Pagine

mercoledì 9 ottobre 2013

Vino in Valle di Fabrizio Gallino edizioni Giramondo Gourmand


Fabrizio è un amico per cui questa recensione è in palese conflitto di interessi, però Fabrizio sa che sono più inflessibile con gli amici che con gli altri, perché da loro, così come da me, mi aspetto il massimo.
Sapevamo da tempo quanto Fabrizio fosse stregato dalla Vallèe, ci ha fatto assaggiare molti vini con passione e trasporto, ogni bottiglia era una narrazione, una porzione di vita, di paesaggi visti e annusati, di persone ascoltate, di mani toccate, di fruscii del vento.
Per Fabrizio il vino è sempre più di quello che è fisicamente.

Questa visione umanistica mi ha sempre intrigato molto e “vino in valle” è un esempio di “cartografia” pre cartesiana.
Vino in valle è come una delle prime carte fatte, non come le immaginiamo noi oggi, ossia verosimilianti, ma erano narrazioni lineari, il percorso era sempre rappresentato come una linea diritta da X a Y senza attenzione per le scale metriche e le cose importanti non erano le quantità, le distanze, le altezze, i dati demografici ma erano i commenti, le annotazioni, i disegni fuori scala con cui si mettevano in risalto certi aspetti del paesaggio, piuttosto che altri.
Erano opere emozionali, soggettive, interpretative, narrative, descrittive del territorio non una sua mera rappresentazione “scientifica”.

Fabrizio in “vino in valle” racconta un percorso, il suo, nel quale il paesaggio, la terra che racconta hanno in sé anche le persone che casualmente o per destino fanno i vignaioli.
Ci parla di montagne, castelli, vigne in pendenza piantate con cultivar per lo più sconosciute Picotendro (Nebbiolo), Fumin, Cornalin, Petit Rouge, Priè, Petite Arvine, Premetta, Mayolet.
Ci parla delle persone che il vino lo fanno per passione e la passione in montagna deve essere tanta per dedicarsi all’agricoltura, non esiste luogo, forse solo il mare, in cui la fatica fisica è sempre incalcolabile e non può rientrare nei conti economici di una azienda se poi si vuole anche venderlo il vino. Quindi a modo loro sono persone generose che amano la loro terra e su di essa vigilano.
Per questi motivi mi piacerebbe che tutti i produttori incontrati da Fabrizio si fossero proclamati “naturali” perché a mio avviso sarebbe il passo ulteriore verso una visione etica del proprio lavoro di “contadino guardiano” ma questa è una mia fissazione.

Questo libro rientra fra quelli che scatenano la voglia di conoscere, di espandere le proprie esperienze insomma uno di quelli che non finiscono con l’ultima pagina ma da lì cominciano e modificano la nostra visione del mondo, un libro “ipertestuale”.
Da leggere tutto d’un fiato e poi da riprendere più volte in mano e rileggere con calma, aprendo a caso le pagine, appuntando note a margine con la curiosità che rosica il plesso solare.
Buon viaggio.
Kempè


Luigi

5 commenti:

  1. Hai trovato le parole giuste, Fabrizio è così e così è il suo libro: vero.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai Bianca, sono venute così, spontanee, di getto.

      Elimina
  2. condivido in toto.
    Ti ritrovi alla fine del libro e vorresti partire a girar per cantine.

    RispondiElimina
  3. Grazie Luigi,
    mi hai regalato un viaggio,
    in posti che amo e spero di tornare a respirare presto!

    RispondiElimina
  4. Ancora mi manca. Rimedierò quanto prima!
    E poi parto per la Valle! :)

    RispondiElimina