il primo studioso moderno del mistero della fermentazione alcolica.
A Salins-les-Bains e ad Arc-et-Senans ci sono antiche saline con vesti illuministe, opera di Claude Nicolas Ledoux il più visionario, utopico e lisergico architetto dei lumi.
Raccontano di un occidente arcaico e di una cultura che segnerà l’intera Europa.
Tutto intorno foreste, dalle quali si traeva combustibile per le attività delle saline.
Pascoli dai quali nasce uno dei Gruyère, formaggio medioevale di origine monastica, più interessanti di Francia il Comtè.
Una macina di sessanta centimetri di diametro che sprigiona profumi e sapori di erbe inebrianti.
Capace di stagionare fino a tre anni e oltre, di una grassezza e untuosità che solo i migliori Vin Jaune riescono a sgrassare.
Vigneti.
Una piccola enclave di vigneron arroccata in questo luogo, con alle spalle il massicio del Jura davanti la Borgogna, resiste alle tentazioni di omologazione del gusto.
E continua a produrre vini ante Pasteur.
Come se l’illustre concittadino e i successivi formidabili successi dell’enologia non li toccassero.
Mi piace pensare che la salinità che esprimono questi vini derivi dalle acque termali del sottosuolo.
Mi piace pensare che le ossidazioni e acidità vertiginose servano a sgrassare la bocca dal Comtè d’etè di ventiquattro mesi.
Mi piace pensare che il folle Claude Nicolas Ledoux bevesse Vin Jaune guardando le maestranze costruire la salina.


E’uno chardonnay vinificato normalmente senza velo di flor.
Senza botti scolme.
In riduzione.
Ha profumi caldi di frutta e lontani refoli ossidativi, salini.
Ha una freschezza incredibile, l’acidità sale impetuosa, raschiante poi si allarga più morbido.
Una burrosità marginale e inaspettata.
Come polpa di pera matura ma asprigna.
Ruvido.
Poi si abbandona su florealità esauste e languide.
Così insolente, sbilanciato e scorretto da essere superlativo.
Lo abbiamo bevuto in accompagnamento alle ostriche.
Il sale di terra ha incontrato l’oceano.
Schiaffi salmastri

L’esatto opposto dell’archetipo di chardonnay.
E’ stato proclamato unanimemente vino col Ki.
Non ci sono solfiti aggiunti.
La bottiglia è finita molto in fretta.
Bonne degustation



Luigi


5 commenti:

  1. Io c'ero...grande interpretazione di un vitigno spesso maltrattato, svilito, offeso.
    Ho in mente di formare un gruppo di sostegno allo chardonnay, al "vero" chardonnay: a breve una serata da me in edicola, fra libri e giornali.
    Ah dimenticavo: grazie Luigi di aver condiviso una bottiglia così con gli assetati amici, io me la sarei bevuta da solo, forse :)

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  2. Il vino è rito sociale che aiuta a rinsaldare i legami e le amicizie, berlo in solitudine è triste, quando mi capita di riassaggiare i vini da recensire di fronte al computer, provo un'immensa tristezza, quasi vergogna.
    Il vino è un'esperienza da condividere.

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  3. giampaolo Dipasquale12 dicembre 2011 08:31

    Mah non sarà il solito vino ossidato al limite della bevibilità, bevuto solo perchè fa figo?

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  4. Caro Giampaolo,
    forse non mi sono spiegato, lo chardonnay in questione non è ossidato, anche se una appartenenza al terroir è presente in lontani sentori "protossidativi", e malgrado l'annata bollente è in perfetta forma, con una freschezza inaspettata e un profilo aromatico incredibilmente ricco e lontano dagli stereotipi del vitigno.

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  5. ...limite della bevibilità...fare i fighi !!! si si ...quando ne bevo una bottiglia in 10 minuti è perchè mi voglio male ...ma và và ...w lo jura...

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