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martedì 3 dicembre 2013

Vedova nera, Birrificio BlackBarrel, Lorenzo (alias Renzo) Losi


Il punto di contatto fra la birra e il vino?
Lorenzo Losi mi aveva un po’ colpito dicendomi che questa birra affinata in barrique era ferma, senza carbonatazione, insomma senza bollicine.
Al punto che l’ho fuggita un po’ preoccupato e non l’ho aperta per mesi, poi ho preso il coraggio a due mani e con calma l’ho assaggiata.
E l’ho finita in cinque minuti.
Ha una freschezza incredibile, spiazzante nel suo corpo liscio e sfuggente, amaricante e acido con echi belgi nei profumi iniziali, poi un po’ di caffè e agrumi amarissimi.
Glu glu glu
Impossibile fermarsi.
E il pensiero va al vino (forse perché è piatta), con sapori più intensi e una dissetanza (cit) incredibile.
Pensavo fosse una birra estrema, complicata prima che complessa invece scivola giù che è un piacere.
Domani vado a saccheggiare Black Barrel.
Kempè

Luigi

Poscritto
Lorenzo in una mail che mi ha inviato, tecnicamente, la descrive così:
Schwarzbeer di 6,2%vol maturata tre mesi in rovere, con una piccola aggiunta di Amaro San Simone, di struttura esile e sentori di erbe medicinali, di facilissima bevuta, adatta ad un lungo invecchiamento, imbottigliata piatta con schiuma quasi assente.

Postposcritto
Scopro solo ora guggolando che l’amaro in questione è nato in Contrada Dora Grossa nella Torino del XV secolo ad opera di Monaci lì residenti. Non cercate nella toponomastica attuale la via di Dora Grossa, oltre al fatto che non esiste fisicamente più (rettifiche viarie del settecento) ora, quel che resta, si chiama via Garibaldi.

A Torino c’è stato e c’è fermento!